Quanto dura la felicità?

Qualche ora, un giorno, forse una settimana, un mese? C’è un po’ d’ombra, una leggera sfocatura, anche sulle felicità più felici. Una riflessione sul senso della nostra vita.
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Ai tempi del liceo un professore toglieva il cinturino dal polso, lo sistemava sulla cattedra e, avendo bene in vista il quadrante, calcolava il tempo della spiegazione.

Proviamo a fare lo stesso con la felicità. 

Togliamo un ideale cinturino dal polso, posizioniamolo su una scrivania e calcoliamo il tempo. Quanto dura la felicità? Non è importante quale ne sia la ragione: la propria squadra di calcio che vince il campionato, la partecipazione a un concerto tanto atteso, un viaggio in terre caraibiche o in una capitale europea, una pizza con amici che non vediamo da un po’, un bel regalo ricevuto o, ancora meglio, fatto. Quanto dura? Qualche ora, un giorno, forse una settimana, un mese o addirittura, per i più fortunati, un anno. Migliaia di giri di lancette che calcolano secondi.

Eppure c’è un po’ d’ombra, una leggera sfocatura, anche sulle felicità più felici. La causa? La consapevolezza che non sia per sempre e che il ricordo, pur avendo un sapore buono, non sia esattamente la stessa gioia vissuta (anzi, per la verità, il ricordo dà un po’ di malinconia). Giacomo Leopardi riteneva, a ragione, che la felicità del giorno di festa fosse nella sua preparazione: il sabato più che la domenica. E allora? Come la mettiamo? Non possiamo essere veramente felici perché tutto è caduco e limitato nel tempo? Nel rispondere a questa domanda il credente è invitato a nozze (a proposito: meraviglioso il giorno delle nozze e la sua preparazione, ma la vita di ogni giorno è – come dice un amico sacerdote – “pane e fatica”).

Gesù è esigente e molti dei suoi discepoli lo abbandonano senza più tornare da lui. A quel punto il Signore chiede all’apostolo Pietro se anch’egli intenda andar via. E Pietro gli risponde con una meravigliosa dichiarazione di fede: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna».

Tutto quello che è volontà di Dio dà felicità e la dà per sempre. Il resto no. E devono proprio aver capito questo i fedeli che, a migliaia, pregano la Madonna a maggio, il suo mese. Alcuni si mettono in cammino a piedi o in bici fino alla vicina Pompei, magari per il “Buongiorno a Maria” recitato ogni giorno all’alba o per la Supplica dell’8. Altri recitano ogni giorno il Rosario, altri ancora partecipano alla Messa. C’è qualcuno che si confessa e rinasce.

A proposito di felicità, non sono pochi, negli ultimi tempi, coloro che dichiarano di non voler figli: i bambini sono impegnativi e limiterebbero la propria possibilità di carriera, condizionerebbero il proprio tempo libero, ostacolerebbero le vacanze fatte come si deve.

In realtà i figli danno senso alle carriere, al tempo libero, finanche alle vacanze. Sono una felicità che non si dissolve col tempo: vuoi mettere la gioia di sapere che Dio si fida di noi? Vuoi mettere la gioia di vedere il mondo attraverso gli occhi di un bambino?

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