Ti curi solo se hai i soldi

La sanità italiana è in grande affanno. Superato il budget mensile, intorno al 10 di ogni mese, non si ha diritto ad alcuna prestazione in convenzione, malgrado un diritto riconosciuto all’esenzione.

La scena che si presenta a inizio mese nei centri d’analisi e nei centri di cura privati della Campania è diventata una consuetudine. Lunghe file di persone attendono pazienti il loro turno per sottoporsi a visite specialistiche, analisi cliniche ed esami diagnostici.

Gli ambulatori hanno ambienti troppo ristretti e, per aspettare la “chiamata”, non c’è posto migliore di un pianerottolo o, peggio ancora, delle scale.

Il problema è il budget mensile, superato il quale – avviene intorno al 10 di ogni mese – non si ha diritto ad alcuna prestazione in convenzione, malgrado un diritto riconosciuto all’esenzione. Non parliamo poi della prenotazione di una visita specialistica che, spesso, prevede mesi, se non anni, di attesa.

«Mentre i medici discutono il malato muore», recita l’adagio. Ma qui non si arriva nemmeno alla fase due: la discussione tra medici sulle eventuali cure. Non è questo il luogo della polemica, né del dibattito politico, né dello scioglimento di un dubbio: è colpa della Regione o del Governo centrale? Non che se la passino bene in altre zone d’Italia, talvolta finanche nel Nord dove – si dice – tutto funzioni.

Registriamo però un dato: la sanità italiana è stata, di fatto e in modo silenzioso, privatizzata. In sintesi: vai dal privato e hai, subito, tutte le prestazioni che ti occorrono oppure ti arrangi.

Si comprenderà che la situazione possa diventare davvero drammatica quando devi curare una malattia seria. Non osiamo nemmeno immaginare cosa possa accadere con l’approvazione definitiva del disegno di legge sull’autonomia differenziata che, soprattutto in ambito sanitario, corre il rischio di creare un’Italia a due, tre o quattro velocità diverse (peraltro è già così, la situazione peggiorerà).

Se una Regione ha più risorse economiche, avrà anche migliori strutture ospedaliere in grado di garantire un trattamento economico più allettante per i medici, la cui attività sarebbe peraltro sostenuta da strumenti all’avanguardia.

L’articolo 32 della Costituzione afferma che «la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti». Resterà (ancora) lettera morta? Se hai danaro a sufficienza ti curi bene, altrimenti «alla buona di Dio».

È un dato confermato anche dai Dossier di Caritas italiana degli ultimi anni.

I poveri possono rinunciare al cibo o a una casa? Il bene che si può sacrificare è la salute e lo si sacrifica. E questo non può lasciare indifferente nemmeno la Chiesa, perché in gioco è la stessa vita umana, per i credenti dono di Dio. 

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