I bambini continuano a nascere nelle mangiatoie (anche in Italia)

Secondo l’Atlante dell’infanzia a rischio, redatto da Save The Children, in Italia quasi 1.400.000 bambini vivono in povertà assoluta.

Nella “Notte Santa” di Guido Gozzano, Maria e Giuseppe bussano alle porte dell’osteria del Caval Grigio, ma le camere son piene. Provano all’albergo del Cervo Bianco, ma ogni stanza è occupata da astronomi e dotti che aspettano la cometa. Negromanti, magi persiani, egizi e greci affollano la locanda dell’ostessa dei Tre Merli. L’oste di Cesarea preferisce la clientela di un certo livello e non ha intenzione di far convivere la famiglia di un semplice falegname con dame e cavalieri.

Al Sovrano Bambino tocca nascere in una stalla con un po’ di paglia per letto e un bue e un asinello a dargli uno scampolo di calore. Certo che ce ne vuole di “fegato” per far nascere un bambino in una mangiatoia o per dire di andare altrove ad una donna in procinto di partorire. Eppure quel “vizio”, che denota disumanità, non ce lo siamo tolto.

Secondo l’Atlante dell’infanzia a rischio, intitolato “Come stai?”, redatto da Save The Children e presentato alla Sala Stampa estera di Roma lo scorso 17 novembre, in Italia, quasi 1.400.000 bambini vivono in povertà assoluta. La percentuale media è del 14.2%, ma nel Mezzogiorno arriva al 16%.

Il focus riguarda il benessere psicofisico di bambi e adolescenti. Ebbene, la povertà alimentare riguarda un bambino su venti. Potrebbe aiutare la mensa scolastica, talora l’unica possibilità concessa ai piccoli per consumare un pasto equilibrato e proteico, ma solo un bambino di scuola primaria su due vi accede.

Le famiglie più ricche spendono, in media, 250 euro mensili per i figli minorenni, affidandone le cure alle strutture private. Le più povere, invece, si rivolgono al servizio sanitario nazionale, che purtroppo non dovunque garantisce un’assistenza all’altezza delle necessità.

La speranza di vita, nella media nazionale per il 2021, è di 82,4 anni, ma è un riferimento numerico che si alza al Nord e scende al Sud.

Il divario è ancora più evidente se riprendiamo i dati dell’ultimo rapporto Istat su “Benessere equo e sostenibile”: l’aspettativa di vita in buona salute è di 67,2 anni a Bolzano e di 54,4 anni in Calabria (e il divario aumenta in relazione alle sole bambine). Senza considerare che un bambino che si ammala al Sud ha una percentuale di probabilità d’essere costretto a farsi curare in altre regioni del 70% più alta rispetto ai suoi coetanei del Centro e del Nord Italia.

Infine, e anche su questo è necessaria una riflessione urgente da parte dei governanti, tra il 2019 e il 2021 sono cresciuti del 39.5% i ricoveri per patologie neuropsichiatriche infantili. Situazione aggravata dal fatto che, negli specifici reparti di tutta Italia, sono attualmente disponibili solo 394 posti letto (totalmente assenti in alcune regioni). 

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