A Villa Silvia il teatro della rinascita

L’esperienza del gruppo “Una finestra sul mondo”, laboratorio teatrale che ha come protagonisti gli ospiti del centro di riabilitazione “Villa Silvia” di Roccapiemonte.
I componenti del gruppo “Una finestra sul mondo”, al centro Antonio Stornaiuolo e Vincenzo De Falco

«Il teatro rappresenta una catarsi, un venire fuori dal proprio guscio, esprimendo sé stessi ed il potenziale che ognuno dei ragazzi custodisce dentro di sé». Ad affermarlo è Antonio Stornaiuolo, responsabile del laboratorio teatrale del centro di riabilitazione “Villa Silvia” di Roccapiemonte. Un percorso avviato 15 anni fa e che nell’ultimo periodo ha trovato nuovo slancio. È ripartito in pieno lo scorso Natale, dando vita al gruppo “Una finestra sul mondo”. Un rinnovamento dovuto proprio a Stornaiuolo, che ha abbinato la professione di educatore alla passione per il teatro, che coltiva con successo dopo l’orario di lavoro.

Un risultato di cui si dice soddisfatto l’amministratore della struttura, Vincenzo De Falco. Un centro, “Villa Silvia”, attento alle nuove metodologie riabilitative sin dalla fondazione negli anni Trenta del secolo scorso. Infatti, quando altrove si sviluppavano misure di contenimento e terapie che si apprestavano ad essere superate, negli spazi di Roccapiemonte venivano introdotte attività avveniristiche per l’epoca. Mentre Maria Montessori sviluppava il suo modello di scuola dell’infanzia, il compagno Giuseppe Ferruccio Montesano si impegnava per l’emancipazione dei bambini diversamente abili fondando istituti a Roma, a Lucca e, appunto, a Roccapiemonte. 

Quello spirito innovativo non è mai venuto meno. «Nasciamo nel 1938 come casa di recupero per bambini minorati, un termine oggi inconcepibile. Era uno spazio per la riabilitazione dei piccoli e il successivo inserimento lavorativo, una realtà all’epoca unica sul territorio nazionale», racconta De Falco.

Ci sono ancora alcuni di loro: una bambina, oggi 84enne, entrata nel 1940; un’altra “ragazza” che il prossimo anno festeggerà i 50 anni nella struttura. «Hanno trovato una casa perché purtroppo c’era questa terribile usanza di “liberarsi” dei fanciulli con qualche problema. Per fortuna qui hanno trovato persone che hanno saputo accoglierle e assisterle. C’è una passione da parte degli operatori di “Villa Silvia” che va al di là della professione», aggiunge l’amministratore. 

Non ci sono rose senza spine. Nel tempo c’è stata una linea di chiusura, aggravata dalla pandemia. Tuttavia, l’attuale gestione ha fortemente voluto la riapertura delle porte, come rimarca De Falco: «È ripreso il teatro, abbiamo promosso un concorso per le scuole, aperto il “Giardino di Silvia” che è un parco pubblico fruibile dalla città». Negli anni è stata introdotta l’ippoterapia, anch’essa ripresa, tant’è che a giugno ci sarà un concorso riconosciuto dalla federazione ippica paralimpica con una trentina di partecipanti da varie regioni italiane.

Il teatro è uno dei tasselli del mosaico riabilitativo. «Abbiamo fatto un percorso sulla base dell’esperienza dei ragazzi, ognuno di loro rappresenta un mondo fatto di desideri e anche frustrazioni. Emozioni – spiega Stornaiuolo – di cui parlano con noi operatori. Così abbiamo deciso di metterle in scena attraverso la chiave dei colori, da qui lo spettacolo originale “Vivere a colori”».

Un processo che non è fine a sé stesso: «Ha un obiettivo riabilitativo ed educativo. Per noi può essere una sorta di trattamento individuale e di gruppo, che però loro vivono con gioia e voglia di esplorare, superando le paure legate al dover andare in scena».

La sala teatro di “Villa Silvia”

Un’esperienza duplice. All’inizio serve a far superare le difficoltà di esprimersi, di non riuscire a stare su un palco, successivamente aiuta ad analizzare le emozioni post debutto, ottimizzando gli effetti benefici prodotti dall’andare in scena. «Si sviluppa una relazione, un senso di fiducia», aggiunge il responsabile del laboratorio. 

Alla comunicazione verbale si aggiunge quella simbolica: «È importante considerare la coordinazione totale dello spazio, del tempo, dell’altro. I ragazzi vivono tutto in prima persona, dalla cura di sé stessi all’allestimento di scene e costumi. Un lavoro a 360 gradi molto fruttuoso, perché dopo gli spettacoli ci rendiamo conto che il messaggio arriva al pubblico». 

Il laboratorio è settimanale, con una fase più intensa a ridosso del debutto. Una preparazione che si incastra con un po’ tutte le attività, divenendo un processo interdisciplinare. Una strada che appassiona: «Trovare i ragazzi già pronti per le prove indica che vivono con impegno e senso di responsabilità questa esperienza. Per noi è indice di grande progresso. L’orientamento temporale diventa una sorta di riabilitazione indiretta», precisa Stornaiuolo. 

Per l’avvocato De Falco «il teatro diventa un ponte che amplifica le potenzialità di ognuno». Un punto su cui continuare ad investire: «Vorremmo tanto organizzare una rassegna teatrale». Un obiettivo non semplice, anche perché laboratori del genere non sono diffusissimi: «Siamo uno dei pochi centri che utilizza il teatro come strumento riabilitativo», precisano l’amministratore e Antonio Stornaiuolo.

Attraverso l’abnegazione di strutture come quella rocchese e la sinergia con partner pubblici e privati sarebbe importante aiutare nella realizzazione di questo desiderio. Tutti dovrebbero poter assistere a spettacoli come “Viveri a colori” dove il messaggio è assicurato e il mondo potrebbe uscirne migliore.

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