L’idea di museo nata nella Chiesa dell’Agro

Oggi è la Giornata Internazionale dei Musei: parola a Salvatore Alfano, direttore del Museo “San Prisco” della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno.

Giornata Internazionale dei Musei sul tema “Il futuro dei musei: rigenerarsi e reinventarsi”. L’iniziativa si celebra oggi con una serie di appuntamenti voluti soprattutto dall’ICOM Italia (International Council of Museums) che sposa e rilancia, appunto, l’International Museum Day 2021 (#IMD2021).

I musei non si sono potuti sottrarre alla pandemia che ha colpito il mondo intero, il settore culturale in tutti i suoi aspetti è stato tra i più colpiti. Questa crisi però è anche servita a spingere e promuovere innovazioni fondamentali, come la digitalizzazione e la creazione di nuove forme di divulgazione del patrimonio.

Con il tema della Giornata Internazionale dei Musei si vuole invitare non solo gli stessi musei ma anche i professionisti del settore e le comunità a sviluppare, immaginare e condividere nuove pratiche e nuovi modelli per le istituzioni culturali capaci di affrontare le sfide del presente e del futuro.

Non è superfluo spendere qualche parola sul significato e sul senso di questi contenitori culturali e per trecciarne brevemente la storia, una storia che come vedremo ci appartiene come membri di questa comunità, più di quanto possiamo pensare.

Museo: luogo della memoria e della meraviglia

Un museo, al di là delle definizioni tecniche, è innanzitutto un luogo della memoria e della meraviglia, quando non anche del sacro. I musei ecclesiastici, ad esempio, sono luoghi di conservazione, valorizzazione e promozione di beni che nascono in seno alle Chiese locali, oggetti di devozione e di uso liturgico, che nel tempo hanno assunto, grazie alle loro caratteristiche estetiche, connotazioni culturali più ampie.

Il Museo di Alessandria

Ma facciamo un passo indietro, un passo notevole, fino al 300 a.C., per giungere alle origini del concetto stesso di museo con la fondazione del Museo di Alessandria, voluto da Tolomeo I, un luogo concepito come contenitore e incubatore culturale, aperto al pubblico degli studiosi, seppure all’epoca essi erano rappresentati da una ristretta élite di sapienti.

Il concetto non era nuovo neppure a quei tempi, ad ispirare tutto erano le Muse, figlie di Zeus e Mnemosine, protettrici dell’arte e delle scienze e depositarie della memoria e della cultura. Esse erano elementi simbolici che però funzionavano come sostegni della comunità intellettuale e dei luoghi della cultura ellenistica, che avevano visto già con Platone e Aristotele la costituzione di biblioteche e spazi di condivisione del sapere.

L’edizione 2021 della Giornata Internazionale dei Musei
Dal Medioevo in poi

Poi – c’è sempre un poi nella storia – vennero i secoli del Medioevo che, a partire dall’avvento del Cristianesimo, conobbero una nuova concezione delle arti, della cultura e dei luoghi ad essa deputati.

Bisognerà attendere circa diciotto secoli, naturalmente non tutti privi di innovazioni, per giungere a quell’epoca che vide il ritorno allo studio del mondo greco, e con esso ad una trasformazione dei criteri e degli approcci all’arte e alle sue manifestazioni, l’Umanesimo.

Sul finire del XV secolo la corte papale di Sisto IV, attraverso la donazione alla pubblica fruizione del popolo romano di antiche statue in bronzo di epoca classica, iniziò un processo culturale e politico di ridefinizione degli spazi culturali. Non è di poca importanza il fatto che questi bronzi non fossero né di origine né di contenuto ecclesiastico. Questo corpus di manufatti rappresenta il primo di quelli che poi costituiranno i Musei Capitolini.

Paolo Giovio e il nuovo concetto di museo nel nostro territorio

Ma il destino della conservazione dei beni provenienti da piccole chiese di provincia, da imponenti cattedrali di città o da collezioni private e il destino della stessa parola “museo”, si compie grazie ad un intellettuale, umanista di primissimo piano, che con questo territorio ebbe un particolare legame, Paolo Giovio. Egli, con una formazione sia scientifica che filosofica, amico delle più grandi personalità del tempo, fu scrittore fecondo e appassionato e da papa Clemente VII, al secolo Giulio de’ Medici, suo amico e protettore, fu nominato vescovo di Nocera de Pagani, l’antica diocesi che negli anni ’80 del secolo scorso fu unificata a quella di Sarno dando vita all’attuale diocesi di Nocera Inferiore-Sarno.

A Giovio va di sicuro ricondotta l’idea di collezione d’arte che si ricollega alle Muse ispiratrici del Museion ellenistico. Realizzò infatti, dopo la parentesi tridentina e la rottura con papa Paolo III, il Museo di Borgo Vico presso Como, sua città natale. A lui si deve, secondo il parere degli studiosi, la creazione del primo “museo” della storia. Parole grosse forse ma ci possono stare se per museo si intende un luogo nato ad hoc per accogliere una collezione definita da un preciso progetto iconografico, che preveda una fruizione ad un pubblico quanto più ampio possibile, abbinata alla conservazione dei beni esposti, al loro studio e alla loro promozione. Questo nostro Vescovo, nominato nel 1528 e morto nel 1552 a Firenze, ha senz’altro incluso nella sua idea di museo tutto questo.

Egli non solo diede forma a questo nuovo modo di intendere la promozione culturale ma definì oggettivamente la necessità di conservare la memoria. Basti pensare che il nucleo centrare della sua collezione era composto da ritratti di uomini illustri da lui stesso commissionati.

Fece questo con senso critico, da vero studioso, anche nei confronti della stessa Madre Chiesa, fu in disaccordo con il presentarsi delle linee più rigide del Concilio di Trento a cui pure aveva inizialmente preso parte.

Rilancio dei musei: per una rinascita sociale e spirituale

Il fatto che proprio questa personalità così importante nel panorama culturale europeo di uno dei periodi più luminosi della storia di questo continente; il fatto che fu sua la concezione di museo che ha preso forma giungendo oggi a delineare quel complesso di attività sociali, educative e di promozione culturale che si ridefiniscono continuamente nel multiforme universo museale; il fatto che a farlo sia stato proprio un Vescovo della diocesi nocerina ci deve spingere a credere che i beni culturali di questa diocesi possano essere il volano per la rinascita di questo territorio e dei sui abitanti.

Una rinascita sociale e spirituale allo stesso tempo. Una rinascita che preveda la capacità di rileggere la nostra storia, una storia che, come abbiamo visto, è sempre capace di sorprenderci e da cui trarre insegnamento.

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