In Sala: due appuntamenti con la Storia

Un febbraio ricco di interessanti proposte per gli amanti del cinema. Parola di Donato D’Elia che ci porta “In Sala”!
Foto di Igor Ovsyannykov da Pixabay

Nonostante sia il mese più corto dell’anno, questo febbraio del 2024 è denso di proposte cinematografiche interessanti per tutti i palati spettatoriali.

La nostra scelta va su due film che fanno i conti con la Storia, quella con la S maiuscola che s’incrocia con le piccole storie personali di donne e uomini che hanno la sventura di trovarsi travolti da cambiamenti violenti, cittadini di Paesi che si pongono come carcerieri o da cui ci si sente obbligati a scappare.

Le parole del Santo Padre sulla questione migranti e la recente Giornata della Memoria, ricorrenza istituita per commemorare le vittime dell’Olocausto (ebrei, Rom, Sinti, omosessuali, disabili e prigionieri politici) sono prova dell’attualità di queste proposte.

È già in sala dall’8 febbraio “Green Border” di Agnieszka Holland,  secca rappresentazione dell’inferno quotidiano tra i confini di Polonia e Bielorussia, con i due Stati impegnati a rimpallarsi all’infinito una responsabilità, quella dell’accoglienza dei rifugiati perlopiù mediorientali, che nessuno pare abbia intenzione di prendersi davvero. La completa disumanizzazione dell’informe massa di persone provenienti per la maggior parte da Siria e Afghanistan, in fuga da una devastante guerra civile ormai più che decennale e dal fondamentalismo talebano tornato al potere dopo la fuga disordinata dei militari Usa, ha già corrotto le menti degli abitanti dei due Paesi che risiedono in quelle zone. Cinema militante e senza paura, di un’autrice settantacinquenne al suo insperato colpo d’ala.

È in sala dal 22 febbraio, invece, “La zona d’interesse” di Jonathan Glazer, che contende la statuetta per il miglior film internazionale ai prossimi Oscar al nostro Matteo Garrone, che avevamo già segnalato con lo struggente “Io capitano” su queste pagine nei mesi scorsi. I campi di concentramento visti dal di fuori,  la vita quotidiana di gerarchi tedeschi e rispettive famiglie che arriva ad essere una cristallina rappresentazione della  “banalità del male”. Raggelante.

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