Il Rosario delle cinque

L’editoriale di Giuseppe Pecorelli.

A maggio dello scorso anno, in piena pandemia, alle cinque del pomeriggio una signora ha continuato a sedere sulla panchina posta di fronte a un’edicola votiva recitando il Rosario. Saranno questi oranti, querce della preghiera, a salvarci.

Sotto casa, sul muro di una palazzina che, insieme ad altre, cinge un parco alberato, è incastonata un’edicola che raffigura la Madonna. Non le mancano mai i fiori freschi. Intorno ci sono giusto due panchine per chi voglia fermarsi a pregare. Ogni anno, verso le cinque del pomeriggio del primo giorno di maggio, un gruppo di signore d’una certa età si riunisce proprio intorno all’edicola, quasi fosse una specie di focolare primaverile. Portano con sé una seggiola presa da casa e una corona del Rosario con cui, ogni santo giorno di tutto il mese, contemplano i misteri gloriosi, gaudiosi, dolorosi e luminosi: la vita di Gesù.

La devozione mariana e la pandemia

L’anno scorso quel bel rito, che sembrava quasi sospendere il tempo intorno, fu interrotto da questo virus maledetto così lento a scomparire dalla faccia della terra. Di quelle belle signore, però, ne rimase una che, mentre le altre scorrevano di certo i grani tra le mani nelle proprie case, continuava a sedere sulla panchina alle cinque del pomeriggio. Tutti i giorni di maggio, il mese della Madonna, il tempo della primavera, quando fioriscono le rose (non a caso si chiama “Rosario”). E così se ne stava a pregare lì davanti mentre il resto del mondo si lasciava aggrovigliare nel vortice di corse quotidiane, rese più faticose tra gli ostacoli (necessari) delle mutevoli misure sanitarie. 

Nel mondo ma guardando il Cielo

Sembrava ignara di tabelle che numerano contagi, vittime e ricoveri così come di diatribe politiche o di conflitti tra virologi e epidemiologi, uomini di scienza che dovrebbero legarsi all’immutabile oggettivo e invece, su alcuni temi, si ritrovano su sponde opposte. Eppure quella donna sembrava (ed era) in pace. In apparenza fuori dal mondo, in realtà nel mondo con entrambi i piedi (ma guardando il Cielo).

A volte anche noi credenti, presi dalla materialità delle cose e dalle faccende quotidiane, per carità indispensabili a vivere, dimentichiamo che nella faretra del buon cristiano deve sempre esserci la freccia della preghiera.

Le parole di papa Francesco

Nell’udienza generale del 21 aprile scorso, papa Francesco ha parlato «dell’umiltà di certi anziani che, in chiesa, forse perché ormai il loro udito non è più fine, recitano a mezza voce le preghiere che hanno imparato da bambini, riempiendo la navata di bisbigli. Quella preghiera non disturba il silenzio, ma testimonia la fedeltà al dovere dell’orazione, praticata per tutta una vita, senza venire mai meno. Questi oranti dalla preghiera umile sono spesso i grandi intercessori delle parrocchie: sono le querce che di anno in anno allargano le fronde, per offrire ombra al maggior numero di persone».

Facciamo, diciamo, corriamo, ma saranno quelle querce a salvarci, offrendoci ombra sotto le loro fronde.

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