Un’attenzione speciale per i piccoli in tempo di Covid

«La guerra del Covid19, che stiamo combattendo da un anno – ha scritto mons. Giuseppe Giudice nella Nota Il desiderio di Gesù: mangiare la Pasqua con noi – lascia ferite profonde specialmente nei bambini, ragazzi, adolescenti e nei giovani. Sono ferite invisibili, come il virus, e quindi più difficili da vedere e da curare». Ma non vanno sottovalutate «se non vogliamo compromettere l’equilibrato sviluppo dei nostri piccoli».
Un’attenzione speciale per i piccoli. Bimbo che gioca (Foto Esi Grünhagen-Pixabay)

Un’attenzione «speciale per i piccoli, che non sono solo i bambini» è quella che chiede il Vescovo della diocesi di Nocera Inferiore-Sarno per la Settimana Santa e la Pasqua 2021.

«La guerra del Covid19, che stiamo combattendo da un anno – ha scritto mons. Giuseppe Giudice nella Nota Il desiderio di Gesù: mangiare la Pasqua con noilascia ferite profonde specialmente nei bambini, ragazzi, adolescenti e nei giovani. Sono ferite invisibili, come il virus, e quindi più difficili da vedere e da curare». Ma non vanno sottovalutate «se non vogliamo compromettere l’equilibrato sviluppo dei nostri piccoli».

Guide illuminate

Domenica delle Palme in piazza San Pietro (Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Il Pastore pone l’attenzione sulle guide. Infatti, «se non saggiamente accompagnati», in loro potrebbe «crescere la paura del contatto con gli altri; la fobia delle relazioni; il timore di vedere nemici dappertutto; il rifiuto della socialità rifugiandosi sempre di più nelle stanze virtuali».
Si faccia «circolare l’aria» altrimenti «ci si potrebbe convincere che l’altro è l’inferno, il male, facendo crescere a dismisura l’io, quasi come in una camera a gas, dove si può morire per inedia o asfissia».
Il presule precisa che non si tratta di «pessimismo», ma analisi dettate «da sano realismo e non lontane dalle nostre realtà».

I social

Social network (Foto di Pixelkult da Pixabay)

Inutile e dannoso, poi, il rifugiarsi nei social che rischiano di essere abitati «non come ambienti sani, ma luoghi per evadere, per coniugare sempre di più il solipsismo e la solitudine, inoltrandosi su sentieri interrotti, e specchiandosi in se stessi, come Narciso, fino a morirne».
E non c’è mai fine al peggio, con i social che fanno da base per organizzare «bande di violenza per devastare le città e, in fondo, noi stessi». «In questo modo – continua il Vescovo –, invece di curare le ferite, causate o evidenziate dal virus, esse diventano sempre più profonde, purulente, alimentando uno scoramento che, in tutte le età, è porta verso la depressione».

Reagire

Una strada c’è per reagire e annunciare la Pasqua in questo contesto, evitando che la Croce da porta diventi sbarramento. Mons. Giudice si pone una serie di domande a partire da quale attenzione mettere in pratica per i bambini, i fanciulli, i ragazzi, gli adolescenti, i giovani «per non lasciarli soli e alla deriva di se stessi».
Certamente non ci sono ricette preconfezionate. Tuttavia, «possiamo pensare a piccoli gesti per i piccoli; a pronunciare parole sensate; a proporre immagini gioiose per evitare che essi, specialmente i ragazzi, si inoltrino in pensieri e azioni di violenza, verso se stessi e verso gli altri».
«Possiamo creare, e dobbiamo farlo, un clima sereno adatto alla crescita di ognuno. Ricordiamo che il tempo libero, se non ben riempito, diventa tempo vuoto e l’ozio è ancora il padre di tutti i vizi», prosegue la Nota.

Le famiglie

Ai genitori il Pastore della Chiesa noceerino sarnese indica Maria e Giuseppe: «Possiamo essere madri e padri presenti, ma nell’ombra, attenti e propositivi, non distratti, intelligenti, gioiosi, speranzosi e fiduciosi, capaci di fare da sfondo colorato alla loro crescita e alle loro scelte. Capaci di sapere abitare con fede anche il tempo della Croce, che non manca mai nei percorsi della vita».

La guida della diocesi dà alcuni consigli pratici: mangiare con i figli dando «alla mensa lo spessore del dialogo e della comunione, e il sapore del pane fatto in casa. Dare spazio e tempo all’ascolto e alla parola e mettendo da parte – specialmente a tavola! – gli altri strumenti di comunicazione».

Porre l’attenzione sui piccoli: «Non mettersi a tavola se il più piccolo è assente. È importante saperlo attendere». E poi «avere il coraggio di raccontare della Pasqua, della vita di Gesù, dei gesti eloquenti della Settimana Santa; parlare delle conquiste, delle sconfitte, delle certezze e dei dubbi della vita familiare ed ecclesiale. E parlare sempre con fiducia, senza mai imporre, ma sempre proponendo e additando mete più alte e panorami stupendi, lasciando aperta la porta al nuovo che nasce».
Non manchi il ricordo, «senza falso pudore», «di chi ci ha preceduto, di chi si è incamminato e ci aspetta oltre la siepe, e insegnare che la vita è un pellegrinaggio verso il Cielo, ma che già odora di Paradiso». Priorità inoltre alle relazioni: «Sono da riscoprire non i grandi incontri, grandi assembramenti, ma il rapporto personale, autentica scuola di incontro e maturazione per ognuno».
«Non manchi a Pasqua, e a cominciare dalla Pasqua, questa rinnovata attenzione ai nostri ragazzi, ai piccoli, che stanno soffrendo e ci guardano e non dimentichiamo che essi sono la primavera del mondo e della Chiesa», aggiunge mons. Giuseppe Giudice.

Guardare al futuro

E da qui guardare al futuro pensando di recuperare il tempo della scuola e del catechismo «integrando e stimolando momenti di semplice ma autentica formazione. È in gioco il futuro sereno del mondo, e di noi stessi».

Mons. Giuseppe Giudice

Su tutto occorre avere nervi saldi: «Non deleghiamo, non accusiamo, non imprechiamo, non cerchiamo capri espiatori, ma agiamo, perché siamo chiamati ad essere educatori a trecentosessanta gradi, ognuno secondo il proprio ruolo e competenza, utilizzando anche un linguaggio, mai banale e terroristico, ma capace di comunicare con le nuove generazioni intercettando i loro bisogni e i loro sogni».

«Come Gesù, accogliamo i piccoli, imponiamo le mani su di loro e preghiamo. Non impediamo loro di andare da Gesù, e non imitiamo la pastorale dei discepoli che rimproverano e allontanano dal Maestro. Oggi, già molti assolvono con lucidità questo compito. A noi, impastati nelle cose di Dio, è chiesto di accogliere e benedire. Doniamo ai nostri piccoli un uovo di pasqua; come sorpresa vi trovino tanta passione, competenza, capacità di dialogo, il senso del limite e della fragilità, il filo indistruttibile della speranza da condividere con i più sfortunati per non smarrirsi e giungere, cantando l’alleluia, alla gioia pasquale», si conclude la Nota del Vescovo.

Nelle scorse settimane il Vescovo aveva anche scritto una precedente Nota sul tema della riconciliazione e dell’assisitenza ai malati.

Sa. D’An.

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