Locomotiva Sud

Come saranno investiti i fondi del Recover Plan? Sarà davvero un’occasione di crescita per il Sud?

Come saranno investiti i fondi del Recover Plan? Sarà davvero un’occasione di crescita per il Sud? Un’interessante riflessione di Luigi Ferraiuolo, giornalista e redattore di Tv2000.

di Luigi Ferraiuolo*

Si discute tanto dei miliardi che arriveranno per il Recovery Plan e s’ipotizza che bisogna creare un piano speciale per il Sud. Qualche economista pensa ad un fronte comune delle regioni del Mezzogiorno. Nessuno s’interroga sui danni provocati dalla pandemia. I soldi del Recovery in pratica serviranno giusto a tappare le voragini aperte dal coronavirus. È il motivo per cui Mario Draghi è stato chiamato al Governo. Rendere fruttuosi, al meglio, i fondi promessi dall’Europa: per non far andare in crash l’Italia. Usandoli in maniera intelligente, come è successo a Genova col Ponte Morandi, però, c’è la speranza di cogliere due obiettivi con l’unica fava dei soldi europei. Realizzare opere infrastrutturali di grande ricaduta sociale, capaci di offrire soluzioni ai problemi dei cittadini; ma anche d’iniettare subito fondi nell’economia quotidiana. 

“Dare fondi a chi già fa”

Tutto questo ragionamento – che può sembrare eretico rispetto alle normali logiche rapaci – ha un valore generale e non offre soluzioni per il Sud. Ma indica una strada. Per il Meridione farei – come spesso ha suggerito una categoria poco frequentata dai politici: gli scrittori – una cosa semplice. Darei fondi a chi già fa. E in molti casi fa bene. Sostenendo le loro iniziative, manifatturiere, culturali e sociali. Una semplice ricognizione di ciò che c’è. Poi, la richiesta: cosa vi serve per crescere ancora e lanciare nuove iniziative? Infine, il finanziamento dei nuovi progetti. Immaginate un ragionamento del genere con Ferrarelle o le navi di Msc o Mermec in Puglia, che fornisce apparati ferroviari ai treni magnetici giapponesi. O a Giffoni, oppure a «Un Borgo di Libri/Settembre al Borgo» a Casertavecchia o alla liquirizia e al bergamotto calabro. O al tonno Callipo o a quello trapanese. O al magnifico progetto che vuole fare di Pietrelcina la capitale mondiale dell’arte contemporanea: Art Soul Pietrelcina. E ce ne sono tanti altri. Forse le cose semplici, che sono belle di per sé, ci salveranno.

*giornalista, redattore di Tv2000

Total
0
Shares
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati