Riscoprire l’apostolato della sofferenza

Riscoprire l’apostolato della sofferenza. La riflessione del Vescovo per la Giornata diocesana del malato. La Messa ieri a Pagani, al Santuario di Gesù Bambino di Praga
Un momento della celebrazione della VIII Giornata diocesana del malato
Santa Maria della Purità

Riscoprire l’apostolato della sofferenza. È un aspetto dell’omelia che il Vescovo ha pronunciato ieri sera nel santuario di Gesù Bambino di Praga a Pagani per l’ottava Giornata diocesana del malato. «L’attenzione al malato, alla fragilità, attenzione ai sofferenti, è sempre urgente, ma oggi è una priorità», ha detto mons. Giuseppe Giudice.

Il Pastore della diocesi di Nocera Inferiore-Sarno ha ricordato che «la celebrazione della giornata mondiale del malato è l’11 febbraio per tutta la Chiesa», mentre il 22 febbraio si vive il momento diocesano «perché legato alla nascita al cielo del nostro fratello servo di Dio Alfonso Russo».

Mons. Giudice riferendosi alla Parola di Dio del giorno, si celebrava la festa della Cattedra di San Pietro, ha detto: «È bello che nella Parola di Dio leggiamo qualcosa per comprendere il mistero della sofferenza». E poi: «Gesù non chiede a Pietro cosa sa fare o perché l’ha rinnegato. Gli ha chiesto: “Mi ami tu?”. Deve essere la domanda fondamentale della nostra vita».

Una cultura dello scarto

la statuina di Gesù Bambino di Praga

«La cultura di oggi – ha proseguito il Vescovo – ha costruito dei paraventi per non farci vedere i sofferenti, per non farceli toccare, per non farci vedere la morte. Quando siamo inchiodati nel letto della sofferenza, quando sperimentiamo la sofferenza fisica o morale, quando in questo anno se ne sono andati tanti cari nostri e non abbiamo potuto accarezzarli, abbiamo compreso il mistero della sofferenza. Partecipare a questo mistero è la vocazione dei sofferenti».

L’apostolato della sofferenza

Richiamando la figura del servo di Dio Alfonso Russo, di cui è stata avviata la Causa di beatificazione insieme al sacerdote angrese don Enrico Smaldone, mons. Giudice ha parlato dell’apostolato della sofferenza.

«Il servo di Dio Alfonso Russo ha compreso, aiutato dai suoi padri spirituali, ai piedi della Madonna, il valore salvifico della sofferenza. Ha capito che non è da scartare. Certo, non la chiediamo. Ma quando la croce ci incontra, la troviamo sul nostro cammino, quella croce che Gesù ha abbracciato diventa per la Chiesa e per il mondo un apostolato: l’apostolato della sofferenza».

Una faccia dell’amore: «La croce è la salvezza. La croce è un altro modo per dire: mi ami tu?. È facile dirlo quando tutto va bene. Gesù lo chiede dopo la sofferenza, dopo la croce, quando Pietro ha sperimentato la sofferenza e così la sua barca è diventata cattedra di amore».

Le tre cattedre

Alfonso Russo

Richiamando al senso della cattedra, il Vescovo ha detto: «La cattedra è il segno dell’insegnamento, il luogo solido da cui deve venire la dottrina, la testimonianza di amore». E poi ha declinato tre esempi, tutti caratterizzanti della vita di Alfonso Russo.

«Alfonso prima si è seduto sulla cattedra della vita. Egli era amante della vita, delle cose belle della vita. Una vita innamorata della madonna, e attraverso di lei dei sofferenti, dei piccoli, dei poveri. La seconda cattedra è stata quella della fede. Una fede semplice, non devozionale. Una fede vera, della Chiesa. Quella ricevuta sulle braccia della mamma. La fede del Credo. La terza cattedra è stata quella della sofferenza. Se accogliamo la vita e se nella vita la fede anche la sofferenza diventa non un incidente, ma un momento di questo cammino».

Riprendere il cammino

Mons. Giuseppe Giudice ha esortato i presenti, molti i barellieri e le dame della Pia Unione Cristo Salvezza, a  «riprendere l’apostolato della sofferenza». «Ci sono troppi ammalati, persone sole, che non hanno nessuno vicino. Bisogna dire ai giovani: ti puoi impegnare per accompagnare l’ammalato e ti accorgerai che mentre pensi di star dando qualcosa a lui, è l’ammalato che ti insegnerà che si può guardare il cielo in modo diverso», ha concluso il Vescovo.

A concelebrare don Gaetano Ferraioli, direttore della PUACS, padre Massimo Pepe, resposabile della Pastorale diocesana della salute, mons. Mimmo Cinque, don Gerardo Coppola, don Francesco Amarante e don Joby Cherkottu. Joy

Don Gaetano Ferraioli ha ringraziato il Vescovo per il richiamo alla riscoperta dell’apostolato della sofferenza e per l’invito a seguire l’esempio del servo di Dio Alfonso Russo.

Salvatore D’Angelo

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