Madre di tutti

Marzia Caccioppoli ha perso il suo unico figlio Antonio, stroncato da un glioblastoma multiforme. Con il suo impegno nella battaglia per la Terra dei fuochi è diventata la mamma di tutti.

di Mariarosaria Petti

Un dondolio alla gamba sospetto. La mano destra intorpidita. Sono questi i primi segnali che hanno destato l’attenzione di Marzia Caccioppoli, mamma di Antonio, vittima innocente della Terra dei fuochi scomparso il 2 giugno 2013.

La malattia. «Eravamo in vacanza a Brindisi perché il pediatra mi aveva consigliato di far riposare Antonio, ma i sintomi non scomparivano» racconta. Segue la corsa al Pronto Soccorso pugliese, poi il ritorno a Napoli. «Al Santobono abbiamo ricevuto la prima diagnosi. Antonio aveva un tumore, ma non sapevamo quale». La famiglia parte per Genova, si rivolgono al Gaslini: «Dopo una biopsia a cielo aperto, è arrivata la diagnosi definitiva. Glioblastoma multiforme. L’oncologa non riusciva a crederci» prosegue Marzia. Si tratta di una neoplasia al cervello che solitamente colpisce persone dai 60 anni in su, fortemente a contatto con fabbriche o impianti produttivi. Antonio ha 8 anni e mezzo. È la malattia che anni addietro aveva seminato morte e terrore nel Giappone in via di sviluppo industriale. Ai genitori del piccolo i conti non tornano: «Ci siamo trasferiti a Casalnuovo di Napoli per spostarci dalla città e offrire a nostro figlio un’aria più salubre in un contesto di campagna». Marzia non poteva sapere di aver affondato le radici della sua famiglia nel veleno dei rifiuti altamente tossici interrati senza scrupoli da anni e anni.

Quando vedi tanto dolore, non ti senti migliore delle altre mamme per poter chiedere una grazia così grande solo per te

Grazie al lavoro del papà di Antonio – impiegato in prefettura – è possibile un trasferimento a Genova: «Qui è cominciata una seconda e breve vita accanto a mio figlio in ospedale» racconta la donna. Il resto della famiglia – il nonno di Antonio vive a Nocera Inferiore – resta in Campania. I medici pronunciano la frase che nessun genitore vorrebbe mai sentire: «La diagnosi è infausta». In un adulto, con un’operazione si può migliorare la qualità della vita da 0 a 4 anni. «Per infondere speranza, ci spiegarono che il progredire della malattia in un bambino poteva essere più lento». Dopo soltanto un anno Antonio ha smesso di soffrire, nel giorno del Corpus Domini.

Il ritorno a Napoli in due. «Navigando in rete, una volta tornata a Napoli, ho letto un post di padre Maurizio Patriciello che ricordava la scomparsa del mio bambino, figlio unico e preda della Terra dei fuochi» continua Caccioppoli. Fino a quel momento, la mamma orfana non aveva mai sentito parlare di quel fenomeno. Cominciano le ricerche, i casi simili sono messi in connessione. Marzia vuole conoscere padre Maurizio e un’imminente marcia per liberare dai rifiuti la Campania è l’occasione giusta. «Quando mi sono presentata e l’ho interrogato senza sosta, mi ha fermato: Figliola, mi fai tante domande, cerchiamo insieme le risposte».

“Noi genitori di tutti”. Dopo l’incontro con padre Maurizio, nasce l’associazione delle mamme della Terra dei fuochi: «Ho perso mio figlio, ma sono diventata la mamma di tutti i bambini di questo territorio» spiega con orgoglio. Le attività dell’associazione – a cui papa Francesco ha dedicato una stazione della Via Crucis e che è stata accolta dal presidente Napolitano – consiste nella formazione ed informazione dei più piccoli, «i futuri amministratori delle nostre città». Non solo. Chi ha perso un figlio può dare coraggio e consolazione a coloro che attraversano quel calvario: «Assistiamo le famiglie oncologiche, aiutiamo chi è in difficoltà economica con i pacchi alimentari oppure sostenendo i viaggi della speranza per le cure». L’ultimo gesto di amore è arrivato con una colletta di 6500 euro per spedire in America il referto di una bambina gravemente ammalata a cui i medici italiani non hanno dato nessuna speranza.

Il miracolo. «A Genova ero circondata da bambini sofferenti e madri angosciate. Non ho avuto il coraggio di chiedere al Signore un miracolo per Antonio. Quando vedi tanto dolore, non ti senti migliore delle altre mamme per poter chiedere una grazia così grande solo per te». Marzia ha nel cuore una preghiera: «Ho implorato Dio di non inasprirmi il cuore portandomi via il mio unico figlio, altrimenti mi avrebbe condannato alla morte sulla terra».

Il cuore di mamma Marzia è tutt’altro che un arido deserto. Dalla sua ferita zampilla forza d’animo e tenacia. Continua la battaglia per tutti i figli che non ha generato nella carne ma che ha posto sul suo petto di madre.

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