La condotta torna a contare

Servirà a creare un ambiente migliore nei nostri istituti? E soprattutto a favorire una maggiore consapevolezza di diritti e doveri alle giovani generazioni?

La settimana scorsa il Senato ha approvato un disegno di legge sulla “revisione della disciplina in materia di valutazione del comportamento delle studentesse e degli studenti”. In buona sostanza un sistema di regole per il voto in condotta.

Naturalmente bisognerà aspettare l’ok della Camera, ma quando entrerà in vigore una delle conseguenze sarà – come hanno già sottolineato alcuni commentatori – che con l’8 in condotta verranno diminuiti i crediti per l’esame di maturità e quindi ci sarà una conseguenza sul voto finale.

Il voto in condotta andrà così a pesare più di quello di altre materie perché un voto più basso in una qualsiasi disciplina – comprese quelle che sono tradizionali spauracchi per gli studenti, ad esempio Matematica – farà comunque media con tutte le altre materie non impedendo, alla fine, di ottenere il massimo dei crediti e di conseguenza il massimo dei voti.

Insomma, la “condotta” peserà di più. Con il 6 si sarà rimandati a settembre e si dovrà discutere un elaborato sui temi della cittadinanza, mentre in quinta superiore, se si dovesse avere il 6 in condotta, tale elaborato dovrà essere portato all’esame di Stato. Se così stanno le cose alle superiori, uguale disciplina verrà introdotta per le medie inferiori, col voto in condotta che verrà ripristinato e con il 5 che determinerà la bocciatura. Naturalmente sotto la lente ci sarà il comportamento tenuto per l’intero anno scolastico.

Un “giro di vite”? Per il ministro Giuseppe Valditara, che si è impegnato molto per la riconsiderazione del voto in condotta, l’approvazione al Senato “rappresenta un importante passo in avanti nella costruzione di una scuola che responsabilizza i ragazzi e restituisce autorevolezza ai docenti”. E a chi parla di “misure autoritarie”, repressive e sostanzialmente inutili, lo stesso Ministro replica in questo modo: “Io rivendico la scelta di dare il giusto peso alla condotta nel percorso scolastico degli studenti. Ritengo che nel caso di atti di bullismo non solo sia inutile ma anche dannoso tenere il ragazzo lontano da scuola, lasciato a non fare nulla. Sono convinto che l’impegno in attività sociali sia molto più costruttivo, perché lo studente possa analizzare e comprendere i motivi dei propri comportamenti inappropriati”.

L’accenno è anche alle disposizioni che riguardano le sospensioni, la cui disciplina è stata riformata introducendo la necessità di fare attività a scuola per chi venisse sanzionato con due giorni di allontanamento, mentre chi dovesse essere sanzionato in maniera più pesante dovrà svolgere attività solidali, concordate con la scuola. Senza dimenticare la possibilità delle multe.

Servirà a creare un ambiente migliore nei nostri istituti? E soprattutto a favorire una maggiore consapevolezza di diritti e doveri alle giovani generazioni? Il ministro Valditara ne è convinto: “Per costruire una società realmente democratica, per combattere la violenza, per ridare centralità ai valori fondanti della nostra Costituzione si deve ripartire dalla scuola, ogni giorno in prima linea nell’educazione dei nostri giovani. Noi lo stiamo facendo”.

Così ha commentato in una nota di Viale Trastevere, spiegando inoltre: “Far parte di una comunità comporta diritti e doveri, tra i quali il rispetto per i docenti, i propri compagni e i beni pubblici. È anche importante che chi abbia aggredito personale della scuola risarcisca la scuola per il danno di immagine che ha contribuito a creare”.

In effetti non sono rari i casi di cronaca con al centro episodi di violenza a scuola, di studenti tra loro e anche contro il personale scolastico. Sicuramente la richiesta che emerge è quella di più educazione e responsabilità. Se segue questo intendimento può servire anche il voto in condotta.


Alberto Campoleoni

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