Giornata mondiale della Vita consacrata: “Un amore senza se e senza ma”

Oggi, 2 febbraio, la Chiesa celebra il ruolo fondamentale dei religiosi e delle religiose che hanno consacrato la loro vita a Dio attraverso i voti di povertà, castità e obbedienza.
Ordo Virginum
Mariangela Parisi, al centro, è accompagnata all’altare dalle madrine Domenica De Cicco, a sinistra, e Concetta Buonaguro, a destra – foto Rosario Spanò

È stata voluta dal Papa Giovanni Paolo II nel 1997 con l’obiettivo di riconoscere il ruolo fondamentale dei religiosi e delle religiose nella vita della Chiesa che hanno consacrato la loro vita a Dio attraverso i voti di povertà, castità e obbedienza.

Ricorre annualmente il 2 febbraio e coincide con la Festa della Presentazione di Gesù al Tempio, l’episodio evangelico in cui Gesù venne presentato al Tempio secondo la tradizione ebraica.

La Giornata Mondiale della Vita Consacrata non è solo un momento di preghiera solenne, ma un’occasione per riflettere sulla chiamata alla vita consacrata e per promuovere una maggiore consapevolezza nella comunità cattolica e oltre. Coloro che abbracciano la vita consacrata non sono solo testimoni della gioia e della grazia divina, ma incarnano anche la testimonianza della comunione.

Per l’occasione vi riproponiamo l’esperienza e il racconto di Mariangela Parisi che ha scelto di consacrarsi a Dio attraverso l’Ordo virginum.

«La scelta di consacrarmi è la risposta ad un desiderio di verità e libertà. Il mio cammino di fede mi ha fatto scoprire che l’amore o è amore o non è. Ho scoperto la verità dell’amore». Mariangela ha 45 anni, è originaria di Nola, ed è una giornalista e dirige l’Ufficio comunicazioni sociali della Diocesi di Nola.

Perché ha scelto l’Ordo virginum?

«La mia decisione è legata sia alla possibilità di vivere la consacrazione come laica, sia al legame particolare che l’Ordo ha con il ministero episcopale. La crescita del mio cammino di fede è legata alla crescita del mio amore per la Chiesa attraverso l’approfondimento della sua natura teandrica (divina-umana, ndr) e del valore sacramentale che essa ha in relazione al ministero episcopale».

Una vocazione maturata durante la pandemia. Il lockdown non è stato vano?

«Da tempo portavo avanti il discernimento sulla scelta della consacrazione laicale. Mi ero data un tempo massimo di attesa: la fine del 2020. A dicembre di quell’anno mi chiesero di predisporre il necessario per consentire ad alcuni sacerdoti di partecipare a distanza ad un ritiro presbiterale. A guidare la meditazione sarebbe stato il padre gesuita Jean Paul Hernandez. Decido di restare in Cattedrale per seguire la meditazione. La riflessione era sul Libro di Giuditta. Quando Hernandez iniziò a leggere il passaggio in cui Giuditta, dopo aver pregato, si spoglia degli abiti quotidiani e si veste a festa per iniziare la sua missione, ho sentito una forte stretta allo stomaco e ho capito che non potevo più perdere tempo, c’era un abito che mi attendeva».

Com’è stata accolta la notizia in famiglia e dagli amici?

«Pochi sapevano del cammino di formazione. Anche se, per la gioia immensa provata quando il Vescovo accolse la mia domanda, avrei voluto gridarlo al mondo. Tra questi c’erano i miei familiari. Per tutti non è stata, a loro dire, una sorpresa».

La sua vocazione matura da adulta. Non era una ragazza casa e parrocchia. Tutto cambia con l’arrivo del nuovo parroco.

«Sono stata educata alla fede cattolica sia in famiglia che a scuola. Poi, a 27 anni, ho scoperto la bellezza di vivere in questa stessa fede. Una mattina bussa alla porta un sacerdote, era il nuovo parroco. Don Mariano Amato era venuto a trovare mamma, malata di artrite reumatoide. In quel periodo stavo mettendo in discussione tanti aspetti della mia vita. Prima di andarsene mi disse: “Perché non vieni a trovarci in parrocchia?”. L’invito l’ho accolto, la parrocchia non l’ho più lasciata».

Mariangela Parisi riceve il velo – foto Rosario Spanò

L’impegno con i giovani, l’Azione Cattolica, e poi la comunicazione, che da passione diventa lavoro. Questi aspetti quanto hanno contributo e influito sulla sua scelta?

«Senza dubbio la mia scelta profuma di Azione Cattolica. Non a caso, nel ringraziamento lasciato alla fine della celebrazione del 10 dicembre, ho chiesto che l’Ac sia, nelle mie giornate, il blu quotidiano che rimanda all’eternità e il giallo che mi spinge ad uscire dai miei gusci. L’Ac mi ha fatto amare la Chiesa. Scoprire la Chiesa ha cambiato la mia vita. E quest’amore influenza ogni giorno il mio lavoro».

Laica consacrata non vuol dire suora? Ci può spiegare le differenze?

«Dopo la consacrazione continuo a vivere il mio quotidiano. Non ho obbligo di vita comunitaria né indosso un abito o altro particolare che mi indichi quale consacrata. Non ho superiori, il mio riferimento è il vescovo diocesano al quale, insieme alla domanda di consacrazione, ho consegnato anche la mia “regola di vita”».

Consacrarsi richiede coraggio o fiducia?

«Richiede libertà e verità».

Lei non vive fuori dal mondo. Vuol dire che ci si può donare a Dio senza dover rinunciare ad abitarlo?

«Il dono di sé è scegliere di stare nella relazione con Dio. Vale per tutti i consacrati. È in questa relazione che impariamo ad abitare le relazioni nel mondo».

Sente il peso della testimonianza?

«Ogni giorno. Ecco perché nel ringraziamento lasciato alla fine della celebrazione di consacrazione ho chiesto agli amici di essere la spina nel fianco che mi spinge ad essere credibile nella testimonianza».

Il rapporto con la sua comunità ecclesiale, diocesana e parrocchiale è la sua linfa vitale. La consacrazione ha fatto cambiare qualcosa?

«Ha confermato l’immenso e reciproco amore».

Cosa direbbe alle giovani e ai giovani affinché riescano a contemplare nella loro vita anche la possibilità di donarsi a Dio?

«Direi di lasciar risuonare le domande su Dio, ascoltarle e fidarsi della Chiesa per capire la propria vocazione; di affrontare con responsabilità il proprio cammino di fede, il Signore guiderà i loro passi. Ma sento di ricordare anche a noi adulti che abbiamo il compito di guidare i più giovani in questo discernimento con pari responsabilità, con trasparenza e verità, curando la loro libertà».

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