Tradurre la speranza in impegno

“Inquieti pensando al domani”
Maria Rita Cerimele

Il 2022 è qui. Provo a immaginare come sarà per i più deboli e mi sento parte di quel 69,6% di Italiani – secondo il 55° Rapporto Censis – che si dichiara inquieto pensando al domani. 

Rileggo la carta di Futuro Anteriore, il laboratorio di idee, esigenze e proposte, fatte da un gruppo di amici di età, convinzioni e competenze diverse, sorto durante l’inizio e il dilagare della pandemia, racchiuse poi in un libro pubblicato nell’aprile scorso. Sembra infranta la speranza che saremmo usciti dalla crisi più solidali, più consapevoli del danno ambientale e sociale provocato da un neoliberismo sfrenato e col conseguente impegno a non replicare modelli, ma a costruire realtà nuove. 

Quasi tutta l’informazione, concentrata sulle polemiche novax-sivax e, poi, sull’elezione del prossimo presidente della Repubblica, ha purtroppo oscurato i problemi reali del Paese, che soffre per diseguaglianze cresciute in maniera esponenziale, per l’emergere di nuovi squilibri sociali accanto ai vecchi mai risolti, per lo slittamento di molte famiglie sotto la soglia della povertà. Lo confermano i dati della Caritas: numeri, dietro cui ci sono uomini, donne, bambini. Tanti li conosco. 

Ma accanto a questi volti se ne stagliano altri, di gente che non si arrende, che stimola interventi positivi in chi è preposto a farli e che cerca di alleviare disagi, di illuminare esistenze sconsolate, donando agli altri con generosità tempo, amicizia, talenti, tutto quello che può, in una prossimità che, al di là delle convinzioni personali, parla di Dio. 

Lui è venuto tra noi, con noi cammina ogni giorno e ci dà appuntamento nei fatti così come si presentano. 

Forte risorge la speranza che è possibile un futuro in cui la cura per l’altro/a più in difficoltà orienti le azioni e costruisca percorsi. Da parte mia, perché ciò avvenga, cercherò di tradurre la speranza in impegno. Vorrei farlo insieme.

di Maria Rita Cerimele, scrittrice

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