In festa per la Materdomini. Fede e devozione mariana

Storia della tradizione mariana che anima l’Agro nocerino sarnese per la festa dell’Assunzione di Maria al cielo
La facciata esterna della basilica di Materdomini a Nocera Superiore

In festa per la Materdomini. Con la Messa dell’alba presieduta dal Vescovo sono entrate nel vivo le celebrazioni per la solennità dell’Assunzione di Maria al cielo al santuario di Nocera Superiore. Monsignor Giuseppe Giudice negli ultimi anni non ha mai fatto mancare la sua presenza alla celebrazione delle 5.30 del mattino.

Una tradizione religiosa e popolare che anima tutta la valle del Sarno. Si chiude così la novena iniziata il 6 agosto e che ha fisto i fedeli arrivare al Santuario già alle 4.30 del mattino. L’icona della Madonna nera continua ad attirare devoti e pellegrini da tutta la Campania. Mille anni di storia sono un onore e una responsabilità.

Per secoli, in occasione dell’Assunta, migliaia di persone si sono riversate verso il santuario. La devozione non si è fermata davanti a guerre e carestie. La pandemia scatenata dal Sars Cov-2 ha impattato con le conseguenti disposizioni in materia di distanziamento e contenimento del contagio.

Tuttavia l’emergenza non ha fermato l’attaccamento dei devoti che, così come lo scorso anno, nelle notti della novena hanno raggiunto la frazione di Nocera Superiore per onorare Maria. I Frati minori a cui è affidata la custodia della basilica hanno organizzando al meglio le celebrazioni. Padre Valerio Molinaro, superiore della comunità religiosa, ha confermato tutto nel rispetto delle norme anti contagio e diffusione di Covid-19.

La storia

Un legame che fonda le sue radici nei secoli. Nel 2041 ricorrerà, infatti, il millenario del ritrovamento della prodigiosa immagine della Madre di Dio avvenuto nel 1041. Conservata tra due lastre di marmo, la tradizione narra che l’icona fu trovata sotto terra all’ombra di una quercia da una contadina, conosciuta col nome di Caramari. Successivamente al ritrovamento ebbe il titolo di Mater Domini, cioè, Madre del Signore. La devozione per la Vergine bruna crebbe rapidamente, portando nel giro di pochi anni alla realizzazione di un primo edificio sacro che fu dedicato alla Mater Domini da papa Niccolò II il 1º maggio del 1061. Attualmente la sacra icona è conservata in un armonioso tempietto di porfido e di marmi policromi, risalente al 1641. La struttura è collocata a metà della navata centrale della splendida basilica in stile neoclassico. La sontuosità dello stile neoclassico acquista maggior pregio per la dovizia di dipinti, stucchi dorati e marmi finemente lavorati che arricchiscono l’aula liturgica. Nei secoli la custodia del santuario è stata affidata a numerosi ordini religiosi. Inizialmente ci furono i Frati umiliati, detti Preti bianchi, ai quali nel 1631 subentrarono i Monaci basiliani che lasciarono nel 1829 la cura del luogo sacro ai Frati minori.

Il tempietto dove è custodita l’icona della Materdomini (foto Salvatore Alfano)

Le tradizioni

La tradizione vuole che nell’ultimo giorno della novena per la festa dell’Assunta i fedeli si rechino in processione al santuario accompagnati da carri con l’effige mariana. I carri quest’anno sono arrivati, ma in solitaria, senza processione come da disposizioni sanitarie. Questa sera alla preghiera si abbina la consumazione di un tipico panino imbottito con melanzane sotto aceto e alici salate. Il tutto è accompagnato da canti popolari. Il santuario è epicentro di un’altra tradizione: la Festa del Majo. Il Primo maggio, in memoria della consacrazione del tempio alla Mater Domini avvenuta nel 1061, due cortei di figuranti provenienti da Roccapiemonte e Nocera Superiore si ritrovano per chiedere la benedizione dei futuri raccolti.

Centro di formazione e carità

Interni della Basilica

La basilica di Santa Maria Materdomini oltre ad accogliere fedeli e pellegrini è anche un fervente centro di formazione e punto di riferimento sociale e caritatevole per Nocera Superiore e Roccapiemonte. La comunità guidata da padre Valerio Molinaro, arricchita dalla presenza di padre Angelo Fasano, padre Silvio Adinolfi e padre Andrea Mazzocchi, è frequentata e animata da decine di laici.

Alla base di tutto c’è il terz’ordine francescano: «All’interno della fraternità – spiega il ministro locale Antonio Scafuri – ci si organizza in commissioni a seconda delle proprie attitudini e delle necessità: caritativa, formazione, liturgia, laboratorio. All’OFS è demandata anche la cura della Gi.Fra., Gioventù Francescana, che raccoglie adolescenti e giovani dai tredici ai trent’anni che desiderano fare un percorso di discernimento vocazionale in qualche modo affascinati dal carisma francescano».

I giovani

Padre Valerio Molinaro

Oltre al servizio al santuario l’ordine francescano secolare «svolge un’azione caritativa, prendendosi cura delle famiglie più bisognose del territorio. Questa azione è continuata anche durante il periodo di pandemia». Un aiuto è dato anche dalla Gi.Fra., come afferma il responsabile Antonio Palumbo: «Siamo molto attenti alla formazione cristiana e francescana, allo stesso tempo aiutiamo anche nella distribuzione di alimenti ed indumenti ai bisognosi. Per andare incontro alle famiglie che non possono permettersi le vacanze o un campo estivo a pagamento per i figli, organizziamo anche Gi.Fra. estate. È un’iniziativa gratuita con intrattenimento, giochi e pranzo per i più piccoli. Prima della pandemia andavamo dai bambini nelle case famiglia e dagli anziani nelle case di riposo». Le restrizioni hanno impattato anche sull’OFS con gli incontri saltati: «Solo ultimamente, sabato 10 luglio scorso, abbiamo potuto vivere il capitolo regionale di fine anno fraterno».

Le corali

È stato difficile, se non impossibile, anche continuare le prove delle due corali che ruotano intorno alla basilica: il coro Materdomini e il coro polifonico Matrycanto entrambi diretti dal maestro Andrea Donadio. «Alla corale Materdomini – spiega Roberta Di Mauro – nel 2014 nasce il coro Matrycanto dal desiderio di alcune coriste di portare oltre la basilica “il canto bello”. La pandemia ci ha tenuti lontano, ma non ha leso tutto ciò che è stato costruito in questi anni. Ad unirci c’è l’amicizia, la condivisione e la passione per il bel canto. Il santuario resta il nostro punto di riferimento perché al cospetto dell’effige della bella Madonna si può solo guardare avanti con fiducia».

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