Che anno sarà?

Il punto nell’editoriale del direttore Salvatore D’Angelo.
anno 2022

Che anno sarà? Solo i giorni che verranno potranno dirlo. Sicuramente dovremo fare ancora i conti con la pandemia. Poi c’è la crisi socio-economica e non mancano le tensioni politiche, con i giochi che si consumeranno per il Quirinale. Posizioni sullo scacchiere che finiranno per influenzare anche le mosse compiute altrove. Palazzo Chigi, per esempio. Certamente non ci occorrono altre tensioni. Ne abbiamo avute e ne abbiamo a sufficienza.

Se mettiamo il naso fuori dai nostri confini assistiamo allo sfacelo nel Mediterraneo o ai confini tra Polonia e Bielorussia. Un’Europa che non sa accogliere bene è un continente che ha perso la bussola della civiltà. La situazione mediorientale non è delle migliori. L’Afghanistan continua a chiudersi su se stesso. Ultimo, in ordine di tempo, il blocco alle donne di viaggiare da sole. C’è poi il fronte africano. I poveri sono sempre più tali e abbandonati.

Un esempio è la distribuzione dei vaccini. «Al 1° dicembre 2021 solo il 3% delle persone nei Paesi a basso reddito risultava completamente vaccinato contro il COVID-19 rispetto al 68% nei Paesi ad alto reddito», spiegano dall’Unicef. L’Agenzia è incaricata di portare avanti l’operazione COVAX. L’obiettivo per il 2022 è estendere la vaccinazione al 70% della popolazione dei Paesi a basso e medio reddito. Per ora i Paesi ricchi hanno solo promesso, in questo sono bravissimi, ma non hanno mantenuto fede agli impegni. 

In media, i membri del G20 hanno ricevuto 15 volte più dosi rispetto all’Africa subsahariana. Da soli, hanno avuto a disposizione il triplo delle dosi pro capite che sono arrivate a tutti gli altri 188 Paesi del mondo messi assieme, analizza amaramente l’Unicef.

«È importante che la comunità internazionale intensifichi gli sforzi di cooperazione affinché tutte le persone abbiano un accesso rapido ai vaccini», è «una questione di giustizia», ha detto lo scorso 17 dicembre papa Francesco ricevendo gli ambasciatori. 

Non va meglio per noi cristiani. In molte parti del mondo siamo vittime di persecuzioni. Le stragi in Myanmar sono forse quelle più eclatanti. La vigilia di Natale i militari hanno massacrato e bruciato decine di civili nello Stato a maggioranza cristiana del Kayah: donne e bimbi tra i 38 morti. Martiri di oggi.

Ma finiscono nel mirino dei persecutori anche Congregazioni religiose. In India, il governo non ha concesso l’autorizzazione alle suore Missionarie della Carità di ricevere fondi dall’estero. È solo grazie a questi sostegni che le figlie di santa Teresa di Calcutta riescono a sostenere le case di accoglienza per gli ultimi fra gli ultimi, per un totale di oltre 22mila tra dipendenti e beneficiari. Sono in aumento i fenomeni di intolleranza da parte degli indù nei confronti dei cristiani.

Ripartiamo da qui e cerchiamo di dare il nostro contributo per trovare a fine anno un mondo migliorato, anche solo un po’.

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