Poggiomarino, proseguono i lavori di restauro

Proseguono a Poggiomarino i lavori di restauro avviati da padre Aldo D’Andria due anni fa. I luoghi rimessi a nuovo sono un invito per la comunità a mettere in campo una verifica permanente del modo in cui vive la propria esperienza di fede.

Custodire: un verbo tornato di moda in questi ultimi tempi. Eh sì, nel passato si dava per scontato il custodire persone e cose, perché i pericoli esterni erano piuttosto rari o presi poco in considerazione. Oggi, invece, ci sembra di essere in un’eterna emergenza poiché il tempo fugge e sfugge e tutto sembra esaurirsi nella nostra memoria liquida e corta. Preoccupati, infatti, di guardare avanti con affanno non siamo più attenti a estrarre dal tesoro cose antiche e nuove, come ci ricorda il Vangelo.

Le opere

In realtà, in questi ultimi due anni, il nostro parroco, padre Aldo D’Andria, si è preoccupato non solo di ristrutturare il seminterrato delle nostre opere parrocchiali e la Congrega dell’Immacolata, da venti e più anni inagibili, e la cappella dei Santi Sposi ma anche quelle icone che sono il tesoro della nostra fede poggiomarinese, come le statue del nostro patrono, sant’Antonio, del Crocifisso e dell’Addolorata

Il restauro delle icone.

Non si tratta semplicemente di rimettere a nuovo ambienti o cose, ma, parallelamente, di cogliere l’opportunità di educare la comunità a porsi in un continuo stato di verifica sul modo in cui si vive la propria esperienza di fede, una comunità che è cantiere sempre aperto, pronto a guardare avanti, a rinnovarsi, a non ripetere ciecamente: “Si è sempre fatto così”. E allora non si tratta di ridursi semplicemente a rinfrescare i colori o il look esteriore, come un nuovo make up, ma di risanare piuttosto ferite, di rinvigorire l’ossatura della comunità, di ringiovanire lineamenti e orientamenti pastorali obsoleti e sterili, consuetudini, proprio come ci ricorda papa Francesco nella Evangelii Gaudium al n. 43.

“Nel suo costante discernimento, la Chiesa può anche giungere a riconoscere consuetudini proprie non direttamente legate al nucleo del Vangelo, alcune molte radicate nel corso della storia, che oggi ormai non sono più interpretate allo stesso modo e il cui messaggio non è di solito percepito adeguatamente. Possono essere belle, però ora non rendono lo stesso servizio in ordine alla trasmissione del Vangelo. Non abbiamo paura di rivederle”.

Papa Francesco, Evangelii Gaudium, n. 43.

Questa è la grande sfida che siamo chiamati ad affrontare come comunità ecclesiale non appena la pandemia ci lascerà respirare a pieni polmoni. Bloccati, come siamo ora, ci sentiamo soffocare anche dal di dentro, il respiro pastorale è affannoso, la voglia di uscire per respirare aria nuova e meno pesante ci spinge a guardare all’orizzonte universale per ridare slancio e lungimiranza al nostro operare. Padre Aldo sollecita tutti noi a mettere in atto quanto la Chiesa italiana sta elaborando in questi ultimi giorni: una Chiesa “in sinodo” che affronti maniere e modalità, linguaggio e tecniche più adeguati al tempo presente circa l’annuncio evangelico.  

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