Il mese di ottobre andrebbe presentato al pubblico come fa un mastro di cerimonie quando talvolta, a teatro, introduce lo spettacolo e dialoga col pubblico. «Signori e signore, il mese di ottobre». Sembra una galleria d’arte a cielo aperto la meraviglia del foliage quando, tra il caldo estivo e il primo gelo dell’inverno (avremo più il gelo dell’inverno?), gli alberi perdono il verde della primavera e dell’estate e le loro foglie diventano rosso rubino, arancione bruciato, giallo dorato o marrone rame.
Una meraviglia per gli occhi se solo li alzassimo dagli smartphone e uscissimo dai social per prendere aria. Se poi ci chiedessimo come possano le foglie, in autunno, cambiare così i colori ci accorgeremmo della straordinaria meccanica che nascondono. Diminuiscono le ore di luce, si abbassano le temperature e le piante smettono di generare la clorofilla che dà loro il colore verde. E fin qui le reminiscenze scolastiche ci aiutano: chi non ricorda la clorofilla? Più complicato ricordare i carotenoidi e i flavonoidi, responsabili delle tonalità gialle e arancioni, così come gli antociani che danno vita alle sfumature rosse e porpora. Ottobre è anche il mese della vendemmia, del melograno, delle zucche, delle castagne, delle noci.
La natura, in un bosco, sembra “impazzita” di bellezza. Dove vogliamo andare a parare? Guardare i colori d’autunno, sentirne i profumi – la terra bagnata, il muschio, il legno, la resina – ci fa comprendere come, dietro tanta meraviglia, non possa che esserci la mano di un Artista il quale, all’inizio dei tempi, ha dipinto con una creatività impossibile all’uomo. «Sono così felice di vivere in un mondo dove ci sono gli ottobri», diceva Anna dai capelli rossi raccontata da Lucy Maud Montgomery. Quel personaggio è anche un invito a riscoprire la bellezza delle “piccole cose”: le foglie secche che scricchiolano sotto i piedi, la luce dorata del tramonto, i rami spogli, la tazza di tè caldo tra le mani.
«Ma come non ti accorgi di quanto il mondo sia meraviglioso?», cantava Domenico Modugno. E, per tanta bellezza, non possiamo che ringraziare il buon Dio, per dirla con Dante «l’amore che move il sole e l’altre stelle».
Un modo c’è: ottobre è il mese del Rosario e recitarlo è un buon modo per dire “grazie!”. Forse san Bartolo Longo, fondatore del Santuario di Pompei, non poteva che vivere il suo “dies natalis” nel mese di ottobre. Senza il Rosario non ci sarebbe la Città mariana, meta ogni anno di migliaia di pellegrinaggi, provenienti anche dal nostro Agro. San Bartolo ha lasciato questa terra il 5 ottobre 1926, cento anni fa, ma il suo carisma continua a vivere. È un albero, radicato nella fede e nella carità, ancora oggi rigoglioso.
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