Visita l’Agro tra “ruralità e terrazzamenti”

L’estate è il tempo perfetto per rallentare e fare la scoperta più inaspettata: le meraviglie del territorio che chiamiamo casa. La Valle del Sarno si racconta attraverso cinque itinerari proposti dalla Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno. Quinta tappa “Ruralità e terrazzamenti”.

Trasformare l’estate nell’occasione per esplorare il proprio territorio non è solo una scelta sostenibile, ma una vera e propria caccia al tesoro.

La Valle del Sarno, archivio di bellezze storiche, culturali, di fede e paesaggio, si racconta attraverso cinque itinerari proposti dalla Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno,  in occasione della straordinaria esperienza dell’allestimento del Presepe in piazza San Pietro in Vaticano durante l’Anno Giubilare.

Percorsi realizzati anche grazie al sostegno della Regione Campania, con fondi Coesione Italia 2021-2027. Quinta tappa “Ruralità e terrazzamenti”.

Il cammino inizia a Corbara, un balcone naturale tra i Monti Lattari e la valle, parte del sito UNESCO Costiera Amalfitana. Va ricordato che la Costa d’Amalfi è patrimonio dell’umanità per il suo paesaggio terrazzato, che comprende anche le pendici montane di Corbara, appartenute al monastero di San Trifone di Ravello tra il 1500 e il 1700, periodo in cui si svilupparono intensi scambi e relazioni culturali con il versante costiero.

Questo antico legame è evidente nel cuore medievale del paese, il Borgo Sala: un agglomerato di case addossate l’una all’altra, collegate da vicoli e gradinate che si intrecciano come fili di pietra. L’asse delle strade principali, pianeggianti, corre da est a ovest e si raccorda a scalinate e viottoli in pendenza: un ingegnoso sistema creato dagli abitanti per regolare le acque piovane provenienti dal Monte Cerreto, costruendo in armonia con la morfologia del luogo.

Il borgo di Corbara è dominato dall’Eremo di Sant’Erasmo, oggi luogo di spiritualità appartata: la chiesa, a navata unica, è raggiungibile da una lunga scalinata che si insinua tra piccoli terrazzamenti-giardino. Questo tratto è il centro della visita alla cappella, che ospitando un eremita spessi non è accessibile. Lungo il percorso si comprende chiaramente perché questa fascia collinare rientra nell’area del paesaggio UNESCO della Costa d’Amalfi: sono i terrazzamenti a disegnare il paesaggio, muretti a secco e parcelle coltivate che hanno reso abitabile e produttiva una montagna altrimenti ripida.

Su questi terrazzamenti, unicamente all’ombra delle viti e in aridocoltura, si produce il Pomodorino di Corbara, gustoso pomodoro da coltivazione eroica che oggi per la sua qualità e il suo sapore è prodotto di punta dell’alta ristorazione. Dall’alto, lo sguardo si apre in un quadro amplissimo: da un lato l’Agro Nocerino Sarnese, dall’altro il Golfo di Napoli con il Vesuvio sullo sfondo.

È una terrazza naturale tra due mondi: la Costiera amalfitana e la valle del Sarno, e Corbara diventa cerniera perfetta fra queste due identità.

L’acquedotto romano, la Fonte Helvius e l’abbazia millenaria

Scendendo in auto da Corbara, in pochi minuti il viaggio raggiunge Sant’Egidio del Monte Albino, uno dei luoghi che meglio raccontano la vita comunitaria dell’Agro. Il centro storico, con i suoi cortili interni, i palazzi affacciati su vicoli stretti, le scale che uniscono un’abitazione all’altra, è anch’esso parte dell’area riconosciuta dall’UNESCO come paesaggio culturale della Costiera Amalfitana.

Prenotando alla pro Loco di Sant’Egidio del Monte albino, è possibile visitare l’Acquedotto romano di Sant’Egidio, un’opera imponente eppure discreta: un canale ipogeo in opus reticulatum che, da secoli, raccoglie le acque delle sorgenti di monte e le convoglia verso valle.

Ancora oggi alimenta la Fonte Helvius, che prende il nome dal suo committente, Publius Helvius, un magistrato dell’antica città di Nuceria, che la fece costruire a sue spese. L’importanza della fonte è nella sua iconografia: sui lati conserva le uniche rappresentazioni plastiche del dio Sarno, a sinistra presentato come un bambino (Il fiume alle sorgenti) al centro come un uomo possente e maturo (Il fiume nel pieno del suo corso) e a destra come un uomo anziano (Il fiume che stanco sfocia a mare).

A pochi metri si erge la millenaria Abbazia di Santa Maria Maddalena in Armillis, chiesa madre del paese e antico monastero benedettino: un complesso monumentale che, per secoli, ha governato spiritualmente e materialmente il territorio, gestendo terre, acque e comunità.

La terra del pomodoro DOP e identità agricola dell’Agro

Proseguendo in auto verso la pianura, lasciando le colline alle spalle, l’itinerario raggiunge San Marzano sul Sarno, dove la terra diventa protagonista assoluta. Qui nasce e prende il nome il Pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino DOP, “oro rosso” della Campania, apprezzato in tutto il mondo per la polpa compatta, la forma allungata e la vocazione naturale alla trasformazione in pelato.

Nel centro abitato, la Chiesa di San Biagio custodisce la dimensione comunitaria della fede: un luogo di riferimento per la popolazione, intorno al quale si è strutturata la vita religiosa del paese. Nei pressi, la Confraternita del Santo Rosario conserva un quadro di Angelo Solimena, segno della presenza, anche in un contesto profondamente agricolo, di una sensibilità artistica raffinata.

L’Infiorata di Casatori

Il percorso in auto riprende e si sposta quindi verso San Valentino Torio. La Chiesa di San Giacomo Maggiore, con il suo impianto a tre navate e la scenografica gradinata in blocchi di piperno, è il riferimento religioso più importante: al suo interno si conserva il prezioso “Trittico di San Giacomo”, opera di Andrea Sabatini, che aggiunge una nota di splendida arte al tessuto rurale. Ma è nella frazione di Casatori che la relazione tra terra e rito si esprime con maggiore intensità: qui, ogni anno, si svolge la celebre Infiorata di Casatori, che da decenni, nella terza domenica di settembre, trasforma le strade in tappeti di petali, disegni floreali e quadri effimeri dedicati a Maria SS. Addolorata.

Striano, memoria comunitaria di un paese rurale

Infine, il viaggio raggiunge Striano. La Chiesa Madre di San Giovanni Battista, che affonda le sue radici nel Medioevo, rappresenta il cuore religioso e urbano del paese. La comunità, un tempo formata da contadini e pastori che vivevano in un territorio paludoso e difficile, ha costruito attorno alla chiesa una trama di relazioni, feste patronali, processioni e momenti di condivisione.

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