Anche nel web ci vorrebbe un santo (e ora lo abbiamo)

San Carlo e la sfida del digitale: dal patrono del web un invito a trasformare la comunicazione online in spazio di prossimità e umanità
San Carlo Acutis

Carlo Acutis, Pier Giorgio Frassati, Teresa di Lisieux, Chiara Badano, Sandra Sabattini, Maria Goretti, Domenico Savio e, tanti secoli prima, Tarcisio che, nel III secolo dopo Cristo, si fece uccidere per difendere l’Eucarestia.

Ci vorrebbero pagine su pagine solo per nominare in ordine sparso i beati e i santi che, pur in una vita dai confini brevi, ci hanno lasciato il dono della loro testimonianza di assoluta fedeltà a Cristo. Per la loro età possiamo considerarli figli, ma per il loro esempio non possiamo che ritenerli padri. Insegnano, indicano la strada perché, in terra, hanno saputo guardare tutta la luce che c’è oltre l’orizzonte (e non hanno avuto paura di camminarci incontro, ognuno a modo suo, ma nella stessa direzione).

I santi non stanno con le mani in mano nemmeno in Cielo tanto che, sempre, li si invoca in preghiera e, a ognuno di loro, la Chiesa dà dei compiti speciali.

A san Carlo Acutis è toccata una “missione” improba (ma sappiamo che la porterà a compimento con la forza dei suoi quindici anni, l’età in cui Dio lo chiamò a sé, nel 2006). È lui, infatti, il nuovo patrono del web. E avrà un bel da fare. Sarebbe bello se tutti, a cominciare dai ragazzi e dalle ragazze, utilizzassero le grandi risorse a loro disposizione scindendo tra il reale e il virtuale.

Un esempio minimo, ma significativo. Quante volte si preferisce l’uso di un “cuore” finto come risposta al messaggio di un amico. E invece ci vuole il cuore, quello vero, di carne, per non limitarsi all’invio di un simbolo, di un emoticon. Quanti abbracci finiti in un disegno minuscolo, quanti baci fermi sulla bocca di un tondo che ricorda vagamente un viso, quanti “ciao” in una mano tratteggiata.

Sentire la voce di un familiare o di un amico solo per chiedergli «come stai»? Meglio un audio e magari l’ascolto di una risposta registrata (le telefonate sono sempre più rare). Le nuove forme di comunicazione non possono sostituire gli incontri, le strette di mano, il semplice guardarsi. Avrà da fare san Carlo con la cattiveria di certi messaggi, inviati da un luogo sicuro, dietro uno schermo (i leoni da tastiera sono feroci solo se guardano gli altri protetti dalle sbarre di una gabbia).

Per non dire dell’abitudine recente di mandare messaggi d’auguri già belli e confezionati dalle funzioni di alcuni social: tutti uguali. Un secondo e via: il pensiero è tolto. Nemmeno lo sforzo di pensare la frase da scrivere. Ci vorrebbe calore, vicinanza, prossimità. In definitiva: un cuore di carne e non più fatto di pietra o di microchip e fili vari. Anche nel web ci vorrebbe un santo, qui per sempre al nostro fianco. Ora lo abbiamo. 

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