Un flebile raggio di sole, una luce timida, quasi come un piccolo barlume di speranza, ha accompagnato il gruppo PUACS in viaggio verso Lourdes dalle prime luci dell’alba di lunedì 25 agosto.
All’aeroporto di Salerno, l’emozione si respirava già nell’aria: abbracci calorosi tra volontari che si ritrovavano dopo mesi, mani che si stringevano più forte del solito e sorrisi sinceri che celavano lacrime di gioia. I volti degli ammalati, illuminati da un’attesa lunga un anno, raccontavano più di mille parole. Per molti, il ritorno a Lourdes era una data segnata sul calendario da tempo, un appuntamento con la fede, con la consolazione e con quella gioia profonda che solo questo luogo sa donare; altri, invece, per la prima volta si preparavano a vivere questo viaggio, realizzando un sogno chiuso nel cassetto da anni.
Tra i viaggiatori, come di consueto, la presenza speciale del nostro Vescovo diocesano, mons. Giuseppe Giudice, che, con passo discreto e sguardo paterno, si è unito al gruppo come guida e compagno di viaggio, condividendo fin da subito sorrisi, parole di conforto e benedizioni silenziose. La sua figura, tra i tanti volti commossi e ansiosi di partire, sembrava ricordare a ciascuno che questo non era un viaggio come tanti, ma un vero e proprio cammino dello spirito, un pellegrinaggio del cuore verso un luogo dove la fede si fa tangibile e il dolore si trasforma in preghiera.
Ed è così che, con la valigia carica di fede e il cuore colmo d’attesa, i 170 pellegrini di speranza della PUACS sono giunti in quel pezzo di terra toccato dal cielo, per vivere delle giornate intrecciate tra momenti di raccoglimento, liturgie solenni e gesti semplici, vissuti con l’intensità che solo chi ha conosciuto la sofferenza e il dolore può comprendere fino in fondo.
Speranza è stata la parola d’ordine, in linea con il tema pastorale suggerito dal santuario di Lourdes “Con Maria, pellegrini di speranza”, sulle orme del Giubileo 2025. Una speranza che si è fatta canto, preghiera, cammino e si è concretizzata in ogni celebrazione vissuta insieme del nostro programma ricco di appuntamenti: le Celebrazioni Eucaristiche presiedute dal nostro Vescovo Giuseppe, in comunione con i sacerdoti diocesani che hanno partecipato al pellegrinaggio; la Via Crucis, in montagna per i pellegrini e all’esplanade per gli ammalati con i loro accompagnatori, in cui offrire in silenzio le croci che appesantiscono le nostre vite quotidiane; la processione eucaristica, per ringraziare Gesù che nel Santissimo Sacramento si fa vivo e presente in mezzo a noi; la Messa internazionale, dove, nella basilica sotterranea di San Pio X, si riuniscono migliaia di pellegrini, tante lingue diverse, tanti cuori, ma un’unica preghiera.
Alla sera innumerevoli i fedeli che hanno acceso il buio con la luce delle fiaccole per la suggestiva Procession aux flambeaux: insieme alle fiammelle, tante sono state le intenzioni di preghiera innalzate al cielo e affidate a Maria.
L’intimità e l’intensità di quei momenti mettono in una profonda comunione chi offre la propria sofferenza e chi, come i fratelli e sorelle della PUACS, è pronto ad accoglierla con amore. Ammalati, volontari, pellegrini e sacerdoti… tutti uniti da un solo desiderio: lasciarsi guardare da Maria e tornare a casa con un cuore nuovo.
I primi passi da sacerdote, sulle orme di Maria
E proprio in questa atmosfera di preghiera e condivisione la presenza dei sacerdoti ha rappresentato un dono prezioso. In quest’anno giubilare è stata ampia la partecipazione del clero della nostra diocesi: ben quattordici sacerdoti ci hanno accompagnato nel pellegrinaggio, condividendo con noi celebrazioni, ascolto e fraternità. Tra questi volti, quello di don Salvatore Capriglione, novello sacerdote della nostra diocesi, ordinato lo scorso 29 aprile, che ha raccontato l’emozione di venire a Lourdes per la prima volta come presbitero.
«Esperienza davvero molto particolare: è emozionante ritornare in alcuni luoghi e adesso celebrare lì l’Eucarestia e partecipare in maniera diversa anche ai vari momenti celebrativi. Momenti di grazia particolari per me e per il mio ministero». Confida infatti di aver «chiesto alla Madonna di custodire gli inizi del suo sacerdozio» e di essersi commosso per aver avuto la possibilità di stringere un legame con gli ammalati e scambiare con loro qualche parola: «in questo legame con la fragilità si può incontrare Cristo, e lo porterò nel cuore come uno degli aspetti più importanti per me».
Altra emozione che don Salvatore dice di portare con sé a casa da questo viaggio è quella provata alla Santa Messa alla grotta: «In quella Celebrazione ho percepito proprio la carezza di Maria. A volte la Madonna sembra così distante e irraggiungibile, e invece alla grotta si percepisce concretamente il suo essere Madre vicina a noi».
43 anni a Lourdes: la voce di chi non ha mai smesso di credere
Se per molti questo pellegrinaggio ha rappresentato una prima volta, altrettanti sono stati i volti familiari di chi, da anni, ne è parte viva. Tra questi fedelissimi protagonisti c’è Mario Annunziata, un fratello ammalato di Sarno, che dal 1982 è ininterrottamente presente nel gruppo PUACS.
Tra una chiacchierata e l’altra, tra lacrime di commozione e sorrisi speranzosi, ho catturato le sue emozioni e la gioia che lo porta ai piedi della Vergine di Lourdes ogni anno da ben 43 anni.
«I volontari per me ormai sono realmente fratelli. Torno a Lourdes ogni anno perché vivo un’esperienza che mi fa stare bene. Mi piace stare in comitiva e mi piace farlo con voi. Qui sento che la Madonna mi è vicina, come mi sono vicini tutti i fratelli e sorelle della Puacs. Siamo come una grande famiglia e Lourdes è la nostra casa».
Dice queste parole con un sorriso che ha il sapore della fedeltà, con i suoi occhi che si riempiono di luce quando rivolge lo sguardo alla grotta, consapevole che quelle emozioni gli cammineranno accanto ancora a lungo.
«Ricorderò per sempre le emozioni vissute»
La signora Annamaria Del Cuoco, della parrocchia “Corpo di Cristo” in Pagani, è la fortunata lettrice di Insieme che ha vinto un posto per partecipare al pellegrinaggio diocesano messo in palio per la campagna abbonamenti 2024/2025.
«Lourdes è stata per me un dono inaspettato: un viaggio che ha riempito il cuore di gioia, di pace e soprattutto di gratitudine – ha raccontato -. Ho trovato un ambiente accogliente e respirato un’armonia speciale. Ricorderò per sempre le emozioni vissute e la gentilezza dei volontari PUACS, sempre presenti e instancabili».
“Uniti nella Carità”
Ogni anno la PUACS promuove una lotteria solidale, per contribuire, con il ricavato, alle spese di viaggio degli ammalati che desiderano unirsi al pellegrinaggio. Il primo premio in palio, il viaggio a Lourdes, è stato vinto dalla signora Rosanna Buongiorno, da anni volontaria PUACS e vicina alle attività promosse dall’associazione, ma che finora non aveva mai avuto la possibilità di unirsi al pellegrinaggio. Una coincidenza speciale, che ha trasformato un desiderio in realtà.
«È stato come ricevere un regalo inatteso ma profondamente desiderato. Partecipo con gioia alle iniziative della PUACS da tempo e vivo con entusiasmo l’esperienza al fianco degli ammalati nella nostra realtà diocesana. Quest’anno finalmente sono arrivata a Lourdes, e porto con me una gratitudine che non so nemmeno spiegare a parole».
La parola del vescovo Giuseppe
Accanto a queste testimonianze vive e sincere, si è fatta sentire anche la voce della Chiesa, nella presenza preziosa del nostro vescovo Giuseppe. La sua partecipazione ha donato al pellegrinaggio un’ulteriore profondità spirituale, rendendo ancora più forte il senso di Chiesa in cammino, unita nella fede e nella carità. Una comunione senza confini e senza età, dai più grandi ai più piccoli: non è mancato, infatti, un pensiero per i 22 bambini che quest’anno hanno partecipato al pellegrinaggio, a cui ha lanciato l’invito ad «imparare a colorare un mondo di pace».
In diverse occasioni il Vescovo ha parlato ai cuori dei tanti pellegrini, esortandoli a vivere il pellegrinaggio – a Lourdes, ma anche della vita – con lo spirito giusto, evocando la figura evangelica dei discepoli di Emmaus: «Ad Emmaus i pellegrini disperati riconoscono Gesù e diventano pellegrini di speranza».
E se è vero che ogni cammino di fede nasce dall’incontro con Cristo, è altrettanto vero che questo incontro passa spesso per lo sguardo di Maria. È proprio a Lei che monsignor Giudice ha dedicato un pensiero profondo e pieno di tenerezza, ricordando il suo ruolo nella Chiesa e nella vita di ciascuno di noi: «Il Concilio ci ricorda che, dal punto di vista teologico e spirituale, la Madonna tiene il punto più alto e più vicino a noi. Punto più alto, perché solo Lei è stata preservata dal peccato, ma è vicina a noi, perché ha conosciuto, come ogni mamma, come ogni donna, come ogni figlia, come ogni sorella, tutte le fatiche della storia. È segno di consolazione e di sicura speranza».

Parole che hanno toccato il cuore di tutti, perché in Maria ciascuno riconosce un volto familiare, una compagna di viaggio, una Madre capace di comprendere ogni fatica e accogliere ogni preghiera. Una presenza che si è fatta viva nelle mani dei volontari, negli sguardi di incoraggiamento dei sacerdoti, nelle preghiere sussurrate degli ammalati, nelle benedizioni paterne del Vescovo, nella luce silenziosa della grotta. Ed è proprio rivestiti di questa luce che si fa ritorno a casa, con il cuore colmo di gratitudine, gli occhi umidi di emozione, il corpo stanco, ma il passo rinnovato, animato dal desiderio di portare ovunque il riflesso di quella bellezza che solo Maria sa generare.
a cura di Sabrina Perrino
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