Campania felix, la storia agricola locale

Le eccellenze agroalimentari tradizionali del nostro territorio saranno il filo conduttore dell’evento di formazione del 27 gennaio che si terrà presso la Curia vescovile di Nocera Inferiore.
Foto di Salvatore Alfano

La terra delle cinque coltivazioni annuali. Quella delle Dop San Marzano e Cipollotto nocerino. La valle delle primizie. Degli agrumi di Sant’Egidio del Monte Albino, del pomodorino di Corbara.

Ma anche delle zucche di Scafati, delle ciliegie di Bracigliano, del peperoncino verde di fiume. La Campania conta 16 prodotti agroalimentari registrati, tra cui le Dop già citate e il Carciofo di Paestum IGP, più sette in protezione nazionale transitoria. 

L’Agro nocerino sarnese è stata e resta, nonostante l’aggressione dell’uomo, una terra fertile e ricca di potenzialità. Terra intesa come territorio ma anche come terreno, suolo, che produce e fruttifica.

A richiamarlo è Teresa Del Giudice, docente di Economia ed estimo agrario all’Università Federico II di Napoli. Originaria di Nocera Inferiore, conosce bene questo territorio e le molteplici opportunità che offre in termini agroalimentari.

L’Agro delle meraviglie

Teresa Del Giudice

«Abbiamo una terra fertile con cinque produzioni l’anno, non accade in nessuna altra parte del mondo», afferma l’esperta. Laddove si verifica, è perché si parla di coltivazioni intensive, sollecitate dall’intervento umano, tecnologico e chimico. Il riscatto del territorio, anche per le nuove generazioni, passa da questa ricchezza naturale: «Abbiamo il San Marzano, il Cipollotto nocerino. Non possiamo tornare indietro, ma possiamo e dobbiamo tutelare quello che resta, valorizzandolo».

Un ruolo importante potrebbe averlo il cosiddetto biologico. La comunità mondiale ha fissato degli obiettivi. Allo stesso tempo non si può ignorare quanto l’inquinamento abbia compromesso moltissime aree del pianeta, tra cui quelle a vocazione agricola, forse alterando per sempre la biodiversità.

Il biologico

«Il biologico – spiega la docente – è uno degli obiettivi della politica agricola. La visione del medio periodo punta ad avere un quarto della superficie agraria a biologico. Un segmento che cresce perché cresce l’innovazione. Non è pensabile in una realtà che richiede più cibo favorirne una che riduce la produzione, se non supportata da forte innovazione. L’innovazione è presente anche nell’agricoltura integrata, a basso residuo, che oggi dà risultati eccezionali».

Tuttavia, di agricoltura si discute molto poco. Un focus lontano dalle agende politiche e istituzionali. Almeno questa è l’impressione, confermata anche da Del Giudice.

«È un errore gravissimo. Si pensa sempre che l’agricoltura sia rappresentata dagli agricoltori nei loro passi di terra. L’agricoltura è la collina, la montagna e anche la pianura. Occorre capire anche nel nostro piccolo, come accade a livello mondiale, che l’agricoltura moderna deve diventare il perno su cui costruire lo sviluppo, con un approccio alla salute unico».

L’agricoltura è futuro

Insomma, «l’agricoltura è futuro», dice la professoressa della facoltà di Agraria, che ha la sua storica sede nella Reggia di Portici, a Napoli. Non solo perché la tecnologia ha fatto passi da gigante, contribuendo allo sviluppo di nuove tecniche di coltivazione che coniugano tradizione e modernità.

«Oggi anche nella produzione più stretta c’è tanta automazione, grazie ad una sensoristica sempre più sviluppata. Inoltre, l’agricoltura consentirà di affrontare le sfide che attendono l’umanità nel prossimo futuro: il risparmio idrico, l’inquinamento atmosferico».

Senza contare che si stanno facendo studi per l’agricoltura nello spazio, con la Federico II in prima linea: «Se vogliamo andare su Marte dobbiamo pure poter coltivare. L’agricoltura è molto al di là del campo a cui eravamo abituati: comprende ingegneria, economia, management. È una cosa molto moderna e in linea con i tempi, ovviamente ci vuole una passione di base».

Infatti, l’agricoltura ha nuovi ruoli e nuove dimensioni, che provano a recuperare i gap passati: «Oggi a causa dei trend demografici e delle diverse economie che stanno ridisegnando il mondo, l’agricoltura torna a diventare cibo, è il pilastro di ogni discussione e decisione politica».

Con ripercussioni anche sulla difesa del suolo. Argomento che diventa centrale in concomitanza di eventi alluvionali e franosi, per poi scomparire dal dibattito. Il Masterplan dell’Agro approvato dalla Regione Campania dovrebbe incidere sotto questo aspetto, ma si è agli albori.

La professoressa Del Giudice fa una raccomandazione: «L’agricoltura in Italia è anche territorio e paesaggio. Senza agricoltura le nostre colline, montagne o pianure sarebbero destinate alla distruzione. Oggi è l’unico settore in grado di gestire lo spazio rimanente all’umanità».

I prodotti agroalimentari tradizionali

Cipollotto nocerino Dop

I prodotti agroalimentari tradizionali (PAT, ndr), rimasti nel ricordo e nella cultura di una ristretta cerchia di produttori delle aree più interne, vengono ricercati non più da pochi appassionati fedeli.

Sempre più numerosi consumatori a tale ricerca associano la riscoperta delle tradizioni, della cultura, delle bellezze della nostra terra.

Il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, di concerto con le Regioni, ha attivato gli strumenti necessari a salvaguardare questi alimenti.

In questo modo, si conservano le metodiche tradizionali di produzione, ricchezza dell’agricoltura e della cultura italiana.

Allo stesso tempo si assicurano ai consumatori le necessarie condizioni di igiene e sicurezza alimentare. 

La Campania, con 593 prodotti, è la regione con il maggior numero di prodotti registrati.

Tra questi sono annoverati anche la pesca giallona di Siano, il finocchio di Sarno, il peperoncino Nocerese, il biscotto di Castellammare e la cipolla ramata di Montoro.

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