Scuola e Intelligenza artificiale

Come può aiutare la didattica? Come evolverà l’educazione nell’era dell’Intelligenza Artificiale?
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

È del mese di settembre la pubblicazione delle Linee Guida per l’utilizzo dell’Intelligenza artificiale nella scuola e nella formazione. L’Unesco ha ritenuto opportuno offrire agli operatori scolastici un utile e illuminante vademecum. Ma cosa è l’Intelligenza artificiale?

È l’abilità di una macchina di mostrare capacità umane quali il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione e la creatività. Tuttavia, quando si parla di AI (Artificial Intelligence, ndr), si pensa all’uso di ChatGPT e alla funzione che tale sistema possa esercitare nelle verifiche scolastiche degli studenti.

Sicuramente il rischio che gli alunni vi ricorrano per affrontare le prove disciplinari c’è.

Gli studiosi ci riferiscono, ad esempio, che si può prevedere, incrociando dati quali presenze a lezione, tempi di consegna dei compiti e altri parametri, quando è più probabile che uno studente universitario abbandoni gli studi.

L’idea è che si possa intervenire preventivamente con un riorientamento. Ma c’è anche un uso più strettamente didattico e riguarda la valutazione.

Attraverso feedback ricorsivi il sistema traccia una valutazione formativa continua che permette ai docenti di comprendere meglio le fragilità degli alunni e, di conseguenza, di programmare le attività di supporto.

Oltre ChatGPT, che nasconde certamente qualche insidia, vi sono i mediatori visivi che traducono una lezione in mappa concettuale.

In definitiva l’AI libera l’uomo da attività appartenenti a livelli di pensiero di ordine inferiore e gli regala, invece, tempo da dedicare a quelle di livello superiore, quelle in cui gli esseri umani sono ancora insostituibili. In fondo, la rivoluzione industriale, con l’apporto delle macchine, non ha forse liberato i lavoratori da attività fisiche inumane?

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