Addio all’archeologo Mario Torelli

L’archeologo Mario Torelli

Addio all’archeologo Mario Torelli. Ha speso una vita al servizio dell’archeologia e della storia dell’arte.  Pubblichiamo un’intervista rilasciata ad Insieme dove il professore faceva il punto sullo stato di salute dei tesori artistici della valle del Sarno. Un giudizio per nulla positivo e ottimista quello dell’illustre archeologo.

di Salvatore D’Angelo

Sui suoi libri hanno studiato, e ancora studiano, generazioni di archeologi. È tra i maggiori esperti internazionali di archeologia, in particolare di storia etrusca. Ha insegnato storia dell’arte greca e romana nelle università di Cagliari e Perugia. Una mente eccelsa, che ben conosce lo stato dei siti archeologici della valle del Sarno per aver lavorato in queste zone.

Il professore Mario Torelli illustra il suo punto di vista sui tesori che costellano il territorio dell’Agro nocerino sarnese. La sua autorevole opinione non lascia spazio all’immaginazione: «Lo stato di salute degli scavi archeologici della valle del Sarno è messa moderatamente male. Si è di fronte ad un patrimonio disperso. Chi arriva a Nocera fa fatica a capire qual era la Nocera antica. Gli scavi di Nocera Inferiore non hanno nessun rapporto con i monumenti di Nocera Superiore». Manca, insomma, una vera rete di relazione.

Per il professore si tratta di opportunità sprecate: «Questo è un vero peccato perché l’insieme di questi monumenti è assolutamente straordinario. Farli andare in malora, come stanno andando, è quasi un delitto. All’orizzonte non si intravede nessuno che mostri attenzione alla loro conservazione e manutenzione. Si stenta a credere che ci troviamo in una delle più grandi città della Campania».

Mario Torelli ritira il Premio Balzan nel 2014

Le responsabilità di chi sono?

Responsabili della conservazione sono le Soprintendenze, ora ridotte in uno stato di confusione generale. Hanno strappato musei dai territori, hanno fatto dei parchi lasciando fuori monumenti giudicati minori. È una cosa francamente ridicola, oltre che dannosa. La loro divisione ha fatto danni grandissimi, a fronte di alcuni vantaggi come per esempio la realtà di Pompei che sta risorgendo. C’è stato solo molto impegno sui monumenti simbolo, come il Colosseo, ma si è dimenticato il resto.

Un po’ come avvenuto altrove, per esempio in Grecia?

Negli anni ’70 la Grecia ha fatto la stessa scelta. Ha stabilito qual era il giro turistico tipico e si sono curati solo i monumenti inclusi nel giro, mentre ciò che restava fuori è stato abbandonato. Lo stesso sta avvenendo in Italia. Lo si fa solo per la “cassetta”. Sono politiche da bottegai che non fanno onore al nostro meraviglioso patrimonio.

Altro che valorizzazione delle risorse artistiche?

Mettiamo come ministro uno specialista di moda! L’Italia è un Paese in declino, ma non pensavo che il declino fosse così vertiginoso.

Cosa è mancato alla valle del Sarno, allo sviluppo di questi beni? Cosa si poteva fare e non è stato fatto?

Conferimento della cittadinanza onoraria di Nocera Inferiore a Mario Torelli

Nocera è uno dei mille casi dell’Italia in cui si poteva fare e non è stato fatto nulla. Non è che è stato trascurato di più o di meno degli altri. Pompei crollava, se non si interveniva con il cofinanziamento europeo fino a 105 milioni di euro l’avremmo persa. Per anni, decenni, non si è fatta manutenzione. Sono mancati investimenti di soldi, persone e tempo. Occorrono fondi, oggi più che mai, soprattutto per mantenere ciò che si è restaurato.

Siamo di fronte a siti minori rispetto a Pompei, Ercolano e Paestum o c’è una valenza scientifica sottovalutata?

Nocera insieme a Capua e a Nola è tra le città “italiche” più importanti della Campania, quella Campania felix che era la terra desiderata da tutti. È chiaro che queste città hanno una concentrazione incredibile di beni, ma una parte rilevante del patrimonio è andato disperso, purtroppo facendo spesso scelte discutibili. Adesso, per esempio, hanno finalmente nominato un direttore del museo di Capua. Un museo ricchissimo, finora nelle mani di notabili locali. Nocera, invece, non ha un vero museo, ma una raccolta causale di oggetti. Un paradosso, un grande vuoto se rapportato all’enorme qualità e quantità di materiali scoperti negli ultimi duecento anni.

 

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