Maria ci prende per mano

Il cardinale Angelo Comastri racconta due storie di conversione avvenute grazie all’intermediazione della Madre di Dio. Il vicario del Papa per la Città del Vaticano ci presenta la forza salvifica della Vergine nelle storie di due poeti: Carducci e Papini. Uomo mariano ed eucaristico, il Cardinale ha accompagnato tutto il tempo della pandemia con la preghiera del Rosario dalla basilica di San Pietro.

di Salvatore D’Angelo

 

Per tutta la quarantena ha recitato il Santo Rosario dalla Basilica Vaticana. Ai piedi della statua di Maria, dinanzi l’altare della Cattedra, il cardinale Angelo Comastri si è consumato nella preghiera per la Chiesa e per il mondo. Il suo profilo rassicurante, la sua voce delicata, la sua serenità sono stati un punto di riferimento per quanti da casa, impossibilitati a muoversi per l’emergenza sanitaria, hanno invocato la Vergine Maria affidandole le sorti dell’umanità.

Il vicario di papa Francesco per la Città del Vaticano, uomo mariano ed eucaristico, ha commosso tutti quando in più occasioni si è emozionato chiedendo di pregare, per esempio, per i sacerdoti e soprattutto quando ha ricordato le madri.

Nel corso della diretta del 9 maggio, alla vigilia della festa della mamma, l’arciprete della basilica di San Pietro ha esclamato con le lacrime agli occhi: «Ci sono mamme che si spendono per la famiglia e sono felici di farlo, si sacrificano in silenzio per rendere più bella la vita. Preghiamo per le mamme, e chi ha ancora la grazia di avere una madre l’abbracci e le dica: grazie, mamma!». Una tenerezza infinita, che ha mostrato l’umanità di una persona dal grande cuore e profonda fede. Caratteristiche che si riscontrano particolarmente quando parla e scrive della Madre di Dio.

Nonostante gli impegni, in questo periodo ha avuto il tempo di raccontarci due storie che documentano, in modo evidente e commovente, la maternità spirituale di Maria. La prima ha come protagonista Giosuè Carducci, la seconda Giovanni Papini. Esperienze che il cardinale Comastri ha raccontato nel libro Il Crocifisso è vivo, pubblicato nel 2017.

Giosuè Carducci

«Il poeta – afferma il vicario del Santo Padre per la Città del Vaticano – era ostile alla fede cattolica e il tristemente celebre Inno a Satana esprime la sua visione della vita. Egli riteneva che il pensiero umano fosse libero soltanto se si svincolava dalla schiavitù della religione cattolica. Giosuè Carducci vede in satana il rappresentante del progresso del pensiero umano attraverso la ribellione nei confronti di ogni imposizione che viene dalla religione. Carducci addirittura riferisce che le prime parole insegnate al suo bambino erano alcuni versi dell’Inno a Satana».

Il tempo però porta con sé dei cambiamenti. «Lentamente e faticosamente – continua il Cardinale – qualcosa cominciò a cambiare nell’animo del poeta nell’ultimo periodo della sua vita. Nel 1897, a 62 anni, scrive la poesia La Chiesa di Polenta con le celebri toccanti parole rivolte a Maria, la Madre di Gesù. Sono belle e pulite come la preghiera di un fraticello dall’anima candida».

C’è stato un cambiamento. Ma quando? Per san Luigi Orione la conversione è avvenuta a Courmayeur, durante uno dei periodi che Carducci trascorse in quella cittadina; e il ritorno a Gesù avvenne ai piedi dell’abate Pietro Chanoux.

«Libertà Carducci, ultima figlia del poeta – aggiunge Comastri –, ha segnato un appuntamento del padre con l’abate nell’ultimo volume dell’epistolario: è un fatto significativo, spiegabile soltanto con un ritorno del poeta verso Gesù condotto per mano da Maria».

Giovanni Papini

Nel 1911, all’età di trent’anni, pubblicò Le memorie d’Iddio. «Chiama Dio “figlio degli uomini” nel senso che sono stati gli uomini ad inventarlo», ricorda l’arciprete della Basilica Vaticana. «In quell’occasione Tommaso Gallarati Scotti gli scrisse una severa lettera di rimprovero, che però terminava con una singolare profezia: “Lascia che io confidi per te in Colui a cui hai gettato il fango e nel quale io credo con tutto l’ardore della mia fede rinata. Tu non puoi fuggirlo. Egli attende la tua anima al varco per abbracciarti”. E così è stato: puntualmente! E chi l’ha portato tra le braccia di Gesù? – si chiede il Cardinale – È stata la Madonna!». Anche Domenico Giuliotti era convinto che le bestemmie di Papini nascondessero «interesse, nostalgia e forse … anche amore».

Intanto nel 1912 esce con l’opera Un uomo finito. «Si aprono inattesi squarci dai quali si intravede un’anima disperata, un’anima alla ricerca della luce. Dopo aver incontrato Cristo, tutto il resto gli sembra ombra. Cristo, infatti, è vivo! Questa è l’esperienza entusiasmante che si ritrova in ogni convertito», sottolinea il vicario di Sua Santità per la Città del Vaticano.

In una poesia pubblicata in Pane e vino, Papini dà questa convincente fotografia di sé stesso: «Vorrei, Signore, lasciar la superba scontrosità che il mio spirto infesta e diventar come il filo dell’erba che nel tuo campo ciascuno calpesta. Vorrei, Signor, che questo mio viso, sempre orgoglioso di fiera bruttezza, lo rischiarasse un candente sorriso d’immeritata tua tenerezza».

«L’umiltà – analizza Comastri – l’ha portato tra le braccia di Gesù! E il sorriso glielo portò Maria, alla quale egli si rivolse con questa preghiera: “Golfo d’Amore, Abisso di Speranza noi da Te sola aspettiamo l’aiuto in questo poco lume che ci avanza. Abbi pietà di quelli che il sudore spandono per offrire a tutti il pane; abbi pietà del tacito dolore, delle superbie, delle voglie vane; abbi pietà del gemito tenace che sale su dalle terrestri tane verso di Te, Regina della Pace”. Giovanni Papini in cielo sicuramente continua a pregare con queste parole. E la Madonna instancabilmente continua a preparare i cuori all’incontro con Gesù».

Il Cardinale ha voluto chiudere la riflessione per Insieme con alcuni versi del poeta romanesco Trilussa: «Quann’ero ragazzino, mamma mia me diceva: Ricordate fijolo, quanno te senti veramente solo, tu prova a recità n’Ave Maria! L’anima tua da sola pija er volo e se solleva come pe’ maggiìa! Ormai so’ vecchio, er tempo m’è volato, da un pezzo s’è addormita la vecchietta, ma quer consijo nun l’ho mai scordato. Come me sento veramente solo… io prego la Madonna benedetta e l’anima da sola pija er volo!».

Parole semplici e autentiche che ci ricordano che la Mamma celeste è sempre accanto a noi, soprattutto nei momenti difficili. Ci protegge sotto il suo manto e ci fa strada per raggiungere la salvezza.

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