Padre D’Andria: 40 anni di sacerdozio

Domani, 7 dicembre, padre Aldo D’Andria, parroco di Sant’Antonio di Padova a Poggiomarino, festeggia 40 anni di sacerdozio. Il sacerdote stimmatino ha ripercorso i momenti più belli della sua vocazione e del cammino sacerdotale. 

Raccontarsi non per vanagloria ma per narrare le meraviglie che il Signore compie nella nostra vita nonostante i nostri limiti, alla vigilia dei 40 anni di sacerdozio. A sei anni nutrivo già il desiderio di diventare sacerdote, il maestro mi chiamava già don Aldo tutte le mattine, a Messa, prima di andare a scuola alle 8.00. Con gli anni, crescendo, ho maturato l’anelito di spendere la vita per gli altri. Ma questa ragione, da sola, non mi bastava!

Alla fine del liceo, una sera recitavo il Rosario con l’oratorio a casa di una persona malata da dieci anni, e le confidai il mio disagio. La risposta che ricevetti, inattesa da una persona sofferente, mi fece versare tante lacrime davanti a tutti: «Aldo, non temere, ti consegni all’Amore!». In quel momento compresi che non basta darsi agli altri e vivere per gli altri, ma, per essere davvero felici, bisogna restituire la propria vita a Colui che ce l’ha donata! Proprio così, il mio orizzonte di questi quarant’anni!

Con la gioia nel cuore, ripresi con più slancio il mio cammino vocazionale. Fui chiamato al servizio militare come aviere, esperienza bellissima a fianco del cappellano militare, alla sua scuola ho imparato umanità, dedizione, disponibilità sempre e con tutti.

Parto per Te

Ordinato sacerdote il 7 dicembre 1979, ho dedicato tempo e passione ai giovani seminaristi per ben 15 anni in Italia e nelle Filippine dove andai come missionario, con questa convinzione: «Se non vado io, chi potrà andare al mio posto? Nessuno». Ognuno risponde per sé, la chiamata è personale. Avevo una mamma semiparalizzata, ero il suo sostegno fisico e morale. Le comunicai la mia decisione e lei, tra le lacrime e i mal di pancia, mi disse: «Aspetta, muoio e parti»; ma, in cuor mio dissi: «Signore, prenditi tu cura di mamma, perché io parto per Te, non per me».

Mamma visse altri sei anni pregando e soffrendo anche per me, come la mamma di Gesù. E così, appena giunsi a Manila, il 20 settembre 1987, la domenica mattina durante la Messa il Signore mi diede un’altra risposta: al primo banco, su una sedie a rotelle, c’era una signora dall’età di mia madre. Mentre alzavo l’ostia, sentii la voce del Signore che mi diceva: «Quella è tua madre!». Il Signore mi aveva restituito ciò che avevo lasciato: una madre non più nella carne, ma nella fede. Così ho rivissuto in me la storia di Abramo e di Isacco.

L’arrivo a Poggiomarino

Sono rimasto per tanti anni anche come parroco al servizio di quella Chiesa fino al 2000, quando fui chiamato a diventare Superiore provinciale della Congregazione. Il Signore mi chiamò ad essere missionario non più ad gentes ma in casa propria, con i miei confratelli: missionari si è sempre e ovunque, perché chi ti rende missionario è lo Spirito che ti porti dentro, non gli spazi.

Terminato il mio mandato, i nuovi superiori mi chiesero di venire a Poggiomarino. Dal 2006 sono qui in questa comunità, dal 2012 come parroco. Quante altre cose belle e meno belle potrei raccontare di questi 40 anni di sacerdozio; il Signore sa scrivere dritto anche tra le righe storte della nostra vita. Tutto questo mi fa esclamare con le parole di Maria: «Ha guardato la povertà del suo servo, grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente; Santo è il Suo Nome!». A Poggiomarino si sta bene, la gente è buona ma il cuore di un sacerdote, come quello di Cristo, non dice mai: questo basta, ma, per voi e per tutti!

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