Ottant’anni: l’Assemblea costituente che approvò la Costituzione, entrata in vigore il 1° gennaio 1948, era stata eletta il 2 giugno 1946.
A guerra finita uomini e donne provenienti da diverse esperienze e con diversi pensieri si ritrovarono per tradurre in realtà il sogno di pace, di giustizia e di libertà che avevano coltivato nel tempo dell’oscurità e della dittatura. Il futuro era ben presente nei lavori della Costituente.
Sono trascorsi ottanta anni e quella “Carta” parla ancora di futuro al nostro Paese con la freschezza e la forza profetica di chi crede e lotta per i diritti di ognuno e di tutti senza dimenticare che a ogni diritto corrisponde un dovere come ad ogni domanda corrisponde una risposta di responsabilità.
Rileggere le pagine di quel dialogo è un’immersione in un magistero culturale e politico che va oltre le date e ritorna più che mai attuale.
Il cosiddetto “piano di pace” del presidente Usa è lì a dire, con altri casi inquietanti, che “il buio” c’è ancora e ancora c’è il disegno di scardinare con la forza principi e ideali per concludere affari e spartizioni di terre e ricchezze.
La nostra Costituzione risponde alla deriva con l’articolo 11: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente in condizioni di parità con gli altri Stati alle limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.
Non è un articolo che si può isolare dal corpo della Costituzione, ne richiama infatti i fondamenti e le prospettive alle quali lavorarono i padri e le madri costituenti. Come accettare allora che qualcuno sostituisca alle organizzazioni internazionali, dopo averle offese e indebolite, organizzazioni private lasciando fuori dalla porta le vittime di politiche aggressive e predatorie?
La nostra Costituzione, grazie anche alla vigile custodia del presidente della Repubblica, leva la sua voce per dire al Paese e al mondo che la strada da imboccare per un nuovo ordine mondiale non è quella di un folle apprendista stregone bensì è quella del saggio tessitore di relazioni. Ed è la stessa voce a levarsi perché ogni cittadino italiano sia vigile e attivo quando si annunciano riforme costituzionali.
C’è chi ascolta: una coppia di sposi fiorentini, Beatrice e Francesco, nel giorno del loro matrimonio invece del tradizionale biglietto ha donato a tutti gli invitati una copia della Costituzione come espressione del futuro che stavano incominciando a costruire insieme ma non da soli.
A ottanta anni di distanza, la nostra Costituzione parla di futuro alle coscienze, nello stesso tempo chiede che qualcuno le risvegli quando cadono nel torpore dell’indifferenza e dell’assuefazione.
Paolo Bustaffa
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