L’Irc nella scuola oggi: cultura, dialogo e servizio

A dicembre i Vescovi Italiani hanno diffuso la nuova Nota pastorale sull’Insegnamento della Religione Cattolica, che ne sottolinea il valore culturale, umano e formativo, considerandolo un servizio essenziale per la scuola di oggi e di domani. Ferrentino: «Importante per affrontare sfide emergenti».
Students raising hands while teacher asking them questions in classroom

In un tempo in cui la scuola italiana è attraversata da profondi cambiamenti culturali e sociali, la Chiesa italiana torna a confrontarsi sul senso e sul ruolo dell’insegnamento della religione cattolica. A quarant’anni dall’Intesa del 14 dicembre 1985 e a oltre trent’anni dalla precedente Nota pastorale del 19 maggio 1991, la Conferenza episcopale italiana ha approvato un nuovo documento che offre una lettura aggiornata dell’Irc, confermandone il valore educativo e culturale come spazio di confronto e dialogo nel contesto contemporaneo.

La nuova Nota, intitolata “L’insegnamento della religione cattolica: laboratorio di cultura e dialogo”, è stata approvata dalla 81ª Assemblea generale della Cei, svoltasi ad Assisi a novembre del 2025, dopo un’ampia consultazione in tutte le Diocesi italiane e con il contributo dei responsabili degli uffici diocesani dell’Irc.

«Era importante aggiornare un documento che ha oltre 30 anni – commenta il responsabile diocesano del Servizio Insegnanti Religione cattolica, Antonio Ferrentino –, la società italiana è cambiata: è cresciuto il fenomeno migratorio e di conseguenza il pluralismo culturale e religioso, sia sul territorio che nelle nostre scuole. È in atto una vera e propria rivoluzione antropologica e digitale, infine le minacce per la pace internazionale. Anche il sistema scolastico si è evoluto – continua – attraverso una maggiore autonomia didattica e organizzativa che mette sempre più al centro gli alunni e i loro bisogni formativi, con una particolare attenzione pedagogica finalizzata alla crescita integrale degli studenti».

Antonio Ferrentino, responsabile diocesano del Servizio Insegnanti Religione cattolica

«Non viviamo un’epoca di cambiamento quanto un cambiamento d’epoca», aveva osservato il cardinale Matteo Zuppi durante la presentazione della Nota, riprendendo un’espressione resa emblematica da papa Francesco e da papa Leone XIV per interpretare il tempo presente. In questo scenario, l’Irc viene letto non come residuo del passato, ma come risorsa educativa capace di dialogo e di confronto. «I giovani, – rimarca Ferrentino – attraverso le nozioni apprese, devono tendere ad una maggiore consapevolezza personale, sociale, culturale e civica, che alimenti il senso di appartenenza e di viva partecipazione. Tutti questi cambiamenti vengono analizzati nel primo capitolo della Nota che evidenzia l’attualità e le possibilità offerte dall’insegnamento della religione davanti alle sfide emergenti».

Un dato significativo, richiamato dal documento, è la larga adesione all’Irc: oltre l’80% degli studenti a livello nazionale sceglie di avvalersene.

Una scelta che la Nota definisce chiaramente come atto di libertà e che non equivale a una dichiarazione di fede o di appartenenza ecclesiale, ma piuttosto alla richiesta di una formazione scolastica su temi religiosi. A tal proposito il responsabile diocesano ricorda che «l’Irc ha sempre saputo aprirsi al confronto e al dialogo proprio grazie all’identità che la contraddistingue, che ne valorizza la portata culturale e formativa». La presenza nelle classi di alunni appartenenti ad altri credi religiosi o atei va colta e valorizzata «come risorsa e arricchimento per la comunità scolastica», ed è «la prima e fondamentale occasione per la reciproca conoscenza e per una reale integrazione».

Inoltre, per potersi aprire ad un vero confronto occorre avere ben salda la propria identità di cristiano e di cittadino italiano. Al n. 45 la Nota ribadisce che «nella scuola di oggi, l’Irc va inteso come un laboratorio di confronto, di convivenza e integrazione, in cui le differenze possono dialogare e crescere insieme, alimentando una cultura della pace e della fraternità».

Grande attenzione è riservata al ruolo degli insegnanti di religione, in gran parte laici, uomini e donne che entrano nella scuola animati da quello che il testo definisce «lo spirito del Concilio Vaticano II»: uno stile capace di abitare una realtà essenzialmente laica, contribuendo dall’interno alla crescita della comunità scolastica. I concorsi del 2024, difatti, hanno favorito una maggiore stabilità e radicamento professionale, rafforzando il valore educativo di una disciplina riconosciuta anche per il suo contributo umano e culturale all’intera scuola.

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