Schermo e alimentazione: un legame sottovalutato

Il problema non è solo motorio: la tecnologia interferisce anche con il comportamento alimentare.

L’uso prolungato dei dispositivi digitali ha cambiato radicalmente le abitudini quotidiane di bambini e adolescenti, riducendo il tempo dedicato al gioco attivo e aumentando quello trascorso in posizione sedentaria. Ore passate davanti a schermi, spesso in contesti di svago o studio, si traducono in un minore dispendio energetico e in un peggioramento della forma fisica. 

Ma il problema non è solo motorio: la tecnologia interferisce anche con il comportamento alimentare. Mangiare davanti a un telefono, a un tablet o a una televisione riduce la consapevolezza di ciò che si assume, distrae dai segnali di fame e sazietà e favorisce un’assunzione eccessiva di calorie. Il cervello, impegnato nello stimolo visivo o digitale, non registra correttamente il pasto, e questo porta con il tempo a un aumento del peso corporeo.

Numerosi studi collegano questa abitudine all’aumento dell’obesità infantile e adolescenziale, in particolare quando è associata al consumo di snack dolci o bevande zuccherate durante l’uso dei device. Inoltre, la mancanza di movimento e la tendenza a rimanere in casa riducono le occasioni di socialità e di gioco libero, fondamentali per lo sviluppo motorio e psico-emotivo. 

Contrastare questo fenomeno significa educare alla consapevolezza: no ai pasti davanti agli schermi, sì a momenti familiari condivisi, alla pratica sportiva e ad un uso regolato e responsabile dei media. Perché promuovere un approccio equilibrato alla tecnologia non significa rinunciare al progresso, ma restituire centralità alla mente, al movimento e alle relazioni.

Salvatore Guercio Nuzio, pediatra endocrinologo ASL Salerno

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