Santa Chiara: il vescovo Giuseppe dalle clarisse di Nocera Inferiore

Mons. Giudice ha presieduto l’Eucaristia nel monastero di via Libroia. Intanto, il 6 settembre ci sarà la professione perpetua di una monaca.
La comunità delle clarisse di Nocera Inferiore in occasione della visita del cardinale Matteo Zuppi accompagnato dal vescovo Giuseppe Giudice e da don Enzo Di Nardi

Questa mattina mons. Giuseppe Giudice ha presieduto l’Eucaristia nella chiesa del monastero di Santa Chiara in Nocera Inferiore nel giorno della memoria liturgica della fondatrice dell’Ordine delle Clarisse. A concelebrare con il Vescovo una decina di sacerdoti, alcuni dei quali diocesani e altri appartenenti all’Ordine dei Frati Minori.

Una celebrazione vissuta in comunione con la comunità delle clarisse di Assisi, dove a presiedere l’Eucaristia nella Basilica dedicata a santa Chiara è stato il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, che nell’estate 2022 aveva fatto tappa nel monastero di Nocera Inferiore in occasione della sua visita in Diocesi.

L’Eucaristia, oasi nel deserto

Nell’omelia della celebrazione mons. Giudice, richiamando la prima lettura tratta dal libro del profeta Osea (Os 2,14-15.19-20), ha citato papa Benedetto XVI ricordando che «i deserti esteriori si moltiplicano nel mondo perché i deserti interiori sono diventati così ampi». Il riferimento è andato anche agli incendi che negli ultimi giorni hanno interessato l’Agro (in particolare Nocera Superiore) e, con proporzioni ancor più vaste, il Parco Nazionale del Vesuvio, ad opera di «criminali – ha sottolineato il Vescovo – che stanno distruggendo le bellezza della natura e il lavoro dell’uomo».

Eppure, «in questo deserto – ha ricordato ancora il presule – Gesù ci dona l’Eucaristia, che è la nostra oasi nel deserto», dove avviene «il misterioso incontro tra la nostra povertà e la Sua ricchezza», poiché «il dono di Dio è sempre eccedente: noi gli offriamo le cose che ci ha dato ed Egli in cambio ci dona sé stesso, noi gli offriamo del pane e del vino ed Egli ci dona il Suo corpo ed il Suo sangue, noi gli offriamo un giovane che si sente chiamato da Lui ed Egli ci dona un prete, un frate, una monaca, noi gli offriamo due giovani che si amano ed Egli, con il sacramento, ci dona una famiglia».

Povertà, castità e obbedienza

Chiara «aveva compreso tutto questo e si era innamorata di Dio – non di san Francesco, come alcuni vorrebbero far credere» e, per seguirlo, aveva scelto la strada della povertà, della castità e dell’obbedienza, tre consigli evangelici intorno ai quali oggi c’è molta confusione.

Povertà, infatti, vuol dire umiltà, non umiliazione, allo scopo di imitare Cristo e la sua kènosis, il mistero del suo svuotamento – ben descritto da san Paolo nella lettera ai Filippesi (cfr Fil 2,6-8) –, divenendo come vasi pronti ad accogliere Dio, quei vasi di creta cui faceva riferimento la seconda lettura proclamata nel corso della celebrazione (cfr 2Cor 4,6-10.16-18). Castità significa la scelta di un unico amore, mentre oggi si moltiplicano i discorsi che vorrebbero mettere in dubbio l’identità sessuale delle persone. Obbedienza che non deve mai tradursi nella ricerca di leader, sia nell’ambito socio-politico che in quello ecclesiale, ma piuttosto deve avere come modello l’obbedienza che Cristo apprese dalle cose che patì, cioè dalla sofferenza (cfr Eb 5,8).

Nel concludere la sua riflessione mons. Giudice ha voluto ringraziare la comunità delle monache clarisse di Nocera Inferiore, definita dal Vescovo come “un’eccellenza della nostra Chiesa locale”: «Grazie, sorelle povere di santa Chiara, perché, nel silenzio, diffondete il profumo della preghiera nella città di Nocera Inferiore e in tutta la Diocesi».

A settembre una professione perpetua

Intanto, terminati i festeggiamenti in onore di santa Chiara, che si sono articolati anche in una ricca novena con la predicazione di padre Alberto Pisapia, padre Massimo Vedova e padre Carlo Serri, la comunità di via Libroia si prepara ad un altro importante appuntamento, ossia la professione perpetua di suor Chiara Emmanuela Tortora, in programma sabato 6 settembre alle ore 17:00 nella chiesa del monastero durante la celebrazione eucaristica che sarà presieduta da mons. Giudice.

L’invito alla professione perpetua di suor Chiara Emmanuela Tortora

Alla vigilia della professione perpetua, venerdì 5 settembre alle ore 20:00 la comunità si ritroverà per una veglia di preghiera per accompagnare suor Chiara Emmanuela in questo passaggio importante della sua vita. Suor Chiara Emmanuela è originaria di Pagani, anche se per diverso tempo, prima di entrare in monastero, ha risieduto a Sant’Egidio del Monte Albino.

Appena otto mesi fa, il 7 dicembre, la badessa madre Miriam Sagnotta aveva accolto la professione perpetua di un’altra monaca, suor Agnese Federica Piscopo, sempre alla presenza del vescovo Giuseppe.

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