A pochi metri dall’impianto

Giuseppina, Salvatore e Giovanni raccontano la vita degli abitanti di Foce che da otto anni fanno i conti con i disagi generati dalla presenza di una centrale biogas. Sul sito pendono due ordinanze di sospensione attività emesse dal Comune. Lo scorso settembre residenti e associazioni sono stati ricevuti dal Prefetto di Salerno. Nel frattempo l’odore che si leva dall’impianto rende le giornate impossibili.

di Salvatore D’Angelo

 

No all’impianto Biogas di Foce. Non usano mezzi termini i residenti nella frazione di Sarno e gli attivisti che da anni chiedono chiarezza rispetto alle attività portate avanti nel sito di via Muro d’Arce. Se nei primi anni la convivenza era sopportata perché minata solo da sporadiche folate di vento puzzolente, nel tempo i disagi sono cresciuti. L’apice è stato toccato la scorsa estate, con l’associazione No Biogas Sarno che è scesa in piazza per manifestare il proprio dissenso e porsi accanto agli abitanti di Foce, un tempo sinonimo di salubrità e natura.

«Le persone venivano a respirare l’aria buona di questa zona, ci passavano le estati – racconta il presidente dell’associazione ambientalista Giovanni Lanzetta –. Oggi tutto questo è stato stravolto da un impianto insediato su un territorio bellissimo. Il tempo intercorso tra il 2012 e oggi ha segnato in modo particolare la nostra vita. È impossibile an-
che far cambiare l’aria alle nostre abitazioni». Lo testimoniano anche le famiglie Robustelli e Libero. Entrambe vivono a una manciata di metri dal sito. «Si sente una puzza incredibile, giorno e notte – afferma Giuseppina Robustelli –. Non possiamo uscire nemmeno fuori al cortile per prendere una boccata d’aria, far giocare i bambini.

Ho una figlia disabile che non può godersi il giardino, è costretta a stare dentro. Così come il mio nipotino. Ci bruciano gli occhi. Ci sono zanzare e insetti ovunque. Non possiamo aprire una finestra. Ci è proibito anche stendere i panni. Se non fosse per l’associazione saremmo soli, abbandonati».

Pronuncia parole simili Salvatore Libero, che vive in una villetta nell’area prospiciente le serre dell’impianto: «Mia fi-
glia utilizzava la mascherina anche prima della pandemia, quando doveva uscire di casa per andare a scuola. L’aria è irrespirabile. Ma oltre al problema degli odori ci sono pure quelli acustici, la notte non si dorme. Siamo infestati dagli
insetti. Questa estate le mosche ci hanno assediati. Siamo chiusi in casa, come dei carcerati». Disagi condivisi con un centinaio di persone, ovvero quelle che abitano nelle immediate vicinanze del sito per la produzione di biogas. Tuttavia gli odori sono percepibili anche da più lontano.

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