«Sant’Alfonso Maria Fusco ci ricorda il metodo della presenza»

Ad Angri le celebrazioni per il decennale della canonizzazione del fondatore delle suore battistine. Sabato la Messa presieduta dal vescovo Giuseppe e la processione con l’urna che conserva i resti mortali del Santo.
L’urna con i resti mortali di sant’Alfonso Maria Fusco

La vita di sant’Alfonso Maria Fusco come «una proposta che deve mettere in crisi le nostre certezze, i nostri dubbi, le nostre critiche, le nostre paure». Questo il messaggio principale lanciato dal vescovo mons. Giuseppe Giudice sabato scorso nella Celebrazione Eucaristica di ringraziamento che ha avuto luogo nella parrocchia della SS. Annunziata in Angri in occasione del decimo anniversario della canonizzazione del fondatore delle Suore di San Giovanni Battista.

Una celebrazione che, in una chiesa gremita in ogni ordine di posti, ha visto radunate moltissime religiose battistine provenienti da diverse case sparse nella penisola, guidate dalla superiora generale della Congregazione suor Lina Pantano e dalla superiora provinciale suor Maria Pina Borrelli. Presenti anche le massime autorità della città doriana, a cominciare dal sindaco Alfonso Scoppa.

Nel pomeriggio, prima della Celebrazione Eucaristica, una gran folla di fedeli aveva accolto nelle strade del centro città il passaggio della processione con l’urna che conserva i resti mortali del santo e che ordinariamente è custodita nella cappella della Casa Madre delle suore.

Dieci anni dalla canonizzazione

Il passaggio della processione con l’urna di sant’Alfonso Maria Fusco davanti alla Collegiata di San Giovanni Battista

Era il 16 ottobre del 2016 quando, in una Piazza San Pietro illuminata da un caldo sole d’autunno, papa Francesco iscriveva nell’albo dei santi il sacerdote angrese che quindici anni prima, il 7 ottobre 2001, era stato beatificato da san Giovanni Paolo II.

E proprio al decennale della canonizzazione di sant’Alfonso Maria Fusco Insieme ha voluto dedicare il primo piano del numero di ottobre.

«Dieci anni chiedono a noi una verifica – ha chiarito fin da subito il Vescovo nell’omelia –. Ci chiediamo: che cosa dice sant’Alfonso Maria Fusco alle sue figlie, alla sua Chiesa, alla sua città, al popolo? Dopo dieci anni ci chiediamo: lo conosciamo di più, lo amiamo di più? Ma la domanda più difficile è: lo abbiamo imitato un po’ di più?». «La conoscenza certamente è stata approfondita – ecco la risposta –, l’amore non manca; il difetto è forse l’imitazione del santo, delle sue virtù».

Mons. Giudice ha poi evidenziato come la vita del fondatore delle Suore di San Giovanni Battista sia stata «attraversata da una forte dimensione missionaria, nel senso che Alfonso Maria Fusco ha cercato sempre di vivere il dono del sacerdozio in modo che la parola del Signore, la gioia del cristianesimo, la bellezza del Vangelo potessero arrivare agli altri».

I fedeli presenti nella chiesa della SS. Annunziata per la Celebrazione Eucaristica presieduta dal vescovo mons. Giuseppe Giudice

Ma «per fare questo aveva bisogno di alcune figlie», quasi a ricordare a noi oggi che «non possiamo da soli annunciare il Vangelo, ma abbiamo bisogno di mani e di braccia in una diocesi, in una parrocchia, in una congregazione».

«Un santo educatore»

Le religiose battistine presenti ad Angri per il decimo anniversario della canonizzazione di sant’Alfonso Maria Fusco

Il metodo educativo è stato l’altro aspetto messo in luce dal Pastore diocesano nella sua riflessione: «Sant’Alfonso – ha sottolineato – non ci dà solo un contenuto, ma ci dà un metodo per amare il Signore e amare gli altri, un metodo che oggi dovremmo riprendere, il metodo della presenza: si educa rimanendo in mezzo».

Perché «la didattica a distanza può andare bene soltanto in alcuni momenti». Invece «oggi il virtuale ha fatto morire il reale. Oggi tante persone, giovani e meno giovani, si formano sul virtuale», mentre «sant’Alfonso ci ricorda che, per poter educare, bisogna cercare l’altro, bisogna andare in cerca per le strade di Angri, per le strade della diocesi, per le strade del mondo, abbracciati a Maria, per cercare colui o colei che ha bisogno di essere accolto».

Il suo metodo è semplice, chiaro, pienamente attuale: «incontrare, parlare, fermarsi, cercare di capire la situazione, poi dare il pane, cercare di proporre il bene e anche di correggere». Di qui l’augurio del Vescovo a non diventare «i giudici di un mondo che sta morendo, ma le sentinelle di un mondo che nasce».

Il vescovo Giuseppe in preghiera davanti all’urna con i resti mortali di sant’Alfonso Maria Fusco

Al termine della Celebrazione Eucaristica la superiora generale della congregazione battistina suor Lina Pantano, nel ringraziare il Vescovo, i sacerdoti e le autorità presenti, ha ricordato come l’intuizione evangelizzatrice di sant’Alfonso Maria Fusco e il suo carisma educativo siano arrivati in 18 Paesi del mondo e ha invitato il popolo di Angri ad imitare questo illustre concittadino, grazie al quale il nome della città doriana è conosciuto nei cinque continenti.

Alle celebrazioni religiose è stato affiancato anche un ricco programma di iniziative civili, tra le quali l’intitolazione di una strada al santo sacerdote angrese. Una strada finora conosciuta come “via Canonico Fusco” e che costeggia anche il portone nel quale il 23 marzo 1839, da Giuseppina Schiavone e Aniello Fusco, nacque Alfonso Maria.

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