Ai margini delle strade e lungo gli snodi autostradali, la protesta di agricoltori e autotrasportatori si fa sentire con forza. Lavoratori ed esponenti di categorie strategiche per l’approvvigionamento quotidiano di cibo, medicine e beni primari esprimono con presidi e mobilitazioni tutta la fatica di tirare avanti di fronte ai rincari.
In questo clima di forte tensione sociale, arriva il messaggio di solidarietà del vescovo Giuseppe Giudice agli autotrasportatori impegnati nei presidi ai caselli autostradali.
Nel suo messaggio monsignor Giudice esprime loro la sua vicinanza e comprensione e invita tutti a superare la logica della pura cronaca o dell’ordine pubblico, sollecitando la comunità e le istituzioni a cogliere il senso più profondo di queste manifestazioni: «Autotrasportatori e agricoltori fermi ai margini di strade e autostrade – scrive il Pastore – che gridano in silenzio la loro fatica a tirare avanti. Giovani che protestano con violenza, facendo male e facendosi male. Dobbiamo ascoltarli disarmati, senza pregiudizio, con umiltà e pazienza. Non sono cronaca, sono la vita delle nostre città che forse stanno perdendo l’anima».
Il Vescovo, inoltre, rimarca che la repressione fine a sé stessa non rappresenta una soluzione se non è accompagnata da un’analisi attenta dei bisogni e delle sofferenze quotidiane delle persone. «Non basta reprimere se non si ascolta, e si ascolta per prevenire e curare le tante ferite che non vediamo, prodotte da meccanismi iniqui».
Sì al dialogo, no alla violenza: l’invito ai giovani e il sostegno ai camionisti
Nel suo intervento, il presule traccia una chiara linea di demarcazione tra la protesta civile e le degenerazioni violente. Ai giovani rivolge l’invito accorato a non farsi manovrare e a respingere ogni forma di violenza, che «produce altra violenza» e li sollecita a intraprendere invece la strada della “fatica della libertà che costruisce”, per esprimere le proprie ragioni e il ragionevole dissenso.
Agli autotrasportatori e agli agricoltori, il pieno sostegno e la vicinanza per il modo civile di manifestare. Un riconoscimento per chi, affrontando quotidianamente i rischi della strada, garantisce i servizi essenziali a tutta la collettività.
L’appello alle istituzioni: «Intervenire prima che sia troppo tardi»
In chiusura, il Vescovo chiede con forza alla politica e alle autorità competenti segnali concreti di ripresa e misure di supporto urgenti per le fasce sociali e lavorative più esposte alla crisi. «Attendiamo da chi ci governa segnali concreti di ripresa, specialmente per chi non ce la fa più, prima che sia troppo tardi». A tutti, infine, rivolge il proprio affetto e la benedizione.
Il messaggio integrale
«Autotrasportatori e agricoltori fermi ai margini di strade e autostrade che gridano in silenzio la loro fatica a tirare avanti. Giovani che protestano anche con violenza, facendo male e facendosi male.
Dobbiamo ascoltarli disarmati, senza pregiudizio, con umiltà e pazienza. Non sono cronaca, sono la vita delle nostre città che forse stanno perdendo l’anima.
Non basta reprimere se non si ascolta, e si ascolta per prevenire e curare le tante ferite che non vediamo, prodotte da meccanismi iniqui.
Sì al dialogo che costruisce la convivenza! No alla violenza che produce altra violenza!
Come Vescovo, sono accanto a tutti. Ai giovani affinché abbandonino la violenza e, senza farsi manovrare, scelgano la fatica della libertà che costruisce.
Ai camionisti, che trasportano a rischio della vita cibo, medicine e mercanzia varia, il sostegno per il modo civile di protestare.
Nel mentre, attendiamo da chi ci governa segnali concreti di ripresa, specialmente per chi non ce la fa più, prima che sia troppo tardi.
Per tutti, accolta o non accolta, la mia benedizione».
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