Insieme al beato Fusco “senza contare i passi”

A Pagani giorni di preghiera e condivisione per celebrare il beato Tommaso Maria Fusco, mentre si compivano i 135 anni della sua nascita al cielo.

La comunità parrocchiale del SS. Corpo di Cristo in Pagani ha vissuto una novena in preparazione alla festa liturgica del Beato Tommaso Maria Fusco celebrata il 24 febbraio scorso, mentre si compivano i 135 anni della sua nascita al cielo.

Ogni sera si è vista la partecipazione di un folto numero di fedeli e soprattutto la presenza di numerose Figlie della Carità del Preziosissimo Sangue, di diverse nazionalità, in rappresentanza dell’intera Congregazione fondata dal Beato.

Gli ultimi tre giorni della novena hanno costituito un significativo momento di riflessione sulla figura del Beato che in questo anno compie i 25 anni dalla sua Beatificazione, proclamata da san Giovanni Paolo II il 7 ottobre 2001 in piazza San Pietro.

Il primo giorno del triduo ha puntato l’attenzione sul dono della santità, prendendo lo spunto dall’ esortazione apostolica di papa Francesco sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo, intitolata “Gaudete et exsultate”, del 19 marzo 2018.

In essa il Papa gesuita, venuto dall’altra parte del mondo, scrive:«Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere. In questa costanza per andare avanti giorno dopo giorno vedo la santità della Chiesa militante. Questa è tante volte la santità “della porta accanto”, di quelli che vivono accanto a noi e sono un riflesso della presenza di Dio, o, per usare un altra espressione, “la classe media della santità”» (n.7) .

I contemporanei di don Tommaso hanno sperimentato questa presenza di Dio, del suo amore, della sua misericordia, della sua compassione, ogni volta che hanno incontrato il loro amico sacerdote degli ultimi, dei poveri, dei semplici.

Noi, guardando la figura del Beato, siamo incoraggiati a percorrere la strada del vangelo con grande fiducia e speranza, rispondendo con semplicità e generosità alla comune vocazione cristiana che è per tutti chiamata alla santità. In lui troviamo un esempio e un modello da imitare soprattutto nell’amore a Gesù Crocifisso, che rimane l’icona più loquace della carità e la scuola dove si impara ogni cosa, anzi, tutta la vita.

Nella seconda serata del triduo, la celebrazione e la riflessione hanno messo in evidenza il tema della carità come centrale nella vita di don Tommaso.

Leggendo la prima esortazione apostolica di papa Leone XIV, sull’amore verso i poveri, pubblicata il 4 ottobre 2025, nella festa liturgica di San Francesco d’Assisi, intitolata “Dilexi te”, (“Ti ho amato”, Ap 3,9), colpisce il ricordo delle parole di papa Francesco, che ai rappresentanti dei media in un incontro nel 2013 aveva detto: «Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri ». Sì, la Chiesa “riconosce nei poveri e nei sofferenti l’immagine del suo fondatore, povero e sofferente, si fa premura di sollevarne l’indigenza e in loro cerca di servire il Cristo” (n. 36).

Il Beato Tommaso ha vissuto in pienezza questa sensibilità e scelta della Chiesa, che oggi emerge in modo pienamente consapevole ma che ha radici da sempre nella tradizione e nella vita dei discepoli di Gesù. “Quando Paolo andò a Gerusalemme a consultare gli Apostoli «per non correre o aver corso invano» (Gal 2,2), gli fu chiesto di non dimenticare i poveri” (n. 33).

Da una parte la vita sacerdotale di don Tommaso è spesa nella predicazione, perché il vangelo arrivi a tutti, specialmente a quanti hanno maggiori bisogni di ogni genere, non esclusa la povertà culturale. Pensiamo alle cappelle serotine destinate ai contadini, organizzate come veri momenti di formazione popolare ed espressione di pietà semplice e distensiva dopo una giornata di lavoro.

Esse sono una bella eredità del grande genio pastorale di sant’Alfonso Maria de Liguori , che il beato Tommaso studia e conosce bene e si adopera di imitare nella sua originale pastorale e nella guida spirituale dei più umili e semplici. Ma soprattutto la casa paterna del Fusco si trasforma in una scuola di approfondimento di teologia morale e pastorale per i giovani sacerdoti che si apprestano a dare i primi passi nel lavoro pastorale al servizio del popolo di Dio. Il modello e il maestro a cui si ispira il nostro Beato, per questo cenacolo formativo per sacerdoti, rimane indiscutibilmente sant’Alfonso.

Ma con altrettanto vigore e passione l’attività sacerdotale di don Tommaso si cala sempre più sui bisogni degli ultimi, guardando con profondità e grande cuore la sofferenza che lo circonda. Egli si impegna a procurare pane, vestito e casa per quanti vivono nell’indigenza. Sulla scia del grande san Giovanni Crisostomo il nostro Beato sa di servire e onorare il corpo di Cristo, coprendo la nudità dei poveri e nutrendo la fame di chi bussa alla sua porta.

Nel terzo giorno del triduo, vigilia della festa, era fuori dubbio che andava considerata la figura del Beato come fondatore di una famiglia religiosa. Ed è stato così. Dal 1872, quando avvenne la vestizione delle prime tre suore, ci sono consacrate che, spinte dalla Carità del Preziosissimo Sangue del Signore, condividono la passione evangelica di servire Cristo nei poveri, nei sofferenti e negli esclusi, condividendo e vivendo il carisma del Nostro beato.

Sono già passati più di 150 anni da quando tre suore e sette orfanelle hanno dato vita ad una presenza fuori dalla vita materiale di Tommaso Fusco ma certamente prolungamento nel tempo e oltre i confini geografici delle origini di quella spiritualità e quella azione di servizio nata dal grande cuore docile e generoso del Fondatore. La Chiesa ha riconosciuto il carisma della fondazione, approvandone in breve tempo (Papa Benedetto XV il 10 aprile 1921 in modo pieno e definitivo) la regola di vita che permette ancora oggi a centinaia di religiose di consacrare la loro vita al seguito di Gesù, vivendo in comunità il loro impegno attraverso la scelta dei voti di obbedienza, castità e povertà con cuore libero e consegnato all’Amore.

Ora, sfidando l’usura del tempo, le Figlie della Carità del Preziosissimo Sangue sono presenti oltre che in Italia, anche in Brasile, India del nord, Nigeria, Filippine, Indonesia, Burkina Faso. Senza dubbio è lo Spirito che soffia il suo vento che alimenta il fuoco dell’amore nel cuore delle consacrate, ma certamente è anche la spinta che viene dal monito del Fondatore che invita alla carità “senza contare i passi”, per realizzare come diceva lui “cose da pazzi” per il bene degli orfani, dei poveri, dei bambini, degli ultimi.

L’esperienza di questi giorni di preghiera e di celebrazioni in onore del Beato è stata ricca ed arricchente. Il parroco don Flaviano Calenda è stato sempre partecipe alle celebrazioni ed ha presieduto il giorno della festa liturgica la concelebrazione con i sacerdoti della Forania di Pagani. L’animazione musicale e canora della liturgia ha sostenuto la partecipazione attiva e fruttuosa del popolo di Dio e la presenza di un folto gruppo di ministranti ha mostrato il volto di una comunità ecclesiale giovane e ben motivata nel rendere lode e ringraziamento a Dio Padre per i benefici del suo Amore di sempre, facendo sbocciare tanta speranza nel cuore di ogni fedele.

don Antonio Lobefalo, sdb

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