Sosta Ecclesiale 2026, il vescovo Giudice: «Ricucire l’essere credente con l’essere cittadino»

Alla Sosta Ecclesiale 2026, nel Santuario di Santa Maria della Foce a Sarno, mons. Giuseppe Giudice richiama la diocesi a una rinnovata responsabilità civile e pastorale. L’allarme per i Comuni sciolti per infiltrazioni camorristiche, la crisi del laicato attivo e l’invito a recuperare il senso autentico delle feste religiose
Un momento della Sosta ecclesiale 2026 – da sinistra: Giovanna Civale, monsignor Giuseppe Giudice, don Giuseppe Perano e suor Daniela Galletto

Una Chiesa chiamata a ritrovare slancio missionario, a uscire dai recinti dell’autoreferenzialità e a incidere concretamente nella vita del territorio.

È questo il cuore della prolusione che il vescovo Giuseppe Giudice ha pronunciato mercoledì 18 giugno nel Santuario di Santa Maria della Foce a Sarno, in occasione della Sosta Ecclesiale 2026, tradizionale appuntamento che conclude l’anno pastorale e traccia le prospettive per quello successivo.

Partendo dal tema evangelico «Non ardeva in noi il nostro cuore?» e dall’invito di Gesù a «prendere il largo», il presule ha offerto una riflessione lucida sulle sfide che attraversano la comunità ecclesiale e il territorio diocesano.

Preoccupazione per la distanza tra fede vissuta e impegno civile

Tra i passaggi più significativi emerge la preoccupazione per la crescente distanza tra fede vissuta e impegno civile. «Sì, siamo sconnessi nel profondo del cuore, e dobbiamo ricucire l’essere credente con l’essere cittadino, per evitare che altri Comuni della diocesi vengano sciolti», ha affermato il vescovo, richiamando implicitamente le recenti vicende amministrative legate alle infiltrazioni camorristiche. Un fenomeno che, ha aggiunto, «mi preoccupa come Pastore, e mi fa riflettere sulla scarsa incidenza che tutta la nostra pastorale ha sulla vita concreta delle persone».

Una riflessione che conduce a una constatazione severa ma realistica: «Si cammina sempre su due binari, tangenziali che non confluiscono alla meta». Per monsignor Giudice, infatti, la fede e la cittadinanza non possono procedere separatamente, ma devono incontrarsi nella formazione delle coscienze e nella costruzione del bene comune. Da qui il richiamo, sostenuto anche da una citazione di papa Leone XIV, alla necessità di formare «cittadini capaci di servire e credenti capaci di testimoniare».

Concetti che monsignor Giudice aveva espresso anche in occasione del Discorso alla Città 2026, lo scorso 30 aprile.

Non meno incisiva l’analisi sul mondo dell’associazionismo ecclesiale e del laicato attivo. «Anche le Associazioni, i Gruppi e i Movimenti perdono smalto, e continuano un lavoro ad intra che non tocca più il cuore della gente», ha osservato il vescovo, evidenziando il rischio di una pastorale ripiegata su sé stessa e incapace di intercettare le domande dell’uomo contemporaneo.

Il nodo feste religiose

Un passaggio particolarmente forte è stato dedicato alle feste religiose, che il presule ha invitato a recuperare nella loro autentica dimensione spirituale.

«Non possono essere utilizzate le nostre feste religiose come “distrazioni”, coperte da botti continui, irritanti e Santi danzanti, affinché nella confusione generale nessuno si accorga della guerra, del male e della fatica di vivere in un territorio». Parole che richiamano la necessità di custodire il significato evangelico delle celebrazioni popolari, evitando derive folkloristiche o strumentalizzazioni.

Nel suo intervento monsignor Giudice ha inoltre esortato la diocesi a superare autoreferenzialità e particolarismi, mettendo in guardia da una pastorale chiusa nei propri confini. «È tempo di uscire dai piccoli cabotaggi, dal lavoro negli orticelli chiusi, dalle brevi gite fuori porta, dai progetti senza respiro ecclesiale, che se non sono profumati di noi, sono solo sudati di io», ha affermato, indicando nella corresponsabilità e nella comunione la strada per una Chiesa più credibile e missionaria.

L’invito conclusivo è racchiuso nell’espressione che ha scandito l’intera prolusione: «In alto i nostri cuori». Un appello a guardare oltre le fatiche del presente, per costruire comunità capaci di evangelizzare, servire la persona e testimoniare speranza nelle «strade sconnesse e polverose» della diocesi. Una Chiesa che, nelle intenzioni del suo pastore, è chiamata a ritrovare il coraggio del largo, senza paura delle sfide del tempo presente e con la consapevolezza che il Vangelo continua a parlare alle donne e agli uomini di oggi.

Vivere da risorti

La serata era stata aperta da suor Daniela Galletto, che nella meditazione sul brano dei discepoli di Emmaus ha sottolineato: «Uno dei frutti da cogliere è il fatto di credere nella possibilità di rimetterci in cammino e di rimettere gli altri in cammino. Il Signore investe tutto sé stesso per raggiungerci dove siamo. Tocca a noi accendere quel fuoco perché è l’unico modo possibile per vivere al passo del Risorto. Partiamo senza indugio per spendere la nostra vita da risorti nei luoghi del nostro vivere per il Risorto è con noi».

La sintesi dei tavoli tematici

Giovanna Civale, che insieme a don Giuseppe Perano hanno coordinato il cammino della Sosta ecclesiale 2026, ha esposto i punti principali delle sollecitazioni emerse dai tavoli sinodali per aree tematiche.

La sintesi dei sette ambiti (Amministrazione, Annuncio, Carità, Clero, Cultura, Laicato, Liturgia) delinea un percorso orientato alla corresponsabilità e al rinnovamento. Tra i punti di forza spiccano: la partecipazione attiva dei laici, la dedizione del clero e dei volontari, la capillarità dei Consigli parrocchiali, la cura liturgica e la ricchezza del patrimonio storico-culturale.

Nelle restituzioni si rilevano anche le sfide emerse: la frammentarietà nei rapporti tra parrocchie e curia, le carenze nella comunicazione interna, la tendenza all’isolamento delle comunità, la complessa trasmissione della fede ai giovani e alle famiglie e la necessità di una maggiore trasparenza e di una formazione più diffusa.

Infine, le priorità future: si punta alla formazione permanente di laici e sacerdoti, all’uniformità delle prassi amministrative, alla creazione di reti collaborative stabili, alla valorizzazione dei talenti e dei ministeri e al potenziamento dei canali digitali. L’obiettivo comune è una Chiesa sinodale e accogliente, al servizio del bene comune.

Il vescovo Giudice ha poi annunciato che don Mattia D’Antuono sarà educatore al seminario “A. Ascalesi” di Napoli e che il 5, 6 e 7 agosto 2027 la nostra diocesi accoglierà la Giornata regionale dei giovani in concomitanza con la GMG di Seul.

La serata si è conclusa con un momento di festa preparato dai Frati minori del convento e dalle signore della parrocchia affidata alla cura pastorale di padre Michele Prata.

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