Angelo Schiavone: «Corro grazie alla fede»

Il giovane di Angri, membro dell’Azione Cattolica, ha scoperto di avere la sclerosi multipla nel 2016. In occasione della Giornata nazionale delle persone con disabilità, ha raccontato alla nostra rivista la sua esperienza.
Angelo Schiavone

Un sorriso luminoso e occhi pieni di bellezza. Così Angelo Schiavone ci ha aperto le porte di casa sua. Vive ad Angri. Ha 28 anni e dal 2016 convive con la sclerosi multipla. La malattia lo costringe a muoversi con una carrozzina. Nonostante ciò, ha una vita piena in cui la fede e l’Azione Cattolica svolgono un ruolo fondamentale.

«Ho sempre avuto una passione per la cucina, nel 2016 mi sono diplomato all’Alberghiero, settore cucina, e subito dopo la maturità sono andato a lavorare a Ischia. Ero felicissimo: a 19 anni già svolgevo il lavoro dei miei sogni. Durante quell’esperienza iniziai però a percepire una strana stanchezza alle gambe, che aumentava col passare dei giorni, fino a quando cominciai a inciampare. Quei sintomi mi spinsero a tornare ad Angri per sottopormi a esami medici. Da lì iniziò un lungo iter che si concluse con la diagnosi di sclerosi multipla. Non la presi bene. Ero arrabbiato».

Cosa è accaduto?

«Quando tornai a casa, ne parlai con Mattia D’Antuono – oggi don Mattia – che mi chiese subito di accompagnarlo da un ragazzo di Angri malato di SLA, che lui accudiva. Rimasi molto colpito da quell’incontro: era la prima volta che entravo in contatto con quel mondo. Quel ragazzo mi diede anche dei consigli e per me iniziò un’altra vita».

Hai pensato alla fede quando hai ricevuto la diagnosi?

«In quel momento vedi solo il buio. Nel 2020 è mancata anche mia madre. Però non mi sono fermato: due anni dopo ho deciso di riprendere in mano la mia vita. Mi sono iscritto all’Università e mi sono laureato in Gastronomia».

Dopo la laurea?

«Ho scelto di impegnarmi di più in Azione Cattolica. Volevo dare una mano, mettendo al centro l’altro e non solo l’io. Ascoltare gli altri è un arricchimento continuo. Anche la Messa domenicale non è mai mancata nella mia vita: per me la settimana comincia lì. La celebrazione ti dà una forza speciale per affrontare i giorni successivi. Posso dire che alimentare la mia fede partecipando alla Messa fa correre anche me verso l’altro».

L’altro è, dunque, importante.

«In ogni momento cerco di far sorridere gli altri. Ho deciso di mettere in pratica questa mia caratteristica nel Servizio Civile svolto al Comune di Angri, all’accoglienza. Accogliere le persone e aiutarle a orientarsi è qualcosa che amo. Tutto questo lo devo anche all’Azione Cattolica, che mi ha aiutato a comprendere l’altruismo e molti altri aspetti della vita».

Che cosa consigli a chi vive la tua stessa situazione?

«Quando la vita ti presenta un ostacolo bisogna affrontarlo di petto. All’inizio mi sono chiuso in me stesso, perché temevo il giudizio degli altri. Invece, bisogna andare oltre. Ricordo una sera in cui sono andato in chiesa, mi sono seduto davanti al tabernacolo e ho cominciato a parlare con Dio. Gli ho chiesto: “Cosa dobbiamo fare?”. Da quel momento ho deciso di svoltare. Se c’è il sole, esco. Vado allo stadio a vedere il Napoli. Incontro i miei amici. Non chiudetevi in camera, ma vivete».

Gianni Esposito

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