Il vero senso del pellegrinaggio cristiano è mettersi in cammino verso luoghi che, pur richiedendo sacrifici e comportando qualche difficoltà legate alla distanza, si raggiungono con animo sereno e spirito di offerta. Tutto questo per vivere un’esperienza capace di arricchire il cammino di fede e rafforzare il proprio stile di vita.
Andare a Lourdes, terra francese ai piedi dei Pirenei, significa compiere un viaggio fisico e spirituale. È un’immersione in una fede profonda, dove protagonista è la Vergine Santa. Apparendo alla piccola Bernadette, ella chiese penitenza e preghiera per la conversione dei peccatori.
Andare a Lourdes è rigenerarsi nella giusta relazione con Gesù, il Figlio di Dio, che Maria indica come Salvatore e Redentore del mondo. Da questa esperienza possiamo affermare che Lourdes è terra che rigenera la fede. È il luogo in cui possiamo riconoscere Cristo nel volto dell’ammalato e del sofferente. È uno stile di vita da incarnare nel tempo del nostro pellegrinaggio terreno, per giungere alla vera meta: il Paradiso.
Rivivere l’esperienza di poter tornare, se Dio vuole, con ritmo regolare nella terra della Madonna è sempre motivo di grande gioia. È un rinnovare il «sì» pronunciato tanti anni fa. Da ragazzo, pieno di entusiasmo, accolsi con il cuore l’invito di Alfonso Russo e dei tanti membri della Pia Unione Ammalati Cristo Salvezza. Insieme all’intenso apostolato vissuto nella quotidianità, il pellegrinaggio a Lourdes rappresentava una tappa straordinaria della vita personale e associativa.
Stare alla grotta di Massabielle significa svuotarsi di tutto il peso, umano e spirituale, della vita. È lì che ci si arricchisce di un incontro profondo, mediato dalla Vergine Santa, che restituisce bellezza alla vita e ridona forza alla fede.
Ripensare ai pellegrinaggi vissuti nel servizio pieno e gratuito agli ammalati, nello spirito della PUACS, diventa occasione per rileggere il cammino percorso. Da ragazzo e poi da giovane, su invito di Alfonso, mi sono aperto alla vita. Ma, ancora di più, ho risposto a una chiamata.
Attraverso la preghiera, personale e comunitaria, ho maturato una scelta. Ricordo bene quei giorni di pellegrinaggio: intensi, carichi di impegni per l’organizzazione e la cura degli ammalati. Spazio personale ce n’era poco. Eppure non dimentico le notti trascorse sotto la grotta, recitando il Santo Rosario, e quel gesto intimo e decisivo: affidare, in una lettera deposta ai piedi della Madonna, il mio cammino vocazionale e la scelta di vita in Associazione.
Quanta serenità ho provato nel cuore! Quanto entusiasmo cresceva in me, pronto a donare tutto per Cristo, nella Chiesa, con lo spirito e nell’apostolato della PUACS. Quanti pellegrinaggi straordinari ho vissuto in tutti questi anni! Pellegrinaggi che porto nel cuore e nella mente, tanto profondi da lasciarmi spesso senza parole, incapace di raccontarli fino in fondo.
Una sola certezza mi accompagna: ho sempre incontrato Gesù! L’ho incontrato nella relazione sacramentale e spirituale, ma anche – e forse soprattutto – nel servizio ai nostri fratelli e sorelle ammalati. Anzi, spesso sono stati proprio loro a insegnarmi che «c’è più gioia nel dare che nel ricevere» (cfr At 20,35).
Ho sperimentato l’Amore infinito di Cristo nelle membra sofferenti dei malati: un Amore che non conosce limiti, un Amore che apre alla Speranza. Questo pellegrinaggio, celebrato nell’Anno Santo, ce lo ha ricordato con forza.
Essere stati “con Maria, pellegrini di speranza” mi ha donato la certezza che, come Maria ha condotto Bernadette all’incontro con Gesù – nostra unica Speranza – così anche noi, da quella terra benedetta, siamo ripartiti con il desiderio di diventare testimoni di speranza nel mondo.
Siamo chiamati a esserlo nell’agire quotidiano, nel rapporto con tutti: amici, conoscenti, sofferenti; nelle relazioni vere e sincere da coltivare ogni giorno. Pellegrini e portatori di speranza. Perché la speranza non è solo una parola: è una Persona. È Cristo.
don Gaetano Ferraioli
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