Fin da piccola, la giornata in spiaggia ha inizio con la pulizia dei rifiuti incontrati sul percorso fino al bagnasciuga e intorno all’ombrellone.
Ho sempre pensato che altri, vedendomi, avrebbero preso esempio e fatto lo stesso. Così il mio singolo contributo sarebbe potuto diventare significativo per l’ambiente grazie al coinvolgimento di tanti.
Per questa mia mission portavo, e lo faccio tutt’ora, un kit di qualche busta, una delle quali, all’occorrenza diventa un guanto. Una parte di questi rifiuti è restituita dal mare, ma una quota importante è frutto di cattivi comportamenti “umani”.
I volontari di Legambiente nel 2025 hanno raccolto e catalogato 56.168 rifiuti in una superficie totale di 197mila metri quadrati di spiagge italiane. La media, dunque, è di 892 rifiuti ogni cento metri.
La maggioranza assoluta dei rifiuti rinvenuti sulle spiagge è plastica (77,9%), prevalentemente stoviglie monouso, bottiglie e contenitori, seguono con l’8,3% gli oggetti in vetro/ceramica, il 4,3% la carta e cartone, il 3,6% i metalli e il 2,4% il legno. Un peggioramento rispetto al 2024 con una riduzione del 10% delle spiagge classificate come pulite e del 50% di quelle molto pulite grazie ad un utile indicatore creato dagli osservatori.
Oltre all’indubbio fastidio e all’impatto sulla bellezza dei luoghi che ne riduce il valore turistico e ricreativo, la presenza di rifiuti può mettere in pericolo la salute umana e delle specie viventi che abitano i mari. Ad esempio, gli animali marini possono rimanere intrappolati, ferirsi o, peggio, morire per malnutrizione, gli ecosistemi essere danneggiati quanto la catena alimentare, raggiungendo così l’uomo.
Pesa poco riempire la busta per i rifiuti, ma vale molto: portala in vacanza con te!
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