Il cammino d’unione tra le diocesi di Nocera e Sarno

L’iter che ha portato al Decreto Instantibus votis, disposizione che nel 1986 hanno tenuto conto di un lavoro e di una riflessione iniziata con il Concilio Vaticano II. Quella riforma ridusse le diocesi italiane da 325 a 228, in Campania si passò da 38 a 25 diocesi.
Monsignor Jolando Nuzzi con san Paolo VI

Il 25 settembre 1972, con lo scioglimento dell’unione tra le diocesi di Cava e Sarno, quest’ultima fu unita in persona episcopi alla diocesi di Nocera de’ Pagani. L’8 ottobre 1986 l’ordinario diocesano monsignor Jolando Nuzzi pubblicava le disposizioni in esecuzione del Decreto Instantibus votis della Congregazione dei Vescovi n. 971/85 del 30 settembre 1986, concernenti il nuovo assetto territoriale delle diocesi italiane.

Per effetto canonico e giuridico di tali disposizioni, si provvedeva alla fusione delle diocesi fino ad allora affidate alla cura pastorale di un unico vescovo. Era il caso di Nocera de’ Pagani e Sarno, le quali, accorpate in un’unica entità diocesana, davano vita alla diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, con sede a Nocera Inferiore e relativa Cattedrale dedicata al patrono San Prisco, mentre quella di Sarno dedicata a San Michele Arcangelo, situata nella frazione Episcopio, diventava Concattedrale.

Da questo momento i sacerdoti e i chierici, fino ad allora incardinati nelle singole diocesi preesistenti, formavano un solo presbiterio ed erano considerati incardinati nell’unica diocesi. Per assicurare tale nuovo assetto, le disposizioni ribadivano esplicitamente l’unicità della curia vescovile, del Seminario, del Tribunale ecclesiastico, del Collegio dei Consultori, del Consiglio presbiterale e degli altri istituti e organi necessari per l’ordinata vita ecclesiale e civile della diocesi.

Nel Decreto di fusione delle due diocesi, emanato dalla Congregazione dei Vescovi il 30 settembre 1986, erano specificate le ragioni ecclesiali e storiche del provvedimento, sottolineando che la Congregazione aveva assecondato la volontà dei padri del Concilio Vaticano II per ciò che riguardava una composizione migliore e più efficiente delle circoscrizioni ecclesiastiche. Già sotto il pontificato di papa Giovanni XXIII era stata più volte richiamata l’attenzione dei vescovi italiani sul problema della ristrutturazione delle diocesi. Papa Paolo VI incaricò così sia la Congregazione dei Vescovi, sia la Conferenza Episcopale Italiana, sia la Congregazione Concistoriale, affinché di comune accordo stilassero un dettagliato progetto in risposta a tale bisogno.

Emergeva la volontà di ridurre il numero delle diocesi, alcune delle quali piuttosto esigue per estensione territoriale e numero di abitanti, frutto di periodi storici ormai troppo lontani rispetto alle esigenze pastorali ed ecclesiali della Chiesa italiana del secondo Novecento, assecondando i vorticosi cambiamenti della società e della cultura italiana, che richiedevano maggiore attenzione per i nuovi bisogni religiosi, spirituali e morali dei fedeli.

Papa Montini, in un discorso all’episcopato italiano del 23 giugno 1966, aveva insistito sulla necessità di ritoccare i confini delle diocesi, procedendo alla fusione di non poche di esse, in modo che le nuove circoscrizioni avessero una consistenza territoriale e demografica, ma anche una consistenza di clero e di opere idonee e sufficienti a sostenere un’organizzazione diocesana realmente funzionale allo sviluppo di un’attività pastorale efficace e unitaria.

Durante il pontificato di san Giovanni Paolo II, il problema fu sottoposto a una profonda riflessione, che comportò il coinvolgimento del Consiglio per gli Affari Pubblici della Chiesa e della Nunziatura Apostolica in Italia. L’entrata in vigore, il 3 giugno 1985, delle norme contenute nei Patti del nuovo Concordato, firmati fra la Santa Sede e l’Italia, in cui si prevedeva che le diocesi costituite secondo il diritto canonico potessero acquisire la personalità giuridica del diritto civile italiano, finì per accelerare il percorso di ristrutturazione territoriale delle diocesi italiane.

Nell’accorpamento delle diocesi, la Congregazione dei Vescovi, accogliendo le proposte della Conferenza Episcopale Italiana, aveva ritenuto fondamentali l’applicazione di alcuni criteri. In primo luogo, quello della pastoralità, in forza del quale la considerazione determinante non doveva essere quella politica, né di ordine prevalentemente storico, culturale o sociologico, ma gli orientamenti contenuti nel Decreto Christus Dominus, di natura prettamente ecclesiologica e pastorale. In seconda istanza, quello dell’unità, secondo il quale soltanto eccezionalmente e per un limitato periodo di tempo un vescovo poteva governare più di una diocesi.

Seguivano altri criteri: quello del bene comune, che faceva prevalere le esigenze della Chiesa locale o universale rispetto agli interessi di una comunità particolare; quello dell’uniformità, in virtù del quale il provvedimento di unità piena e definitiva tra due diocesi doveva essere applicato senza alcuna eccezione. Infine, quelli della continuità e dell’unicità, in base ai quali, nella designazione della denominazione dell’unica diocesi, non vi fosse abolizione o assorbimento dell’una nell’altra, bensì la creazione di una nuova identità amalgamante, nella quale non fossero cancellate le identità storiche e le tradizioni delle due diocesi precedenti, che ora erano realmente unite e governate da un unico vescovo.

Il nuovo assetto territoriale delle diocesi italiane portò le circoscrizioni ecclesiastiche da 325 a 228.

Le riduzioni più numerose interessarono l’Italia meridionale e quella centrale. In Campania si passò da 38 a 25 diocesi. Per la morte del vescovo Jolando Nuzzi, il 27 dicembre 1986, toccò all’arcivescovo di Salerno Guerino Grimaldi leggere in Cattedrale, il 10 febbraio 1987, il Decreto di fusione, in virtù del quale le due diocesi, affidate a un solo vescovo, diventavano una sola. Tuttavia, ancora oggi, la presenza di due archivi diocesani è la testimonianza inequivoca che la ridefinizione dei confini diocesani è avvenuta senza cancellare la storia delle due antichissime e gloriose diocesi.

Giuseppe Palmisciano,  direttore dell’archivio e della biblioteca della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno

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