Famiglie sempre più povere ed escluse

Fare un figlio in Italia è una delle principali cause di povertà. Un controsenso, un non senso, per un Paese tra i più vecchi al mondo.
Foto di Andreas Wohlfahrt da Pixabay

Siamo poveri perché non facciamo figli? Non facciamo figli perché siamo poveri? È una riflessione che spetta approfondire ai demografi e alla politica, sempre parca nelle scelte a favore della famiglia: una conseguenza dei servizi non all’altezza di un welfare che abbia al centro le esigenze di padri, madri e figli.

Come fotografato dall’Istat nell’indagine “Condizioni di vita e reddito delle famiglie” pubblicata un mese fa, il rischio di povertà o esclusione sociale è maggiore tra gli individui delle famiglie con tre o più figli (41,1% rispetto al 39,7% nel 2020 e al 34,7% del 2019), tra le persone sole (30,6%) e nelle famiglie mono genitoriali (33,1%).

Fare un figlio in Italia è una delle principali cause di povertà. Un controsenso, un non senso, per un Paese tra i più vecchi al mondo, certamente il più vecchio in Europa, che avrebbe bisogno di puntare sulla natalità. Ne va della sussistenza dello Stato, se si volesse pensare al mero dato economico.  

«Da noi la nascita di un figlio è la seconda causa di povertà. Da noi la fiscalità non è familiare, ma individuale. Da noi c’è una vera e propria discriminazione fiscale nei confronti di chi fa figli. Quegli stessi figli che sono determinanti per il futuro del Paese», ha evidenziato Gigi De Palo, presidente del Forum delle associazioni familiari.

Nel mese di novembre, durante il quale cade la Giornata mondiale dei poveri, è necessario interrogarsi sulle misure da implementare per combattere la povertà familiare. Le promesse, dal quoziente familiare per una nuova fiscalità all’aumento dell’assegno unico, reclamano di essere attuate. Il governo ha pensato ad un ministero ad hoc: Famiglia, Natalità e Pari opportunità. Speriamo non sia l’ennesimo spot.

Criticità che emergono anche dai dossier della Caritas regionale e della Caritas diocesana. I numeri lasciano senza parole. Richiedono un impegno a tutto tondo e senza orari.

Lo sottolinea il direttore don Enzo Di Nardi: «In questo ultimo anno abbiamo gettato le basi per una Caritas adeguata ai tempi, che accoglie le persone a 360 gradi, che guarda allo sviluppo integrale delle persone e al loro reinserimento sociale. Non semplice assistenzialismo, come la consegna del pacco per intenderci. Azione importante ma limitata».

A pagare il prezzo maggiore è il Mezzogiorno, che rimane l’area del Paese con la percentuale più alta di individui a rischio di povertà o esclusione sociale (41,2%). Fenomeno che riguarda in particolare la Puglia e la Sicilia, mentre è in sensibile aumento in Campania.

La Caritas prova a intercettare questo bisogno attraverso il potenziamento dei servizi di ascolto e assistenza. La brochure allegata al giornale offre una sintesi della “porta spalancata” aperta quotidianamente per accogliere e dare risposte ai bisognosi del territorio. 

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