Come la chiamano i giornali? “La lotteria del click day”. Cioè il giorno 12 gennaio (il primo), ore 9, quando si potrà inviare la richiesta precompilata proprio in questo periodo e fino al 7 dicembre al Portale Ali, per ottenere l’ingresso di un lavoratore extracomunitario per ragioni di lavoro: agricolo, turistico, industriale…
Un sistema all’italiana: vista la nostra cronica incapacità di regolare addirittura le accoglienze, non organizziamo un sistema che tenga conto delle concrete e particolari esigenze dell’economia, ma ci affidiamo alla connessione internet delle ore 9 di una tal data, per accaparrarsi uno dei 165.850 stranieri a cui il Governo darà permesso di soggiorno in Italia. Ne servirebbero almeno il triplo, ma questi stranieri li vogliamo e non li vogliamo allo stesso tempo.
Sorgono diversi problemi. Il fabbisogno di manodopera – soprattutto quella meno qualificata, non nascondiamoci dietro ad una foglia – sta diventando un vero problema per molte aziende italiane. Il solo Veneto avrebbe posti per decine di migliaia di persone, mentre nel 2026 ha ottenuto da questo Decreto flussi 2.134 lavoratori stranieri non stagionali. Un’inezia. Quindi c’è già un problema di quantità, che accomuna in realtà l’Italia con molte altre economie europee: dalla Spagna all’Olanda, dai Paesi scandinavi fino alla Gran Bretagna.
Altro problema è appunto il metodo, richieste inviate e accolte a seconda della velocità con cui sono inoltrate. Farà ridere, ma chi ha una linea internet non particolarmente performante si è trovato spesso con le mosche in mano. Quindi “una vera e propria lotteria che premia la fortuna e la velocità di una connessione internet anziché il merito, le competenze e i reali fabbisogni delle imprese”, come ha affermato Confindustria Veneto.
Conseguenza? Ci cercano altre strade, anche perché l’esperienza di questi anni di Decreti flussi qualcosa ha insegnato. Anzitutto, che esiste un grande problema-casa: come dare ospitalità a tutte queste persone che si vorrebbero provvisorie? Quante poi rispettano la regola di provvisorietà? Quante si integrano nel nostro tessuto sociale?
Stiamo infine parlando di manodopera “povera”, nel senso che s’inserisce nei lavori meno qualificati in circolazione: addetti alle camere degli hotel, badanti, lavapiatti, braccianti agricoli… Ma servono come il pane ben altre figure. Una su tutte: autisti. Nessuno vuole più guidare autobus o camion. Servono tra l’altro patenti speciali. Risultato? Si tagliano linee. Non mancano i mezzi, ma chi li manovra. Decidiamo una buona volta come affrontare la questione, perché non si risolverà da sé.
Nicola Salvagnin
Iscriviti alla nostra newsletter per restare sempre aggiornato.
- Padre Vincenzo Sirignano, il ritorno alle radici
- Accompagnare il lutto con la fede: il messaggio del Vescovo per la Commemorazione dei defunti
- “Carlo Acutis. Il giovane santo”, stasera la proiezione al Cinema Sala Roma
- Il 31 ottobre a Pompei è “La notte dei Santuari”
- TESIS, sviluppo e ricerca al servizio della comunità
