Concattedrale di Sarno: oasi di pace e preghiera

La Concattedrale di Sarno con le sue opere d’arte è tra le chiese giubilari diocesane, il 28 dicembre accoglierà la chiusura diocesana dell’Anno Santo della Speranza
La facciata della Concattedrale di Sarno

Il 28 dicembre accoglierà la chiusura diocesana del Giubileo della Speranza. È la Concattedrale di Sarno, gioiello del borgo di Episcopio, che si erge alle pendici del monte Saro ed è tra le chiese giubilari della Diocesi. Un luogo di grandi attività pastorali, che accoglie pellegrini e devoti di san Michele Arcangelo e della Madonna del Monte Carmelo provenienti da tutto il comprensorio. Ma è anche un’oasi di pace: dal piazzale si può ammirare il golfo di Napoli con la meravigliosa vista di Capri e del Vesuvio.

Quest’anno, con la concomitanza dell’Anno Santo, sono stati numerosi i fedeli che hanno voluto soffermarsi per un momento di preghiera sotto le volte del Duomo, impreziosite da un cassettonato dipinto da Angelo e Francesco Solimena. Accolti dal parroco, monsignor Antonio Calabrese, i pellegrini hanno potuto confessarsi e partecipare alla Messa. 

Le prime notizie dell’impianto religioso lo datano intorno al 1066, lì sorgeva un edificio medioevale eretto dal primo vescovo della diocesi di Sarno, Riso. Di essa si conserva solo la parte bassa del campanile a pianta quadrata, collocato a destra della facciata seicentesca. L’attuale chiesa si deve al vescovo Stefano Sole di Castelblanco, che la ricostruì in solo quattro anni per poi consacrarla nel 1627.

La tela centrale del soffitto cassettonato
dipinto da Angelo e Francesco Solimena

L’esterno si presenta in stile tardorinascimentale; sei lesene di ordine ionico sorreggono la trabeazione che divide il primo registro dal secondo, quest’ultimo scandito da quattro lesene di ordine corinzio; due volute ai lati lo raccordano con la parte inferiore.

Il registro inferiore ospita, tra le lesene, due vani di forma ovale; due nicchie che ospitano due mezzi busto raffiguranti san Pietro e san Paolo e al centro l’imponente portale di ingresso in pietra di tufo grigio nocerino. Il tutto è sormontato da un timpano triangolare con al centro una nicchia che ospita una statua raffigurante san Michele Arcangelo con la spada sguainata a difesa della Diocesi.

Di tutti gli apparati artistici e decorativi presenti nella chiesa il soffitto cassettonato, con la sua “Quadreria”, è nel suo insieme l’opera di maggiore rilievo. Sotto diversi aspetti le 21 tele restituiscono la rappresentazione tematica dei “messaggeri” di Dio. 

La tela d’altare, quella della cappella del SS.mo Sacramento, le pitture del coro, della cattedra, della volta del presbiterio sono tutte di Angelo Solimena, di cui sulla parete destra del presbiterio si ammira il ritratto del vescovo committente.

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