Per la pietà popolare la preghiera a Maria nel mese di maggio è un appuntamento da vivere con gioia. Le espressioni sono molteplici con la presenza dei colori, dei profumi e del calore della primavera. Si propongono di ridestare in noi la gioia di riscoprirci sostenuti dalla presenza di una Madre che fa di tutto per vederci camminare insieme, aiutandoci reciprocamente; una madre che perciò è sempre pronta a sostenere i nostri passi, quando rischiano di bloccarsi.
Quest’anno deve essere la pace a guidare il nostro rivolgerci a Maria. Come ha fatto papa Leone XIV nella veglia di preghiera dell’11 aprile: «O Maria, Madre di Dio e Madre nostra, abbiamo smarrito la via della pace. Riponiamo la nostra fiducia in te. Siamo certi che tu, specialmente nel momento della prova, non disprezzi le nostre suppliche e vieni in nostro aiuto».
Il sentirci piccoli che ricorrono con fiducia a Maria è in sintonia con quanto Gesù ricordava ai discepoli: «se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli… chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli» (Mt 18,3-4).
Le difficoltà degli apostoli per accettare come criterio di vita il farsi piccoli richiesto dal Maestro sono anche le nostre. Oggi, anzi, esse si fanno più forti per il prevalere di tendenze culturali e di stili di vita che pongono l’accento sull’autoreferenzialità orgogliosa, fonte di contrapposizione e di violenza. La preghiera a Maria del mese di maggio, accompagnata da gesti di amore, semplici e quotidiani, sono un aiuto e uno stimolo a non lasciarci condizionare. Guardando lei e il suo sì fiducioso al progetto di Dio, capiremo che è possibile continuare a sperare: nonostante i nostri limiti e i nostri rifiuti, Dio non cessa di amarci e fare «grandi cose» in noi e per noi (cf. Lc 1,49) sconfiggendo il potere del male.
La pace esige il “miracolo” di uomini e donne che tornano a guardarsi da fratelli e sorelle, sentendosi una sola famiglia: rigettando i sospetti e le invidie del potere e dell’accumulo e rifiutando ogni contrapposizione e ricorso alla violenza, riscoprono la gioia di sentirsi insieme costruttori di futuro, condividendo e ascoltandosi con rispetto.
Perciò anche quando tutto sembra farsi più duro, non verrà meno la speranza. Come i piccoli, troveremo forza e sostegno nel ricorrere a Maria: in quanto madre, sa come entrare e aprire i cuori dei figli, anche quelli più chiusi. Non ci stancheremo perciò di ripetere con il Papa: «Il tuo pianto, o Madre, smuova i nostri cuori induriti. Le lacrime che per noi hai versato facciano rifiorire questa valle che il nostro odio ha prosciugato».
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