Se fossi te…

Nel primo editoriale del 2026 il direttore Salvatore D’Angelo pone l’accento sui buoni propositi per il nuovo anno. Tra questi l’impegno di sforzarsi di farsi uno con l’altro, di “mettersi nei panni di..”.
Foto di Murali nath da Pixabay

Se fossi te farei meglio. Se fossi te mi comporterei in questo modo. Se fossi te non commetterei simili errori. Se fossi te…

Quante volte lo abbiamo pensato: per metterci al posto dell’altro, per ricoprire quel ruolo, per compiere quell’azione. Allo stesso tempo non sempre siamo disposti a calarci nei panni dell’altro. Pronti a giudicare, forse a tentare, ma non a vivere quella esperienza; ad assumerci quella responsabilità. 

Infatti, quante volte siamo stati tentati di pensare – o lo abbiamo proprio pensato – che se fossimo stati quel genitore, quel politico, quel vescovo o sacerdote o suora, quel giovane o ragazzo, quel professionista o quell’operaio, il risultato sarebbe stato eccellente? Credo molte volte. Ma sarebbe stato meglio solo per me, dal mio punto di vista, o per la comunità? Ci chiediamo mai quali resistenze sono state affrontate o in quali ambienti e condizioni è maturata quella decisione? 

Tra i propositi per il nuovo anno potremmo prendere questo impegno: sforzarsi di farsi uno con l’altro. Un invito risuonato sotto il cassettonato del Solimena della Concattedrale di Sarno, durante la Messa di chiusura diocesana del Giubileo della Speranza.

È il punto di arrivo dei cinque passi proposti alla Diocesi dal vescovo monsignor Giuseppe Giudice: «Gli uni per gli altri, stimandoci a vicenda a tutti i livelli; riconoscere il carisma dell’altro senza togliere nulla a nessuno, e collaborando in una sinergia onesta e leale, che costruisce famiglie e città, spazi privati e pubblici, perché parte dal riconoscere le capacità e i talenti dell’altro, senza nascondere i miei per pigrizia».

Una sintesi dell’omelia è nel Primo piano dedicato al Presepe allestito in Piazza San Pietro, natività offerta dalla nostra Chiesa al Santo Padre. Anche questa è stata una esperienza sinergica, che ha coinvolto tante persone e realtà; rappresentazione di un territorio che desidera mostrare al mondo le radici, la fede e la bellezza che lo caratterizza.

Si poteva fare meglio? Si può sempre migliorarsi. Tuttavia, non si può negare la portata e l’unicità della sfida che ha richiesto sforzi inediti. Un tempo che speriamo non trascorra invano, ma possa donare frutti abbondanti e maturi per la nostra comunità, sia ecclesiale che sociale. Non ci si fermi al «se fossi stato io avrei fatto diversamente», ma si passi al «cogliamo questo momento per la nostra terra».

Il 2026 rappresenti, dunque, un anno di nuove prospettive per la Chiesa diocesana e l’Agro nocerino sarnese. Dodici mesi, 52 settimane, 365 giorni di incontro e non scontro, di confronto e non giudizio, di sviluppo e coesione, non soffocamento e disunione. Per crescere insieme.

È l’augurio che facciamo anche alle istituzioni politiche, in particolare alla Regione Campania del presidente Roberto Fico, che da qualche giorno ha mosso i primi passi. 

Affinché il se fossi te diventi per tutti sono con te. Buon anno a tutti!

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