Febbraio al cinema: tra amore e potere

Le ultime opere di Chloé Zhao e Olivier Assayas consigliate questo mese nella rubrica “In Sala”
Foto di Annette da Pixabay

Un film su un grande amore, in sala con discreto anticipo sulla festa di San Valentino tradizionalmente dedicata alle coppie, e un compendio di Storia necessario per orientarsi in questi tempi di grandi rivolgimenti storico-politici: le due opere che consigliamo a febbraio si muovono su coordinate opposte ma simili, con l’uomo (e soprattutto la donna) dietro il Mito e l’uomo dietro l’autocrate.

Locandina film Hamnet – Nel nome del figlio

È in sala dal 5 febbraio “Hamnet – Nel nome del figlio” di Chloé Zhao, cineasta sinoamericana già insignita di Oscar e Leone d’Oro grazie al suo precedente (del 2020) “Nomadland”. Tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento il giovane Shakespeare (Paul Mescal) s’innamora di Agnes (Jessie Buckley), misteriosa donna in totale e simbiotico rapporto con la Natura.

L’andamento narrativo è probabilmente la sua caratteristica più peculiare, una serie di accadimenti nel corso del tempo prima strettamente “privati”, poi improvvisamente aperti da uno squarcio alla Storia e al mondo.

La ricostruzione d’epoca che Zhao sovrintende appare come una quinta teatrale en plein air, con interni e costumi esatti, aperti alla cura del dettaglio fin dalle suppellettili che vediamo adornare gli scaffali delle mensole nelle cucine. Una lezione su come si possa sublimare il dolore attraverso il rovello artistico, la rappresentazione, la creazione di dialoghi densi di simboli in cui ognuno possa ritrovare un pezzo del proprio vissuto.

Locandina “Il mago del Cremlino – Le origini di Putin”

In sala da oggi, 12 di febbraio, “Il mago del Cremlino – Le origini di Putin” di Olivier Assayas, storia di Vadim Baranov (Paul Dano), stratega ed eminenza grigia al fianco di Vladimir Putin (uno straordinario e somigliantissimo Jude Law)e modellato sulla figura reale di Vladislav Surkov, nei vent’anni abbondanti che portano la Russia dalla caduta del regime sovietico alle Olimpiadi di Sochi del 2014, massima espressione del nuovo regime che di lì a poco s’impelagherà nella crisi ucraina. Tratto dal romanzo dell’italiano Giuliano da Empoli.  

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