La gestione dei conflitti

«La vera riconciliazione non rifugge dal conflitto, bensì si ottiene nel conflitto, superandolo attraverso il dialogo e la trattativa trasparente, sincera e paziente…» (FT 244). Continua l’approfondimento dell’enciclica Fratelli tutti.

Cercare il Bene nella propria vita è coglierne la profondità, dare una giusta ragione a quanto accade, riconoscere la bellezza e la sostanza nel vivere, ricorrere a una persona che ha un volto che sappia comprenderci e accoglierci nelle ansie e nelle inquietudini del cuore. 

Otteniamo la vera riconciliazione quando Dio compie in noi tutto ciò che gli piace e noi gli siamo graditi in tutto (Eb 13,21). “Alcuni preferiscono non parlare di riconciliazione, perché ritengono che il conflitto, la violenza e le fratture fanno parte del funzionamento normale di una società… Altri sostengono che ammettere il perdono equivale a cedere il proprio spazio perché altri dominino la situazione… Altri credono che la riconciliazione sia una cosa da deboli, che non sono capaci di un dialogo fino in fondo e perciò scelgono di sfuggire ai problemi nascondendo le ingiustizie: incapaci di affrontare i problemi, preferiscono una pace apparente” (FT 236). 

San Paolo consiglia ai cristiani la virtù della sottomissione, indicandola come uno stato d’animo e una scelta d’azione volontaria. Sviluppata per amore, nel caso di conflittualità, essa dona la capacità di riconoscere come primo passo i propri errori (guardare la trave del proprio occhio, Lc 6,42), di rinunciare alla rivalsa rancorosa quando ci troviamo, nostro malgrado, a subire un maltrattamento (cf. 1 Pt 2,18).

Il perdono e la riconciliazione sono temi di grande rilievo nel cristianesimo e, con varie modalità, in altre religioni. Il rischio sta nel non comprendere adeguatamente le convinzioni dei credenti e presentarle in modo tale che finiscano per alimentare il fatalismo, l’inerzia o l’ingiustizia, oppure, dall’altro lato, l’intolleranza e la violenza” (FT 236).

Relegare i fatti nel passato scatena una dolorosa e complicata spirale di recriminazioni e rancore senza via di uscita, il mezzo per trasformare il conflitto in riconciliazione esige, quando ci si confronta, cambiamenti strutturali. Se si ha intenzione di modificare un conflitto, è necessaria la volontà di imparare a gestirlo con il dialogo.

Per sanare i rapporti è necessaria una giustizia senza limiti, una condizione che scaturisce da una cooperazione divino-umana: solo la capacità di amare senza misura consente di riconciliare ciò che sembra umanamente inconciliabile, perché senza una piena conformazione al Bene e senza vera conversione tutto il nostro agire può ridursi a un nulla di fatto.

Quando i conflitti non si risolvono ma si nascondono o si seppelliscono nel passato, ci sono silenzi che possono significare il rendersi complici di gravi errori e peccati. Invece la vera riconciliazione non rifugge dal conflitto, bensì si ottiene nel conflitto, superandolo attraverso il dialogo e la trattativa trasparente, sincera e paziente…” (FT 244).

Il Bene mi chiama alla sincerità e all’assunzione di una responsabilità, che io riconosco di avere, in quanto padre, verso colui chi mi è stato affidato, come figlio, attraverso una relazione originaria che deve rendersi concretamente possibile in una condivisione e testimonianza fino alla morte.  

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