«L’8xmille è in sé un “gesto sinodale”: chi si sente partecipe della vita della Chiesa certamente firma». Monsignor Erio Castellucci, arcivescovo abate di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi, presidente del Comitato nazionale del Cammino sinodale, sottolinea il significato che assume il gesto della firma per l’8xmille.
«Talvolta sento dire da alcuni cattolici, perfino da persone che rivestono un ministero, che non firmano per protesta. Anzi, sappiamo che firmano anche molti che non si dicono praticanti né credenti, sostenendo la Chiesa e riconoscendo il valore delle sue iniziative in favore della società. Il Cammino sinodale, voluto da papa Francesco e portato avanti da papa Leone, si muove in questa direzione “inclusiva”: cercando cioè di superare barriere verticali che definiscono troppo rigidamente l’appartenenza ecclesiale e creando spazi di collaborazione, confronto e reciproco arricchimento. La firma per l’8xmille equivale a una sinodalità vissuta».
Il sistema dell’8xmille ha compiuto 40 anni. A che punto sono le nostre comunità nella consapevolezza di questo strumento e delle offerte deducibili?
«Il costante aggiornamento che i responsabili del Sovvenire e dell’Istituto centrale per il sostentamento del clero offrono nelle assemblee della Cei mostra aspetti incoraggianti e altri preoccupanti. Tra i primi: la tenuta del sistema in termini di entrate complessive; alcune esperienze-pilota, in parrocchie e diocesi particolarmente attente e virtuose; la trasparenza con cui viene rendicontato l’uso dei fondi; l’efficace campagna annuale di sensibilizzazione nazionale. Tra i secondi: il calo del numero di firmatari; la scarsa sensibilità di molte comunità; il drenaggio di una consistente parte delle offerte pervenute verso gli Istituti diocesani sostentamento clero, alcuni dei quali riescono a coprire solo una piccola parte dei bisogni, anche a causa di una gestione poco efficiente del patrimonio o di una sua scarsa consistenza».
Negli ultimi 25 anni abbiamo assistito a un graduale calo della percentuale di chi firma per la Chiesa cattolica. Qual è, a suo avviso, la prima conseguenza da trarre dalla fatica di questo percorso?
«Non so se sia la prima, ma di certo una conseguenza riguarda la necessità di incentivare e rendere ancora più efficace l’informazione. Sappiamo che, anche per un uso distorto dei social, la Chiesa è sempre più nel mirino dei “leoni da tastiera”. Pochissimi vanno a documentarsi sull’uso effettivo delle risorse che la Chiesa riceve attraverso l’8xmille e le offerte deducibili, benché sia facile farlo nei siti appositi. Le diocesi, poi, e di conseguenza le parrocchie, talvolta sottovalutano l’importanza della campagna per le firme».
Come si possono rendere le comunità ancora più protagoniste?
«Innanzitutto, mostrando le opere che vengono portate avanti e insistendo di più sul far conoscere in loco i risultati ottenuti. A volte le notizie compaiono solo su giornali e siti diocesani e non su quelli laici. Uno strumento anche cartaceo (o scaricabile) snello, che annualmente renda conto dell’operato e che sia distribuito nelle parrocchie per la Giornata di sensibilizzazione potrebbe essere utile. Anche un piccolo dépliant sui progetti internazionali può essere importante».
Cosa si sentirebbe di dire ai contribuenti italiani?
«Con un piccolo gesto, che non costa nulla, si può contribuire “sinodalmente” alla crescita delle nostre comunità cristiane e civili, al sostentamento dei pastori e alla cura di tante persone che, nel mondo, hanno bisogno di assistenza e promozione».
Stefano Proietti
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