«Mamma adorata, venite a trovarmi. Vi aspetto». Sono le poche righe vergate nel 1919 da Domenico C., internato nel manicomio “Vittorio Emanuele II” di Nocera Inferiore. Il biglietto è tra i materiali esposti fino al 15 ottobre all’Archivio di Stato di Salerno nell’ambito della mostra «Cose di pazzi. Memorie di vite poi recluse».
L’iniziativa è promossa e organizzata dall’Archivio di Stato di Salerno, dall’ASL Salerno-Centro Studi di Storia, Documentazione e Ricerca della Salute Mentale DSM, dal Museo diocesano San Prisco di Nocera Inferiore e dalla Società Salernitana di Storia Patria.
Negli spazi di largo Abate Conforti sono state allestite otto bacheche che provano a restituire dignità e attenzione a vite mortificate e dimenticate dalla società, talvolta anche da familiari e amici. Un’operazione di memoria realizzata attraverso i documenti, gli accessori, ex voto, qualche monile prezioso e i piccoli attrezzi che i pazienti consegnavano all’ufficio “fagotteria” prima di essere ricoverati.
L’inaugurazione
Ieri c’è stata l’inaugurazione alla presenza del direttore dell’Archivio di Stato, Salvatore Amato, del vescovo di Nocera Inferiore-Sarno, monsignor Giuseppe Giudice, del presidente del Centro studi di Storia, Documentazione e Ricerca della Salute mentale dell’Asl Salerno, Giulio Corrivetti, del presidente della Società Salernitana di Storia Patria, Giuseppe Acocella.




Memoria alle vite dei reclusi
Monsignor Giudice ha affermato: «Abbiamo toccato alcune corde della storia che sono difficili da trattare: gli internati, i pazzi, i malati mentali. Attraverso gli oggetti che hanno lasciato prima di entrare negli ospedali psichiatrici possiamo tornare indietro e fare memoria delle loro vite. Abbiamo restituito agli oggetti il loro valore e, soprattutto, alle persone la loro dignità. Anche grazie a queste iniziative possiamo comprendere che nessuna vita è sprecata o gettata e, dinanzi a ogni vita, specialmente quelle più segnate dalla sofferenza, dobbiamo soffermarci con grande attenzione e rispetto».
Pino Acocella ha aggiunto: «Lo sforzo di questa mostra è comunicare che non ci sono vite dimenticate. Chi ha sofferto di più deve avere almeno il diritto alla memoria».
I fagotti
Il plico di Domenico C., di origini calabresi perché proveniente dal manicomio di Girifalco, indica che fosse poverissimo oltre che giovanissimo: insieme al biglietto è stato trovato un portamonete e una matita. L’esposizione sarà l’occasione per aprire uno squarcio su quelle vite e sulle realtà manicomiali, una riflessione su due secoli di società e storia sanitaria italiana.
«Nell’Ottocento la follia ha dignità di malattia, ma i matti non hanno la dignità di persona», spiegano i curatori della mostra – Salvatore Alfano, Teobaldo Fortunato, Giuseppina Salomone e Michela Sessa – nel catalogo edito da D’Amato Editore.
Gli oggetti esposti restituiranno le esperienze e i volti di decine di internati, persone di varia estrazione sociale strappate alla loro quotidianità.
Tra queste Alinda R. trasferita nel manicomio nocerino nel 1930 dall’ospedale psichiatrico di Santa Maria della Pietà di Roma. La donna, insegnante, era nella Capitale per sistemare con il fratello una questione ereditaria ma, colpita da un episodio psicotico, aveva vagato tutto il giorno e fu rinchiusa; morì dopo sei anni di vari trattamenti medici. Molto particolari gli oggetti conservati nel suo fagotto.
La mostra restituirà anche uno spaccato sulle terapie. I visitatori, per esempio, scopriranno il ricorso alla malarioterapia, che provocava deliberatamente una infezione di malaria in un paziente per curare malattie gravi del sistema nervoso.
Le foto di Luciano D’Alessandro
A corollario delle bacheche, sono esposte le foto di Luciano D’Alessandro realizzate tra il 1965 e il 1968 all’interno del “Vittorio Emanuele II”. Le immagini, che mostrano la realtà della solitudine della malattia mentale, sono collocate nella sala della mostra, nella sala Bilotti e nella cappella di San Ludovico.
Le foto di D’Alessandro, stabilmente collocate nella Sala Verde di via Ricco a Nocera Inferiore, nel 2024 furono esposte nella Curia vescovile nocerina per l’evento “In cerca dell’umano”.
Aperti anche nel weekend per le Giornate europee del patrimonio
In occasione delle Giornate europee del patrimonio, la mostra sarà aperta questo weekend: sabato 26 e domenica 27 settembre dalle 9.00 alle 13.00. Domenica 27 settembre, nel salone Bilotti, si terrà anche il recital pianistico di Alessandro Amendola.
«Cose di pazzi. Memorie di vite poi recluse» è visitabile fino al 15 ottobre: lunedì e venerdì 8.00-13.30; martedì, mercoledì e giovedì 8.00-17.30.
Per informazioni e prenotazioni visite scrivere a dsm.centrostudi@aslsalerno.it.
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