Cosa significa celebrare l’anniversario di sacerdozio di un parroco? Quale valore ha per la comunità a lui affidata? E di cosa abbiamo bisogno per festeggiare? Semplicemente di un altare, una comunità raccolta attorno all’Eucaristia e di un cuore capace di dire grazie. È stato così, il 14 settembre, festa dell’Esaltazione della Santa Croce, per don Gerardo Coppola, parroco della comunità di Sant’Antonio in Orta Loreto-Avagliana, che ha celebrato il ventesimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale.
Una liturgia eucaristica semplice e solenne insieme, vissuta insieme alla comunità riunita attorno al suo pastore per rendere grazie al Signore del dono del sacerdozio e degli anni trascorsi insieme. Vent’anni non sono pochi. C’è una storia da ricordare fatta di volti, di incontri, di fatiche, di gioie, di giornate luminose e di momenti più difficili. Una storia nella quale il sacerdote e la sua comunità finiscono per appartenersi un po’ reciprocamente.
Accanto a don Gerardo, in quella stessa Eucaristia, c’era don Francesco Amarante, parroco della Madonna di Fatima in Pagani, che ha celebrato il suo nono anniversario di sacerdozio.


Un legame particolarmente significativo, perché don Francesco è nato proprio in questa comunità e qui ha compiuto i primi passi del suo cammino verso l’altare. Il 14 settembre è diventato così anche il giorno in cui una comunità ha potuto contemplare, con gratitudine, due vocazioni sacerdotali maturate nella stessa storia. Lo ha ricordato don Gerardo nel suo pensiero omiletico, sottolineando come la presenza di don Francesco fosse «il segno tangibile che la semina del Vangelo non va mai perduta e che Dio continua a chiamare e a sorprendere la sua Chiesa».

vicepresidente del Consiglio pastorale

Se c’è una parola che ha attraversato la celebrazione è stata proprio questa: grazie. Grazie a Dio, innanzitutto, perché vent’anni di sacerdozio, nelle parole di don Gerardo, sono «una storia di grazia, una trama tessuta dalla pazienza di Dio e dalla sua misericordia infinita». E poi grazie alle persone che hanno accompagnato la sua vocazione, a quanti hanno creduto in quel germoglio quando ancora era fragile, alla famiglia, ai sacerdoti, ai laici e alle realtà che hanno contribuito alla sua formazione e al suo cammino. Uno sguardo riconoscente che non si è fermato al passato, ma ha saputo riconoscere quanto Dio abbia operato attraverso le persone incontrate lungo la strada.
Una parte speciale di questa storia appartiene però alla comunità di Orta Loreto-Avagliana. Quasi diciannove anni vissuti come parroco, praticamente l’intero arco del suo ministero sacerdotale.
Anni nei quali, come ha detto don Gerardo, «insieme abbiamo vissuto momenti belli, esaltanti, ma anche momenti difficili, faticosi e complicati». E proprio qui sta forse la verità più bella di una comunità ecclesiale: non essere insieme soltanto quando tutto è facile, ma imparare a camminare anche dentro le fatiche, accogliendosi, correggendosi e volendosi bene. «È qui, in mezzo a voi, che sono diventato sacerdote giorno dopo giorno», ha confidato don Gerardo.
Al termine della celebrazione, a nome dell’intera comunità, Guido Abbagnara, vicepresidente del Consiglio pastorale, ha rivolto a don Gerardo una lettera accorata e affettuosa. Non un semplice augurio per un anniversario, ma il riconoscimento di una presenza che in questi anni ha lasciato un segno. Ha ringraziato il Signore per il dono di un parroco che «si è distinto per la sua umiltà, per la capacità di ascolto e per quella particolare empatia che gli ha permesso di entrare in relazione con le persone, nelle loro gioie e nelle loro fatiche». Una presenza pastorale che ha cercato di mostrare il volto di una Chiesa vicina, presente, capace di ascoltare prima ancora di parlare e di accompagnare senza sostituirsi alle persone. Una Chiesa che non si limita ad accogliere, ma che prova ogni giorno a condurre ciascuno verso Dio.


Forse è proprio questo il senso più autentico di un anniversario sacerdotale: non celebrare semplicemente quanti anni sono passati, ma riconoscere ciò che il Signore ha fatto in quegli anni. E, soprattutto, affidargli quelli che ancora devono venire. «C’è tanta voglia di camminare ancora», ha detto don Gerardo, «c’è un entusiasmo rinnovato perché io ci tengo immensamente al mio sacerdozio e alla mia vocazione».
È una bella immagine del sacerdozio: non una strada già compiuta, ma un cammino che continua con la certezza che la pazienza di Dio non viene meno e che ogni giorno Egli continua a plasmare il sacerdote secondo il suo cuore. E così, nella festa della Santa Croce, mentre la comunità rendeva grazie per vent’anni di ministero, don Gerardo ha affidato il futuro alla Madre del Perpetuo Soccorso, che riconosce come compagna di viaggio, rifugio e madre, insieme a Sant’Antonio di Padova e ai santi che gli sono cari.
I volti di tutti erano luminosi e rincuorati da una parola piena di fede e dalla certezza che l’anniversario di un parroco non è soltanto la memoria di una data. È la memoria di una fedeltà: quella di Dio, che continua a chiamare, accompagnare e sostenere e quella di un uomo che, attraverso il ministero, ha scelto di mettere la propria vita a servizio del popolo che gli è stato affidato.
Giovanna Abbagnara
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