“Scuola: una palestra per la vita”, il messaggio del vescovo per il nuovo anno scolastico

«Ascoltare, imparare, rispettare, aprire gli orizzonti e ristabilire il patto educativo»: il vescovo Giuseppe Giudice affida a questi verbi il nuovo anno scolastico 2026-2027.
Il vescovo Giuseppe con alcuni studenti delle scuole superiori in occasione del Discorso alla Città 2026

È intitolato “Scuola: una palestra per la vita” il messaggio che monsignor Giuseppe Giudice rivolge alla comunità scolastica della diocesi di Nocera Inferiore-Sarno in occasione dell’inizio del nuovo anno scolastico. Un appuntamento che si rinnova ogni anno dal 2011.

Il vescovo si rivolge a studenti, docenti, personale non docente, ai dirigenti, e a tutti coloro che, a vario titolo, vivono e accompagnano l’esperienza della scuola.

Appassionato e cultore della poesia, monsignor Giudice apre il messaggio con la poesia Compito in classe di Jacques Prévert tratta dalla raccolta Paroles del 1945. Il testo mette in scena il contrasto tra la ripetizione delle formule scolastiche e l’irruzione della fantasia. Una scelta che diventa per il vescovo un invito a tenere insieme responsabilità e capacità di sognare.

«È un invito – scrive il pastore – per tutti gli Operatori della Scuola, ma specialmente per gli alunni di ogni ordine e grado, a coniugare con responsabilità l’impegno quotidiano, a volte faticoso, e la capacità di sognare e di uscire dall’aula, e dalla fatica dell’impegno, affidandoci alle ali della fantasia».

Da qui prende forma l’immagine della scuola come «palestra di autentica socialità», ma anche come «borgo culturale, laboratorio di scienza e coscienza» e «campo-base da cui partire, ben attrezzati, per il grande pellegrinaggio della vita». Una scuola chiamata dunque a preparare non soltanto al percorso di studi, ma alla vita e alle sue prove.

«La violenza è cattiva maestra dei nostri giorni malati»

Nel messaggio trova spazio anche un richiamo alla necessità di superare una scuola appesantita dalla burocratizzazione e di recuperare il valore delle relazioni. «E, soprattutto – sottolinea – sia luogo dove, con gesti e parole, ci educhiamo a bandire la violenza, cattiva maestra dei nostri giorni malati».

Il cuore del messaggio è racchiuso in una serie di verbi che monsignor Giudice propone come una sorta di programma per il nuovo anno: ascoltare, imparare, ripetere, approfondire, rispettare, aprire gli orizzonti, affinare il pensiero, coltivare l’intelligenza artigianale, crescere come cittadini, vivere relazioni autentiche e sincere.

Attenzione per chi resta indietro

A questi si aggiungono l’attenzione verso chi resta indietro, l’invito a «evitare il podio prima della gara» e l’esercizio della memoria, intesa come risorsa necessaria nei momenti difficili. E ancora, un’espressione particolarmente significativa: «ristabilire il patto educativo», perché la responsabilità della crescita delle nuove generazioni non può essere affidata a un solo soggetto, ma richiede la collaborazione tra scuola, famiglie e comunità.

Monsignor Giudice, che è vescovo delegato alla Scuola della Conferenza episcopale campana e membro della Commissione episcopale per l’Educazione cattolica, la Scuola e l’Università della Cei, conclude affidando l’intero percorso scolastico all’immagine di san Gregorio di Nissa: gli studenti, ma anche gli adulti chiamati ad accompagnarli, sono invitati a diventare «pittori della propria vita».

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